Favole: l’unico modo per spiegare il decreto sicurezza e immigrazione.

di Rossella Vasta

Ognuno dice la sua sull’immigrazione. Qualcuno ha scelto di inventarsi una storia, tanto tra le varie favole che ogni giorno ci propinano, una in più di certo non può far male. Leggete il racconto di Bucùs e i suoi amici palermitani, indovinate chi è il marziano e traete le vostre conclusioni.

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Non vorrei, veramente, commettere anche io l’errore di parlare impropriamente di immigrazione, ma purtroppo sento l’esigenza di sbagliare, pure io, su una questione che ormai ci tocca nel profondo: tocca la Sicilia e il suo popolo, quel suo carattere accogliente che non può sparire, così come non può dissolversi la memoria di un’Italia che è stata vittima, e crede di esserlo ancora, ma è stata anche carnefice e non deve mai più tornare ad esserlo. Dico questo perchè quando si parla di immigrazione, a volte, si rischia di semplificare e di cadere nella trappola di pensare che si tratti di un fenomeno recente, senza un’origine vera e propria, quasi senza una motivazione accettabile se non quella del bisogno. (Hai detto niente!)

Un tema che finisce per ridursi a dibattito da campagna elettorale, con argomentazioni molto simili alle chiacchere da bar. Una materia che, lo si voglia o no, anche per mezzo della comunicazione di massa, è ormai sinonimo di allarmismo, e nulla più. Eppure la questione è sempre la stessa; un fenomeno ibernato, immutato almeno dagli anni successivi alla guerra e strutturale da un quarto di secolo o poco più. Non si è mai evoluto, non si è mai arrestato e a rimetterci sono sempre gli uomini fuggiti da vittime, con un destino da… vittime!

Ai “buonisti” come me (ultimamente questo appellativo è di moda) gli altri rispondono che non è così, che oltre alle vittime e ai buoni propositi fatti di speranza, c’è anche chi non ha nulla da perdere, chi è venuto qui per vivere sulle nostre spalle, senza obiettivi e nell’illegalità. È vero, ma purtroppo viviamo in un mondo dove le eccezioni vengono sempre relegate al rango del tutto, nel bene o nel male, e permettetemi di dire che, nonostante “i casi speciali”del decreto sicurezza e immigrazione, quest’ultimo non è altro che la prova lampante di una datata sineddoche che generalizza, ma anche una sorta di profezia che si autoavvera.

È evidente che la colpa di tutto quello che sta accadendo non può risiedere nelle responsabilità di un unico signore. Da sempre la classe dirigente di questo paese ha mostrato il suo incolmabile ritardo nella risoluzione o gestione del fenomeno, probabilmente perché non lo ha mai compreso fino in fondo, o non ha mai voluto capirlo. È così che le nuove leggi e quelle ormai obsolete si prendono per mano e proseguono lungo un cammino che non sappiamo dove ci porterà, ma che in ogni caso mette in gioco i diritti della persona, i diritti umani, è così da sempre.

E’ così dagli anni sessanta e settanta del Novecento, quando l’Italia ha conosciuto le sue prime immigrazioni: lavoratori e lavoratrici provenienti da Eritrea ed Etiopia, Somalia ed ex colonie italiane, inseriti nel settore del lavoro domestico e agricolo. Già, perché spesso ce lo scordiamo, o forse fingiamo di non ricordare, che noi siamo stati anche colonizzatori; noi siamo entrati nelle case degli altri senza chiedere permesso e lì abbiamo cercato di imporre la nostra civiltà per interessi commerciali ed espansionistici. Noi siamo stati sfruttatori di territori e purtroppo anche di corpi, corpi neri capri espiatori di tutto, ma su questo continuiamo a tacere come da consuetudine.

