Alle origini del Carnevale siciliano

di Redazione

Il Carnevale è da sempre sinonimo di un antico sovvertimento dei ruoli, di licenziosità, danze, riti e tanta buona tavola. Nonostante questa ricorrenza venga da sempre associata allo sfarzo e alla meraviglia di città come Venezia o Viareggio, che ogni anno accolgono migliaia di visitatori giunti da ogni parte della penisola e non solo, in pochi sanno che anche la Sicilia vanta una tradizione lunga e ricca di curiosità interessanti. Da oggi e per i giorni che verranno, Palermo Prime vi porta a spasso tra coloratissime pagine di folclore, storia e curiosità legate al Carnevale siciliano. Partiamo dalle origini.

0 82

Iniziamo col dire che nel nostro dialetto siciliano la parola “carnevale” conserva interamente la sua origine latina: “carnem levare” diventò infatti “carnelevare” e, successivamente, “carnelevaru”, in italiano “togliere la carne”. Il Carnevale, e in particolare il “martedì grasso”, rappresentava il giorno conclusivo in cui poteva essere consumato l’ultimo banchetto prima del digiuno quaresimale che veniva imposto dalla Chiesa.

Le prime notizie storiche sul Carnevale in Sicilia, risalgono al 1600, si pensa che il primo carro allegorico fu allestito proprio a Palermo il 3 Marzo del 1601 e che su di esso venne raffigurato Nettuno circondato da sirene danzanti. Nello stesso periodo si poteva assistere alla “danza degli schiavi” (che ci ricorda un po’ la “Capoeira”) durante la quale i partecipanti, travestiti appunto da schiavi, ballavano per le strade della città al suono di antichi strumenti, o anche alla così chiamata “Balla-Virticchi”, con le maschere dei pigmei che intrattenevano il pubblico. Molto rinomate erano le “Farse” di Carnevale ovvero delle storielle divertenti, scritte e recitate in dialetto, che mescolavano la tradizione popolare a quella pagana, la vita e la morte e facevano il verso alle varie classi sociali. Un esempio di farsa popolare palermitana è la “Vastasata”, i cui protagonisti erano i “vastasi”, con cui si identificavano gli scaricatori di porto. Le rappresentazioni, sin dalla seconda metà del diciottesimo secolo, avvenivano dentro una baracca di legno che fungeva da teatrino dove si esibiva, con la partecipazione di tutta la platea, “Nofriu” (Onofrio) la maschera protagonista.

Col tempo, maschere locali, rappresentazioni, riti e commedie divennero degli appuntamenti fissi, sempre più sfarzosi e partecipatissimi. Le prime due maschere storiche di cui si hanno notizie sono quelle de “U nannu e a nanna” che sfilavano su un carro per le vie principali del Cassaro, corso Vittorio Emanuele e via Maqueda per poi finire in un rogo che chiudeva simbolicamente il Carnevale. La stessa messa in scena è stata adottata da Termini Imerese, una città in provincia di Palermo con una tradizione carnevalesca risalente ai primi dell’’800. Qui è usanza bruciare “’U nannu”, tra le lacrime della nonna, dopo la lettura del testamento da parte del notaro Menzapinnà.

La maschera di Peppe Nappa

Ma la maschera siciliana per eccellenza è quella di Peppe Nappa, ripresa dalla Commedia dell’arte e solennemente celebrata durante il carnevale di Sciacca sin dagli anni ‘50. Relativamente alla sua origine non si hanno notizie certe, c’è chi pensa abbia origini palermitane, alcuni pensano sia messinese, altri ancora di Catania. Come un po’ tutte le maschere regionali, anche questa è la caricatura di alcuni pregiudizi sui siciliani. Nappa, che in siciliano sarebbe una toppa dei pantaloni (a sottolineare le sue umili origini), è infatti un personaggio pigro, è colui che nella Commedia dell’Arte viene definito “il servo sciocco e fannullone”, che combina sempre guai e restio ad eseguire gli ordini del padrone, irriverente ma anche molto furbo, divertente e tanto tanto goloso. Il suo costume è azzurro, con dei grandi bottoni, colletto o fascia al collo, cappello in feltro in testa e una casacca con delle maniche molto lunghe.

Le maschere e i rituali della cultura popolare carnevalesca siciliana sono davvero tante. Ne scopriremo altri nei prossimi articoli.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.