Il Mascherone e i suoi incontri con gli artisti

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Nella galleria, nel cuore di Palermo, l’antiquariato incontra l’arte contemporanea. Secondo appuntamento: tocca al fotografo Raffaele Rinaldi

di Giovanni Curione

Ci sono vetrine dinanzi a cui è quasi obbligatorio fermarsi. Magari si va di fretta e, per un nanosecondo, si può correre il rischio di incespicare col piede qua e là per osservare ciò che è stato istintivamente catturato dall’occhio. Ma ci si deve fermare, meravigliarsi e dunque interrogarsi su quanto appena scorto. Non è forse questo il bello dell’Arte?

Passeggiando per Piazzetta Bagnasco può capitare di imbattersi in una di queste vetrine. È quella al numero 22, quella della galleria antiquaria Il Mascherone.

La storia di un oggetto che diviene storia di un’epoca è un po’ il filo conduttore della ricerca che spinge Francesco Di Trapani, nel lontano 1992, a dar vita a questo spazio, nel cuore di Palermo. Ospitando conoscitori e semplici amatori, e mettendo a disposizione le proprie conoscenze, Di Trapani traccia negli anni una precisa linea distintiva della galleria: oggetti di arte sacra, lignei in oro zecchino, importanti tele seicentesche, pregiati mobili di alto antiquariato e maioliche siciliane segnano la storia de Il Mascherone, che adotta – sin dagli esordi e mantenendola nel tempo – una scelta di un antiquariato importante.

Oggi è Laura Francesca Di Trapani, figlia del fondatore, ad aver preso in mano le redini della galleria. Fatta sua la lezione paterna in materia di passione per l’antico e ricerca del particolare, Laura unisce alla cultura familiare i suoi studi in storia dell’arte e la sua esperienza di critico e curatore. Il risultato di tutto ciò non può che essere una continua ricerca di nuovi codici espressivi all’interno di uno spazio in cui antiquariato e tendenze artistiche contemporanee dialogano, si compensano e trovano forme espressive ancora più nuove.

Sono tante, tra le altre cose, le iniziative e le presentazioni organizzate dalla gallerista. La sua mission personale è un po’ quella di avvicinare il pubblico alle tematiche più disparate che scaturiscono da quello che è il meraviglioso mondo dell’arte. Il Mascherone diviene luogo di incontro e confronto: storia dell’antiquariato, estetica, filosofia, letteratura, cinema sono solo alcune delle tematiche trattate anche grazie all’esperienza e al contributo di professionisti ed esponenti del panorama culturale italiano (tra questi si segnala Fabio Gabrielli, filosofo e accademico con una candidatura al Premio Nobel nel 2015).

Incontri con l’artista è l’ultimo – in ordine cronologico – dei progetti di Laura. L’idea alla base è quella di far interagire antiquariato e arte contemporanea, giocando – nella cornice della sua galleria – proprio sull’accostamento di queste differenti forme artistico-espressive. Decide dunque di invitare diversi artisti contemporanei ad esporre le loro creazioni, che dunque vengono sapientemente incastonate tra le meraviglie antiquarie della galleria. Ciò non può che creare un felice contrasto tra i due generi, tra il nuovo e l’antico, stimolando il confronto tra artista e pubblico. «Nella mia ricerca curatoriale ho sempre considerato fondamentale la relazione che si instaura tra opera d’arte e comunità circostante» dichiara la padrona di casa «soprattutto in riferimento all’arte contemporanea che – rispetto all’arte moderna o antica – segue canoni differenti e spesso non viene iconologicamente e iconograficamente riconosciuta e compresa»

Siamo stati al secondo appuntamento, quello con il fotografo palermitano Raffaele Rinaldi.

Quando arriviamo, poco dopo le 17.00, la galleria è già gremita. C’è un clima cordiale e sono tante le domande rivolte all’artista a proposito delle sue creazioni: 15 scatti catturati con vivida precisione pittorica. Il comune denominatore è la donna e l’idea surreale di accostarle qualcosa di “inconsueto”: ed ecco che un frutto, una dolce, un animale o un giocattolo viene decontestualizzato e assume un significato del tutto nuovo. Troviamo cannoli arrotolati tra i capelli come fossero dei bigodini, torte, bignè e pandori vari a mo’ di cappelli e accessori, reti (con tanto di pesci) che si sostituiscono alla capigliatura femminile; e ancora animali (fotografati dal vivo con straordinaria abilità) che si scambiano identità con la modella-padrona.

La decontestualizzazione dei vari oggetti sopraelencati ci induce a un repentino slittamento di significato: ad esempio immediatamente ci rendiamo conto che un albero di limoni è genericamente inconsueto come cappello. Tutto assume un valore puramente decorativo ed estetico che insieme ci diverte e – in ultima analisi – ci fa riflettere proprio grazie alla decontestualizzazione e al cambiamento di significato: ogni foto racchiude una sua storia, che sia folklore (la sicilianità rivisitata con cannoli, limoni, fichi d’India che ci ricordano Teste di Moro, reti per la pesca delle nostrane sardine), denuncia animalista (è il caso delle due donne che si sostituiscono alla condizione di cattività di pesci rossi e uccelli) o riflessione sul ritorno dell’uomo alla sua naturalità ormai perduta (una ragazza – all’interno di una vasca da bagno – è attorniata da quattro anatre (reali) che si sostituiscono alle paperelle di plastica).

L’idea di Rinaldi, di questi “accostamenti inconsueti”, nasce un po’ per caso. Negli anni di studio all’Accademia di Belle Arti di Firenze, uno degli esami di fotografia prevedeva – in generale – il tema del cibo. Da qui l’idea di unire l’utile al dilettevole (la sua passione per la tecnica del ritratto): ed ecco che il cibo (nella fattispecie leccornie di ogni tipo) viene posizionato sul corpo di una modella, decontestualizzato e fotografato come accessorio di eleganza e femminilità. Nasce così la prima serie, “Sweet beauty”. Successivamente, la ricerca di Raffaele sfocia nella tetralogia della bellezza “Life is beauty”: ai dolci si aggiungono le serie di foto con animali, giocattoli e frutti (rispettivamente “Animal Beauty”, Toys Beauty” e “Fruit Beauty”).

Diversi i richiami presenti negli scatti: dalla sicilianità più verace all’atmosfera patinata delle riviste modaiole, passando per l’impostazione da ritratto rinascimentale e per la perfezione estetica e cromatica della tecnica pubblicitaria (tutti elementi che convivono nell’anima artistica di Rinaldi).

Laura, da perfetta padrona di casa, ha poi allestito la mostra attraverso un sapiente gioco di spazi e rimandi tra scatti della contemporaneità e antiquariato, riuscendo magistralmente a far dialogare queste due – così diverse – forme artistiche.

Quella presso Il Mascherone è la prima mostra palermitana di Rinaldi.

Sarà aperta al pubblico secondo orari e giorni di apertura della galleria (lunedì chiuso e gli altri giorni 10:00/13:00 – 16:30/19:30) fino al 13 aprile.

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