Negli anni settanta e ottanta, finalmente, le istituzioni si accorgono dell’immigrazione, probabilmente perché negli stessi anni il Censis emanava un rapporto sui lavoratori stranieri in Italia: circa mezzo milione, un fenomeno che inizia a diventare interessante. E mentre nel resto d’Europa l’immigrazione straniera si concentrava vicino alle industrie e nei grandi centri urbani, nonostante la maggiore diffusione nell’intero territorio italiano, qui lo stesso fenomeno non si legava allo sviluppo industriale nazionale. I giornali tuonavano con la solita scusa, “l’Italia non è un paese appetibile”, eppure si trovava nel novero delle potenze economiche mondiali… Bah, chissà. Tutto ciò ha comunque portato a sottovalutare la questione. Tra l’’89 e il ’92, con la caduta del muro di Berlino, i flussi subiscono un cambiamento e qualcuno, nel bene o nel male, inizia a mobilitarsi: i movimenti antirazzisti, la legge Martelli, l’accoglienza, i rifugiati politici, i richiedenti asilo, l’integrazione. Parole nuove come lo ius soli, ius sanguinis, ius culturae. E poi la legge Turco-Napolitano e quella Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza del 2008, un salto che ci porta fino alla completa sparizione dei canali legali che portano in Italia e alle Primavere arabe. E così, sorvolando sul resto, si arriva a Salvini, un nuovo inizio? o semplicemente l’inizio? E’ di nuovo l’inizio, ovvero il ritorno a una politica che, come in passato, non fa che penalizzare la permanenza dei lavoratori immigrati sul territorio nazionale, una legge che non concede i permessi di lavoro allo scadere dei permessi umanitari già concessi. E chi risiede qui legalmente pagando le tasse e versando i contributi? Vivranno presto nell’illegalità o forse sarebbe meglio parlare di irregolarità, dato che nell’illegalità vive chi non vuole rispettarle le regole, qui in realtà pare che non ci siano proprio le condizioni per rispettarle. E la Costituzione? Boh! E i diritti umani? Non pervenuti. Ma il problema è solo l’Italia? No, purtroppo tutta l’Europa ha riesumato una sorta di razzismo coloniale vestito a festa, con un nuovo volto e nuovo nome: si chiama Sovranismo e vive nella discolpa, “no al razzismo ma prima gli italiani e gli europei”.

E se dovessi spiegare ciò che sta accadendo ai miei figli? Come farei a non lanciare, involontariamente, un messaggio negativo nel momento in cui dovrei dirgli che in Italia le persone che hanno bisogno d’aiuto si lasciano in mare per 20 giorni? Come farei a spiegargli che è sbagliato, ma soprattutto cosa gli risponderò quando mi chiederanno perchè allora lo si fa?

Potrò solo inventarmi una storiella scema, su un argomento di cui ogni giorno qualcuno dirà la sua, riderò assieme a loro su una questione che vede una costante ondata di odio cavalcata a prescindere, senza troppi perché. Dirò loro che, per fortuna, la Sicilia ha ancora un cuore nonostante tutto. Nonostante le normali e quotidiane défaillance amministrative, nonostante i mille problemi, nonostante i bisogni, Palermo e la Sicilia mettono al centro il loro grande cuore e i diritti umani. Dirò loro che in alcuni casi si può anche disubidire, solo ed esclusivamente per fare del bene!

C’era una volta uno strano personaggio, che per caso si ritrovò a scambiare due chiacchiere con un gruppetto di anziani signori. Gli allegri vecchietti erano seduti su una panchina di una famosa via di Palermo, in attesa di un evento che potesse rompere la noiosa routine della mattinata.

B: Salve, il mio nome è Bucùs e vengo in pace dalla Via Lattea.

T: Pace e bene, gentile signore – dice uno dei tre vecchietti – il suo nome è alquanto bizzarro e non ho la minima idea di dove si trovi questa via. Voialtri lo sapete? – Fa l’uomo ai suoi amici – .

P: Mah, sarà da buiggata- risponde uno -.

B: Sono uno straniero – risponde il nuovo arrivato – la Via Lattea si trova lontano anni luce da qui, mi chiamo così perché nel posto in cui vivevo mi occupavo della manutenzione ordinaria del buco nero e, da noi, i nomi vengono assegnati in base a ciò che si fa nella vita.

T: Ah, ma allora viene dal continente! Si, anche qui in Corso dei Mille c’è questa usanza delle ingiurie. A me, per esempio, siccome ho il vizietto di guardare le belle signorine, mi chiamano Turiddu ‘u mommu. Lui, invece, è Pippino l’Avvocatissimo e quest’altro è Vicè ‘a Picuredda – Dice Turiddu indicando gli amici e spiegando le motivazioni, più o meno ovvie, di quegli strani nomignoli – Tutto il mondo è paese non si preoccupi – continua ‘u Mommu –  Ma, che cosa è venuto a fare da queste parti?

B: Sono un richiedente asilo – risponde Bucùs – sono qui da un po’ di tempo.

