QUANDO LA DIGITAL ART INCONTRA LA POP-LITICA IN UNO ZAC!

di Giovanni Curione

Per chi si stesse chiedendo quale caspita di significato abbia questo titolo: tranquilli, siamo sicuri che sarà chiaro alla fine dell’articolo. Nel frattempo…
Pyongyang Rhapsody – The Summit of Love di Papeschi e Ferrigno in mostra allo ZAC di Palermo dal 24 gennaio. L’esposizione, promossa dal Comune di Palermo e curata da Laura Francesca di Trapani, è organizzata dalla Fondazione Jobs. Sfoglia la Gallery ——>

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Al via dal 24 gennaio, presso i Cantieri Culturali alla Zisa, l’esposizione a quattro mani Pyongyang Rhapsody – The Summit of Love di Max Papeschi e Max Ferrigno.

Installata all’interno dell’avveniristico padiglione ZAC, la mostra trae ispirazione dal vertice tra Stati Uniti e Corea del Nord del 12 giugno 2018, ed è su questo terreno che i due artisti immaginano e ripropongono un confronto surreale tra i leader dei due Paesi, Donald Trump e Kim Jong-un.

L’evento funge da apripista per la creazione di un network d’arte contemporanea, fortemente voluto dalla Fondazione Jobs – main sponsor e organizzatrice della mostra – la quale vede nella promozione e nella diffusione della conoscenza del contributo dell’ICT alle arti e alla cultura (e a qualsivoglia processo creativo) quello step “evolutivo” decisivo per una proficua implementazione di progetti volti a “fare futuro” in tutti i settori culturali, scientifici, economici e sociali in cui opera l’uomo contemporaneo.

«Tutti conosciamo la Campbell’s Soup di Warhol, eppure in pochi sanno che il padre della pop art si interessava già di computer graphics quando ancora se ne parlava pochissimo ed era impensabile che un artista potesse creare anche con un mouse.» dichiara Giuseppe Forello, ideatore della Fondazione. «Ed è su questo che noi vogliamo lavorare» continua Forello «ponendo la cultura scientifica e tecnologica sullo stesso binario dell’intelligenza e della creatività in senso lato».

Max Papeschi nasce come regista, ma è nell’arte contemporanea che trova quella forma espressiva che gli consente di manifestare al meglio ciò che definisce la sua “arte politica”. Di ritorno da San Francisco per il tour promozionale del suo progetto Welcome to North Corea inizia a collaborare con il suo amico Ferrigno, pittore dalla forte impronta pop e palermitano d’adozione, che – a sua volta – sta lavorando a un progetto sulla Corea del Nord.

«Abbiamo pensato di unire le nostre idee nella cornice di Palermo Capitale della Cultura 2018,» affermano gli artisti, «tuttavia, il mutamento dello scenario politico e il summit del 12 giugno ci hanno indotto a virare verso un nuovo progetto in linea con tematiche ancora più attuali: è così che nasce Pyongyang Rhapsody – The Summit of Love».

 La mostra è, in primis, il connubio della tecnica artistica dei due: alle tele fortemente espressive e pop di Ferrigno fanno infatti da contraltare i collage digitali di Papeschi che si snodano attraverso un percorso speculare lungo il quale rintracciamo simboli ed immagini dal forte potere evocativo. La cultura pop è un po’ il filo conduttore del dialogo: non mancano infatti i riferimenti a videogiochi arcade, fragranze brandizzate e nostrane opere d’arte che – inevitabilmente – rientrano nell’immaginario collettivo un po’ di tutti.

Percorriamo la sala accompagnati da Flavia Vago, project manager dell’evento, alla quale chiediamo:

 

Flavia, qual è il nesso logico e di continuità che si snoda attraverso le opere?

Si parte venendo introdotti alla mostra dalle bandiere di Max Ferrigno, che propone una sua versione dell’iconografia della Nord Corea. Ha dunque inizio il confronto tra il presidente americano e il leader nordcoreano: i due si incontrano “come per giocare”. Infatti, se a sinistra troviamo il gioco dell’oca dell’America creata da Trump (che ha quindi delle modifiche rispetto al gioco originale), sulla destra campeggia il Monopoly in versione Nord Corea. Si va avanti con la rappresentazione delle diverse azioni di gioco. E quindi la dama (dove il bianco Trump ha sconfitto il nero Obama e prepara la scacchiera per la sua partita con la Nord Corea), il Guess Who che diventa Guess-Un, fino ad arrivare ai videogiochi vintage in cui un arrabbiato Pac-Man-Trump divora i messicani e il leader nordcoreano gioca con il PONG ottenendo sempre la vittoria.

I due diventano infine delle opere d’arte della storia contemporanea in quella che è la rivisitazione di Papeschi dell’Ultima Cena di Leonardo e de La nascita di Venere di Botticelli.

Infine, Ferrigno mette in scena quello che è il post-incontro da lui immaginato: si tratta di un altare non più della guerra, ma – appunto – of love in cui due pin-up soldatesse rappresentano la vittoria del pop come veicolo commerciale di tutto l’occidente che si sostituisce al regime nordcoreano impostandone fondamentalmente un altro: quello del pop, appunto, e del marketing.

 

«Si tratta di una mostra istituzionale realizzata anche grazie all’appoggio del Comune (soprattutto nella persona di Andrea Cusumano, assessore alla Cultura) e che rientra all’interno della rassegna di Palermo Capitale della Cultura 2018.» ci spiega Laura Francesca Di Trapani, storica dell’arte e curatrice della mostra. «L’idea è quella di mettere a confronto due artisti apparentemente distanti. Infatti Ferrigno è un pittore, Papeschi un artista digitale. La neo-pop, con il suo linguaggio immediato e con la lezione di Warhol, è il terreno comune su cui si incontrano. Papeschi è più legato all’impatto, all’effetto pubblicitario e divulgativo. Ferrigno fa invece sua la lezione di Murakami immaginando un mondo pop allegro, colorato e spensierato, che – tuttavia – cela uno secondo strato, più profondo. Insomma: se il primo ha un approccio da Truman Show, il secondo ne racconta i retroscena».

 

La mostra rimarrà fruibile, ad ingresso libero, fino al 24 marzo (dal martedì alla domenica: 9.30-18.30).

 

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