Il silenzio degli adulti e il chiasso dei bambini

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di Viviana Stiscia Foto di Giusy Tarantino

Viviana Stiscia dalla rubrica Penna in buca dell’ Lorabuca ci racconta del chiasso dei bambini. Bambini che ogni giorno si scontrano con il silenzio assillate imposto dagli adulti.

I bambini per strada fanno un chiasso incredibile giocando, loro sì conoscono il modo migliore per cacciare i cattivi pensieri e le paure: tutti insieme e chiassosamente. Il silenzio uccide e, di certo, saranno stati degli stupidi adulti ad inventarlo. Un bambino anche quando dorme non sta in silenzio, ciuccia e si consola. Gli adulti, invece, sembra desiderino soffrire chiudendosi o circondandosi di silenzi. Il silenzio imbarazza, crea mostri, lascia che tutte le paure assalgano. Chi lo ha detto che senza silenzio non si possa pensare? Solo se i pensieri siano più fragili della musica, dell’acqua che bolle nella pentola in cucina, della voce della vicina di casa, del cane che abbaia per far festa al padrone.

I bambini rinunciano all’oro del silenzio e non si dica che non pensino abbastanza. I bambini non posseggono filtri dietro i quali ripararsi. I bambini se non dicono cattiverie è solo perché non le pensano. Gli adulti, invece, per non farsele scappare devono pensarci su e rivestire questi filtri del valore di riflessione e saggezza.

Impariamo ad odiare il silenzio, ad odiare i filtri e coraggiosamente assumerci la responsabilità dei nostri pensieri, simultaneamente tradotti in parole, tanto nessuna parola fa più male del silenzio.

Oggi ho visto un bambino correre tra le braccia di un amico sordo con un vistosissimo apparecchietto acustico. Pensate che non gli abbia mai chiesto cosa porti sulla testa e alle orecchie? Pensate che l’altro non gli abbia risposto serenamente? I bambini non sanno che il silenzio è d’oro, sanno che con le parole possono dire: Facciamo che io ero … e tu eri …? Ti voglio tanto bene. Non ti parlo più per tutta la vita! E dopo meno di un minuto: Facciamo pace?

Questi sono i saggi bambini. E gli stupidi adulti? Siamo arroccati in una torre d’avorio. Ci nascondiamo e pretendiamo la sincerità solo da parte degli altri. Facciamo del pregiudizio la nostra certezza. Non chiediamo, affermiamo. Eppure pretendiamo di essere felici.

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