Il Carnevale di Acireale

di Redazione

Protagonisti delle scorse pagine di folclore carnevalesco sono stati il famoso Peppe Nappa e i simpatici ‘u Nannu c’a Nanna, noti soprattutto nel palermitano. Nella provincia di Catania, invece, il Carnevale ha un nome forte e conosciuto anche oltre i confini dell’Isola. Stiamo parlando di Acireale, teatro di  spettacoli unici, maschere, buon cibo,  grande accoglienza, fiori, musica e soprattutto spirito di squadra e comunità. Uno spettacolo che raggiunge il clou con le sfilate dei carri, attraverso i quali gli artigiani acesi esprimono tutta la loro maestria.

All’interno dell’articolo, il programma del Carnevale acese 2019.

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Il Carnevale di Acireale, già gemellato con quello di Viareggio, è uno dei più antichi fra quelli siciliani e ci racconta una storia di rinascita. Il suo documento più antico risale al 1594, periodo in cui era usanza festeggiare tale ricorrenza con l’antica battaglia delle arance. Un documento risalente al 1612 bandì tale pratica, nonostante ciò la popolazione continuò a portarla avanti ancora per molto tempo, probabilmente come retaggio dell’antica lotta del popolo contro i soprusi del potere.

Nel XVII secolo compare la maschera simbolo di Acireale e di tutta la provincia di Catania; è l’Abbatazzu anche chiamato Pueta Minutizzu, per via del grande libro che reca in mano e da cui legge battute satiriche e pungenti, forse in quel periodo dirette all’Abate-Vescovo di Catania, Mons. Michelangelo Bonadies, nella cui diocesi ricadeva per l’appunto la cittadina. L’Abbatazzu indossava un abito damascato, una parrucca bianca e un grande tovagliolo al collo, segno che anticamente indicava una persona infetta e che, probabilmente, ebbe poi l’intento di esorcizzare le paure di un periodo storico segnato da gravi epidemie.

Il 1693 per Acireale, come per l’intera Sicilia Orientale, è l’anno del terribile terremoto. Da questo momento viene proibita ogni pratica riguardante la festa, il Carnevale riprenderà solo a partire dal ‘700. Questo nuovo inizio, incoraggiato dal momento di grande fermento e di buone speranze per la ricostruzione post-sisma, porta con sé delle novità, tra le quali i Baruni, maschere nuove con un antico obiettivo: prendere in giro l’aristocrazia del tempo. L’evoluzione di questa maschera è quella dei Manti, con un costume con molte applicazioni utilizzato da chi, per i suoi scherzi, preferiva mantenere l’anonimato, un po’ come gli attuali Domino. I Cola Taddazzu, Quadaredda e Nunziu Setti Cappeddi sono le indimenticabili maschere degli anni cinquanta del XX secolo, mentre nel successivo decennio, sino agli anni settanta, ad animare le serate del carnevale partecipava Salvatore Grasso detto Ciccitto, conosciutissimo fra gli acesi.

 

Nel 1880 ad Acireale si costruiscono i primi carri allegorici di cartapesta, questi sostituiranno le carrozze dei nobili addobbate con fiori (detti le cassariate o landaus), in città vi erano infatti molti artigiani che utilizzavano già questa tecnica per le decorazioni.

 

Da questo momento Acireale mantiene viva questa tradizione mettendo in piedi cantieri capitanati da artigiani che realizzano carri sempre più dettagliati e  maestosi. Nel 1929 il Carnevale acese diventa un’istituzione, sarà questo il momento in cui l’iniziativa privata del singolo lascerà il posto all’ Azienda Autonoma e Stazione di Cura di Acireale che si occuperà di organizzare la manifestazione fino agli anni novanta, quando il compito passerà al Comune. Nel 1930, per la prima volta, compaiono le vetture adornate con fiori: è il primo passo verso la realizzazione dei carri infiorati che acquisiranno una fisionomia ben definita nel dopoguerra. Negli anni ’50 – ’60 ai carri allegorici ed alle macchine infiorate, si affiancano i mini-carri, detti lilliput e cioè riproduzioni di quelli a grandezza reale, guidati dai bambini.

Nel 1996 Acireale, per la prima volta, ha la lotteria nazionale assieme a Viareggio e Putignano. Questa è l’occasione che dona al Carnevale di Acireale una notorietà di livello nazionale. Dieci anni dopo viene assegnato alla manifestazione il premio europeo Alberto Sargentini dalla omonima fondazione di Viareggio.

Ad inaugurare l’edizione di quest’anno, ieri 17 febbraio, Rossella Brescia che ha dato il via alla grande parata d’apertura, con la partecipazione delle autorità. Tra i prossimi ospiti, Bianca Atzei, Renzo Arbore, i The Kolors e Jerry Calà. di seguito la brochure degli eventi.

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