T: Miiiiizzicaaaaa – esclama Turiddu rivolgendosi preoccupato ai suoi amici – ‘u sapeva ca un c’aveva a dari cunfirienza picciotti…

V: Ma chi dici Turiddu – lo interrompe ‘u Picuredda – un lu viri ca è biancu comu la cira, con lui ci puoi parlare… Facciamolo parlare!

B: Sono venuto qui da voi perchè siete buoni e perchè avete un ministro che salva le vite, si chiama Salvini no? Sono venuto qui per trovare un lavoro e magari un giorno portare qui la mia famiglia. Tuttavia, ieri sono stato all’ufficio anagrafe del comune di Palermo. Mi creda egregio signore, c’erano circa un centinaio di persone nella mia stessa condizione, una calca inavvicinabile e anche gli stessi uffici sembravano in rivolta. Volevo appunto chiedervi se avete notizie su questa situazione.

T: UUUUUhm, viri ca sbagghiu ci fu – risponde Turiddu – per ora è meglio non ci avvicinare proprio al Comune, Ollando è furioso e gli uffici non vogliono firmare le residenze agli stranieri, ma no per male, è perché Salvini, il ministro, ha messo una legge nuova. Quindi beddu mio, fatti baratti e barattelli e preparati a tornaritinni d’aunni vinisti. Via.

B: Ma io ho chiesto asilo per motivi “umanitari” – risponde preoccupato Bucùs – la Via Lattea è in lotta con la terribile Grande Nube di Magellano, una galassia che ha un esercito terribile e un caporale tiranno. Alcuni di loro hanno già invaso il nostro territorio, presto le due galassie si scontreranno, questo conflitto sarà così aspro che anche l’intero sistema solare potrebbe essere espulso nello spazio.

T: Miiiizzica, allora grave è! – esclama Turi in un attimo di compassione, ma poi subito riprende – Ma a Salvini non ci interessa niente di tutte queste cose, ve ne dovete andare a casa vostra e comu finisci si cunta.

 P: Lei è nei guai egregio signore – fa l’amico Avvocatissimo, che con la legge ha una certa dimestichezza – proprio il primo articolo del decreto contiene nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo e prevede l’abrogazione della protezione per motivi umanitari.

T: Perciò caro Bucùs – lo interrompe Turiddu – te ne devi andare, prima ca Salvini ti fa ‘u Bucùs r’accusì, altro che Salvini il salvatore, chiddu ti manna a to’casa.

B: Ma il Testo unico sull’immigrazione, sin dal lontano 1988, dice che io posso fuggire dai conflitti, dice che posso stare qui dai 6 mesi a 2 anni e se voglio, poi, posso rinnovare il permesso – incalza il malcapitato -.

T: Mi, ma allora si chiù duro di nu sceccu! A Salvini non ci interessa del Testo Unico e neppure di quello doppio, ti devi rassegnare e, anche se non sei proprio nero nero, te ne devi tornare a casa tua, oppure ti ni po’ iri a rubbari.

V: A meno che tu non sia uno di quei famosi “casi speciali” di cui parla Salvini – interviene il docile e buon Picuredda -.

B: E chi sarebbero questi “casi speciali”?

P: Allora, prima di tutto: come sei venuto qua in Italia, in maniera regolare o non regolare? Sei venuto con l’aereo va…?

B: Ma da noi non esistono gli aerei, sono venuto con la navicella!

T: U viri Pippinu, c’u barcuni puru iddu vinni, tu rissi io che è uno di “quelli”, è ghiarnuliddu picchì è scantatu, ma sempre immigrato clandestino è. Nenti nenti si ni po’ turnari r’aunni vinni.

P: Per caso hai preso legnate da tua moglie là a casa tua? – Continua l’avvocato – .

B: Ma assolutamente no, ma perché me lo chiede?

P: Perché uno di questi “casi speciali”, è proprio la vittima di violenza domestica… allora per caso è stato sfruttato a lavoro?

B: No.

P: Ha una malattia grave?

………… (Bucùs si tocca gli occhi in maniera convulsa)

P: Ma perché si tocca gli occhi in continuazione?

B: Perché noi marziani siamo superstiziosi e, in assenza di altro, l’unica cosa di forma rotonda che ci possiamo toccare sono gli occhi, per scaramanzia…

T: Mi, ma allora mutilato è, beddamatri! U viri ca c’è malattia grave?!?

B: Ma quale mutilato… lasciamo perdere, andiamo avanti: sono sano come un pesce!

P: Lei ha mai salvato la vita di qualcuno? Si è mai distinto per “particolari atti di valore civile”, è un eroe per caso?

