Diciannove fanali a petrolio. Grazie di cuore!

di Rossella Vasta

Ci sono voluti ben due giorni per trovare le parole giuste per ringraziarvi dell’affetto che ci avete dimostrato fino a oggi con i vostri numerosi messaggi ma soprattutto venerdì sera, in quel bellissimo crocicchio di stradine dal sapore antico, illuminate dalla flebile luce del fanale a petrolio, unico superstite di quei 19 di cui tanto abbiamo parlato, e dagli occhi lucidi di chi si commuoveva ascoltando e ricordando. Questo grazie è per tutti voi.

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Si respirava un’atmosfera antica, familiare e intima, di quelle che chiudi nel cassetto dei bei ricordi per sempre e di cui, nonostante sia relativamente giovane, ricordo. Stavamo seduti fuori, davanti alla porta di casa dei nonni, nelle calde serate estive,  ad ascoltare avvenimenti e vicende di un passato per noi lontanissimo, rimanendo a bocca aperta, stupiti da quanto tutto fosse cambiato nel giro di qualche decennio. Bè, se anche voi avete vissuto la stessa sensazione, direi che siamo riusciti nel nostro intento, ovvero quello di riservarci un po’ di tempo per noi. Per ricordare.

Questo libro, scritto a quattro mani con il mio papà, non ha soltanto un intento didascalico o informativo ma, come ho detto anche quella sera, abbiamo sentito l’esigenza di fermarci un attimo dalla velocità della vita quotidiana, da una vita vissuta solo per attimi e istanti, per riscoprire l’importanza della Storia: unica in grado di dirci esattamente dove siamo, da dove veniamo e, soprattutto, dove possiamo andare. La Storia ci fa acquisire maggiore consapevolezza.

Devo amettere che se non fosse stato per la nota insistenza che contraddistingue mio padre, raramente saremmo giunti alla redazione di questo libro e raramente mi sarei interessata dei fatti che ivi si raccontano. Devo ringraziarlo, dunque,  per avermi tirato fuori da questa vita così veloce e per avermi fatto avvicinare ad un mondo che ho percepito subito come lontano ma allo stesso tempo anche molto familiare. Ciò, probabilmente, perché io stessa sono l’eredità di quel mondo che troppe volte ho dato per scontato.

La scontatezza delle cose è l’eredità lasciataci dall’era dell’informazione globale e quindi anche dal web. Ne è un esempio il fatto che quando abbiamo bisogno di un’informazione, la prima cosa che facciamo è rivolgerci al web, a un motore di ricerca. Tuttavia, una volta acquisita quell’unica informazione che ci occorreva, istantanea e immediata, siamo appagati, non andiamo oltre, il resto è assodato, non abbiamo il tempo per scavare fino in fondo alla questione.

Questo significa rimanere sempre nella superficie delle cose… è un po’ come fermarsi alla copertina di un libro senza andare oltre. È come se qualcuno, leggendo solamente il titolo di questo libro, inferisse che in esso si parla esclusivamente di fanali a petrolio, perdendo l’occasione di aprirlo, leggerlo e apprendere da esso molte altre cose.

Forse si dà per scontato anche che il web funziona per algoritmi. Ciò significa che ci mostrerà soltanto le cose che abbiamo già visto e che ci hanno mediamente incuriosito: praticamente mostrerà solo e sempre complottismo a chi imbattendosi, anche solo per sbaglio, in una notizia dove si mette in dubbio che la terra ha una forma sferica ne è stato colpito, e da qui nascerà l’esercito dei terrapiattisti. Questa è la trappola del web.

Tuttavia, forse per deformazione professionale o anagrafica, sono riluttante alla colpevolizzazione del web. Oggi la vita online è imprescindibile quanto quella offline, bisogna prenderne atto ma soprattutto coscienza, nel senso che basta semplicemente viverla con coscienza questa vita. D’altro canto il web oltre che per algoritmi funziona anche per ipertesti, quelli che in gergo tecnico chiamiamo link. “Iper-testo” non è altro che un enorme testo e il link è un collegamento, ovvero un testo collegato a un altro testo e poi a un altro, potenzialmente all’infinito. Il web è un enorme serbatoio di testi e informazioni e noi ne siamo circondati costantemente. Basta solo prenderne coscienza ed utilizzare questo grande patrimonio a nostro vantaggio, per ricevere ma anche per dare informazioni e diffondere conoscenza.

Questo è quello che ho pensato quando un anno fa mio padre mi chiedeva di accogliere in questo blog “Palermo Prime”, la sua rubrica tempi antichi, dove ogni sabato, come ricorderanno coloro che ci hanno seguito, pubblicavamo i racconti che oggi si trovano all’interno del libro Diciannove fanali a petrolio.

Abbiamo, dunque, sfruttato le grandi potenzialità che un mezzo di comunicazione come il web offre a chi vuole comunicare qualcosa e a chi ha sete di conoscenza. A chi come noi, senza troppe pretese, ha voluto raccontare fatti e curiosità realmente accaduti tanto tempo fa (il passato) per trasmetterle alle attuali generazioni (il presente) e anche a quelle future (il futuro). Abbiamo proprio lavorato su questi tre piani, chiudendo questo ciclo e rimanendo spiazzati da quanto un mezzo di comunicazione apparentemente così datato, come un testo scritto, si sia dimostrato, nei fatti, molto più futuristico dei più avvenieristici mezzi di comunicazione di massa attuali. Questo perché a differenza del web, che ha una memoria volatile, un testo scritto rimane nel tempo e si tramanda di generazione in generazione.

Nel ringraziarvi ancora per la preziosa e numerosa partecipazione, ricordiamo che i libri non sono in vendita ma verranno dati in omaggio a coloro che hanno il piaere di leggerlo e sarà possibile farne richiesta agli autori dopo le vacanze estive. Infine una parte sarà devoluta agli studenti delle scuole di Campofelice a partire dal mese di dicembre.

Grazie ancora a Serafino Barbera, autore del quadro che sta nella copertina del nostro libro e restauratore del fanale superstite. Grazie a Bruno e Frank la Brasca perchè anche se lontani sono sempre così vicini alla nostra città, grazie a Calogero Di Carlo che ha patrocinato la stampa del libro, ad Anna Laurà che ha condotto in maniera egregia la serata, grazie a Pasquale Pusateri che ha fatto rivivere il fanale inscenandone l’accensione, grazie a tutti gli intervenuti, al Sindaco e al Magnifico Rettore dell’Università Pegaso, grazie a chi come Joe Venturella, Giulio Giardina ed Eugenio Lembo, ha messo a disposizione il proprio tempo e infine grazie infinite a Campofelice!

Chiudo questa rubrica sperando che un giorno possa ritornare a brulicare di racconti grazie al contributo di qualcuno che ha voglia di far rivivere la storia della Sicilia più bella e autentica.

Grazie ancora a tutti voi.

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