Campofelice di Roccella, terra del Mito, terra di Targa Florio

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di Giovanni Curione

Edizione n. 103: curiosità e storia della corsa automobilistica più famosa d’Italia

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È una delle prime mattine di maggio: una Fiat, cinque Itala, una Berliet, due Clément-Bayard e una Hotchkiss stanno scaldando i motori in prossimità del rettilineo di Campofelice di Roccella.

È l’inizio di tutto, l’anno zero, il primo capitolo di quella che diverrà la corsa italiana più antica e famosa, quella conosciuta come Targa Florio.

 

Corre l’anno 1906, anno di fondazione del Torino come società calcistica e della CGIL, mentre la Fiat ha iniziato – da qualche anno – la produzione di automobili in serie; si tratta di un nuovo mezzo, sconosciuto alla stragrande maggioranza degli italiani che ancora utilizza carri, carrozze e carrettini per spostarsi.

Una nuova creatura sta prendendo forma, destinata a diventare il simbolo dell’Italia che cresce, si muove e si evolve. Probabilmente ancora c’è molta sfiducia e ignoranza nei confronti del nuovo mezzo di locomozione: sicuramente molti non possono permetterselo e i contadini si domandano – a buon diritto – come questi possa effettivamente sostituire i cavalli nelle campagne e lungo le trazzere tortuose.

 

Sullo sfondo di un’Italia agricola e rurale, Vincenzo è un rampante ventitreenne della borghesia siciliana. La sua famiglia, i Florio, è una delle più in vista di Palermo; ha fatto la sua fortuna investendo nelle tonnare e nel settore dei trasporti con i battelli a vapore, e dedicandosi – tra le altre cose – alla lavorazione di tabacco e cotone e alla produzione di Marsala e cognac.

Figlio di Ignazio, Vincenzo è un grande appassionato di sport. Da giovane di larghe vedute e di grande acume imprenditoriale quale è, comprende immediatamente che quel nuovo mezzo di locomozione – di cui da un po’ si è iniziato a parlare – possa effettivamente rappresentare il futuro e che sia un’ottima idea su cui investire in termini di innovazione. Dopo aver partecipato ad alcune gare e competizioni e aver finanziato una corsa automobilistica in quel di Brescia, la Coppa Florio, nel 1906 si mette all’opera per tracciare un nuovo, ideale percorso che abbia i seguenti requisiti: non troppo distante da Palermo, libero da passaggi a livello e che comporti, per i piloti, la giusta dose di adrenalina alla guida.

È così che prende forma una delle corse automobilistiche più antiche e famose. Un percorso di circa 150 Km che si snoda lungo le insidiose curve delle Madonie: Cerda, Caltavuturo, Petralia, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano e Campofelice di Roccella sono i comuni protagonisti della parata di auto mandate dalle svariate case automobilistiche a partecipare a un premio che, fin da subito, diviene sinonimo di prestigio e di eccellenza in terra di Sicilia.

 

U Cavaleruzzu (questo il soprannome dato al giovane Florio) decide di porre il quartier generale della gara nella splendida cornice termitana del Grand Hotel delle Terme, mentre fa costruire due grandi capannoni adibiti a box e tribune ai lati della strada nella frazione di Buonfornello (tra i comuni di Campofelice di Roccella e Cerda).

Un grande evento a cui non si può mancare: quella mattina dei primi di maggio di cui si è parlato (il 6 per la precisione) chiama a raccolta corridori, esponenti delle grandi case automobilistiche e simpatizzanti. È presente anche la banda musicale, e sono stati realizzati un ristorante e una sala stampa in prossimità delle tribune (giusto per fare le cose in grande). Nobili e intellettuali siciliani fanno la loro passerella nella cornice di quello che si va configurando sempre più come un grande evento mondano (tra gli altri Donna Franca Florio, cognata di Vincenzo, e la Principessa Lanza di Trabia). Tuttavia va ricordato che si tratta di una manifestazione aperta a tutti: infatti, al costo di 13 lire, chiunque può acquistare il biglietto ferroviario di andata e ritorno per Buonfornello (con inclusi colazione e ingresso nelle tribune) ed assistere quindi alla corsa. L’affluenza è notevole: si stima che le presenze raggiungano quota 16.000. Di fatto, ‘a cursa ha già colpito nel segno prima ancora di cominciare.

Dal rettilineo di Campofelice ha dunque inizio la gara. Destinazione: i tornanti insidiosi e arzigogolati che abbracciano la catena montuosa delle Madonie. A tagliare il traguardo per primo sarà l’Itala guidata Alessandro Cagno con un tempo di 9 ore 32 primi e 22 secondi per Km impiegato nel compiere tre giri.

 

Buona la prima (anzi ottima): a questo punto vengono poste le basi per fare del trofeo automobilistico Targa Florio un appuntamento fisso della Sicilia che cresce, al passo coi tempi, e che valorizza lo straordinario patrimonio paesaggistico di cui è dotata.

«Continuate la mia opera perché l’ho creata per sfidare il tempo»: è con questo claim che il visionario Vincenzo chiama a raccolta professionisti, appassionati ed esponenti dell’industria automobilistica attorno alla sua nuova creatura.

Effettivamente, da quel 6 maggio, sono 61 le volte in cui si torna a correre partendo dal famoso rettilineo di Campofelice di Roccella (nell’arco 1906-1977).

Ciò che salta fin da subito all’occhio e che fa della Targa una corsa leggendaria è sicuramente l’asprezza e la tortuosità del percorso. Non sono mancati incidenti (anche gravi) nel corso degli anni. L’esponenziale aumento della potenza dei motori delle auto ha fatto in modo che, a partire dal 1978, la gara virasse verso la tipologia del rally, ormai fisiologica evoluzione di una gara di velocità su strada che deve interfacciarsi con nuove norme di sicurezza

La Targa, quindi, si rinnova, assume la denominazione di rally e spegne, nel maggio 2016, la sua 100esima candelina, attorniata – come sempre – da calorosi supporters, sostenitori e simpatizzanti. Va ricordato che, nonostante il percorso delle Madonie sia rimasto perlopiù immutato, si è resa necessaria una riconfigurazione del percorso in tappe rallistiche.

 

Un’immagine su tutte, che racconta iconicamente il profondo legame della Targa con le Madonie, è quella che ritrae il pilota Achille Varzi sfrecciare a bordo della sua Alfa Romeo n.30 per le strade polverose di Campofelice di Roccella, in prossimità di quello che oggi è conosciuto come il Belvedere dei Tramonti.

È innegabile che tra la creatura di Vincenzo Florio e il comune porta delle Madonie sia sempre esistito un rapporto privilegiato, in primis per via del famoso rettilineo da cui – quel 6 maggio 1906 – è iniziato tutto.

«La Targa Florio è espressione dell’identità storico-culturale del nostro territorio ed è per noi motivo di orgoglio e di soddisfazione ritrovare Campofelice tra le tappe principali dell’evento» dichiara Michela Taravella, sindaco di Campofelice di Roccella. «Ringrazio i vertici di ACI, Sticchi Damiani e Pizzuto, con cui si è avviata un’interlocuzione proficua che, sicuramente, l’anno prossimo, confermerà Campofelice protagonista della Targa Florio. Vi aspettiamo a Campofelice, terra del Mito, terra di Targa Florio

 

Ecco – di seguito – il programma che interesserà Campofelice (10-11 maggio):

 

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