B: Beh, sto lottando per salvare la mia vita e quella della mia famiglia. Già il fatto stesso di aver affrontato questo viaggio lungo e impervio, verso un altro pianeta, con il rischio di perire a causa dell’ossigeno, non le sembra un grande atto di coraggio?

…Tra gli anziani signori un attimo di silenzio. Poi riprende Turiddu…

T: Ma figghiu mio, ma che ci possiamo fare noi! Non è per male, noi siamo persone di cuore, però vogliamo rispettare la legge.

Poi Turiddu si avvicina e con una mano sulla spalla di Bucus continua 

T: Non si amareggiasse così assai però, perché tanto anche se lei fosse stato uno di questi “speciali”, massimo 2 anni poteva stare, poi se ne doveva ritornare a casa sua, se la può consolare.

B: Ma come posso ritornare a casa mia se l’esercito nemico ci ha ormai praticamente invaso? Lo sa lei che quelli, se ci prendono, ci torturano tutti? A che vale stare lì se non possiamo far valere i nostri diritti?

P: Ma il tuo paese è classificato come  “Sicuro” o “non sicuro”? – Continua l’Avvocatissimo impietosito, cercando di trovare un escamotage – .

B: Ma che significa?

T: Allora: si deve documentare, ma r’aunni veni da luna? Salvini ha fatto una lista; ci sono paesi sicuri e paesi non sicuri. Ti devi informare, se vieni da un paese sicuro non hai speranza.

P: Vabbè, chiacchere sono – interrompe l’Avvocatissimo – o sicuri o non sicuri lo stesso è, o ora o poi sempre in menzu a na strata sarete, lasciatevelo dire da uno che ne capisce di mbrugghiunarie.  – Poi rivolgendosi a Bucùs continua – Ascolta stu povero pazzo, “E.T. telefona casa” e tornatene da dove sei venuto ora, non aspettare… oppure intrufolati da qualche altra parte e comu finisci si cunta. Che Poi l’Europa, l’Italia… tutti con questa Italia ce l’avete! Ma cosa ci venite a fare qua se non ci campiamo bene neanche noi!?! Non lo vede la munnizza dove ci sta arrivando?

V: Non ve ne accorgete che lavoro non ce n’è neanche per i nostri figli? – Fa ‘u Picuredda -.

T: Un lu viri ca pi caminari a Palermo ci voli u teletrasporto? – Conclude Turiddu – .

B: Beh, sul teletrasporto sarei anche abbastanza ferrato… ma cari amici miei, fidatevi, non sarei venuto qui se la mia casa fosse stata sicura. Esiste al mondo, e fuori da questo mondo, qualcuno disposto a fuggire dal posto in cui è nato, qualora lì fosse vissuto, anche per un solo giorno, in maniera serena e con i suoi cari? Voi stessi non fate che lamentarvi di questa Palermo, ma sareste contenti se un giorno foste costretti a fuggire da qui?

V: Ah io di ‘ca un mi movu mancu chi bummi! – Dice ‘u Picuredda – .

T: E manco io – rincalza Turiddu -.

P: Io con le cannonate forse fuggirei, ma sempre con il cuore spezzato – conclude l’Avvocatissimo -.

B: Avete visto? – Risponde Bucùs – .

T: Ma che cosa le possiamo dire caro amico… mah! Io se vuole le posso offrire un letto e un piatto di pasta con la smuzzatura per stasera. Ma chi ci pozzu fari io?!? – Dice amareggiato Turiddu –

V: E poi subito ‘a Picuredda – Io la posso ospitare domani!

P: E io l’indomani ancora, la impiego in nero da mio nipote che ha una bella pasticceria e facciamo un giorno ciascuno fino a quando non si trova una soluzione, tanto nessuno se ne accorge, neanche Salvino.

B: Io vi ringrazio amici miei, non risolverò così il mio problema, ma di certo starò al sicuro per un po’. Sarò un illegale senza volerlo, che è stato ingannato da un nome ingiusto. Salvini non è il nome adatto, la ‘ngiuria, come la chiamate voi, questa volta non è pertinente. Chi non “salva” un uomo, a prescindere da tutto, non può chiamarsi Salvini.

T: Ma allora comu l’avemu a chiamari a chistu Salvini – si chiede ‘u Mommu … e poi eureka! – Chiamiamolo Illuminato, ca macari un giorno ci veni l’illuminazione.

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