Palermo, un tessuto di emozioni in bianco e nero

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di Carlo Baiamonte 
Bambino
di Giusy Tarantino

Intervistiamo Giusy Tarantino, professionista nel settore turistico e fotografa. Una fotografia estremamente variegata e nell’ultimo periodo una predilezione per il bianco e nero. Nella sua produzione si incontrano però sempre elementi narrativi forti, una motivazione a raccontare e documentare in termini emozionali e personali. La conversazione scorre nell’intreccio leggero di vita e arte.

Giusy,  come si evolve la tua sensibilità fotografica?

Sono cresciuta in un quartiere come Pallavicino in cui le relazioni umane contano e sono significative, mi ha regalato una buona capacità di adattamento ai contesti diversi ed una buona dote di osservazione.

Ho iniziato a fotografare i tramonti e la natura, abbastanza tardi, nel 2011, nonostante io abbia sempre sentito un forte interesse per la fotografia. Alcune vicissitudini particolari mi hanno stimolato ad aggregarmi ad un gruppo di amici, in qualche misura la fotografia mi ha aiutato molto, anche sotto l’aspetto personale. Uscivamo nei week end, una bella esperienza di conoscenza di tanta gente che fotografa e di territori nuovi, sia in Sicilia che fuori.

La fotografia in sé e per sé, quando cominci  a fotografare con consapevolezza?

Inizio a fotografare tutto, in maniera inizialmente anche compulsiva, non ci sono tematiche che prediligo, in generale preferisco non condizionarmi nella ricerca. Un elemento che accomuna le mie foto è la voglia di catturare la spontaneità umana, nelle diverse situazioni in cui si presenta. Le mie foto sono rubate e non potrebbe essere altrimenti, credo non ci sia nulla di male. Gli scatti più riusciti e che mi piacciono di più sono stati sempre rubati.

Nella tua fotografia umana e culturale vengono privilegiati alcuni soggetti?

I bambini mi piacciono molto anche se per rispetto non espongo mai, a meno che le condizioni mi assicurino che il viso rimanga coperto e non siano riconoscibili. Ho un modo molto variegato di fotografare, sia nell’uso degli strumenti tecnici sia riguardo ai soggetti. Mi piacciono molto i concerti jazz, cogliere espressioni e gestualità perché la musica rilassa e abbassa il controllo sul corpo.

Mi racconti una foto che ti è rimasta impressa?

Una foto che ho scattato ai Quattro Canti, serale, ricordo ancora le emozioni che ho provato ed anche la preparazione che ha preceduto la foto.

La Sicilia e la fotografia. Secondo te quali sono i motivi di questa forte attrattività siciliana?

Ho  viaggiato molto e ho avuto la possibilità di far dei raffronti sia paesaggistici che culturali. In Sicilia ci sono tutti gli elementi interessanti per la fotografia: il mare e le montagne, le tradizioni, il cibo,l’arte, i colori, la gente. E’ un tutto che probabilmente i turisti intuiscono immediatamente.

Secondo te si corre il rischio di abusare della città producendone una rappresentazione stereotipata? C’è una parte della città che deve essere ancora fotografata?

Si, certo.  Palermo è molto fotografata anche per i riconoscimenti che di recente ha ottenuto in ambito turistico e culturale. I mercati storici, ad esempio, sono iperfotografati, non a caso rimangono lontani dalla mia esperienza, nel senso che quando li frequento raramente faccio uno scatto. Però  anche gli stessi luoghi nell’occhio di chi li vede e fotografa, possono acquisire forme e significati nuovi. Forse quartieri come Borgo Vecchio o anche qualche porticciolo come Vergine Maria meriterebbero una maggiore attenzione. Ho fatto molti scatti in posti poco gettonati e sono spesso tornata a fotografare. Dipende da come li vediamo e da ciò che vediamo.

Ci sono differenze tra l’occhio di chi vive in un determinato posto e l’occhio esterno?

Si, sulla base dell’esperienza personale, quando ci si trova fuori dai luoghi consueti di vita e di lavoro si fotografa in un modo più rilassato, si è facilitati e si riesce a fotografare con una maggiore spontaneità.

Dal punto di vista invece della relazione con il soggetto che stiamo fotografando per strada?

Non ho mai riscontrato difficoltà di relazione, dipende molto dall’approccio, dalla capacità di avvicinarsi con garbo. In ogni caso in contesti più lontani si può sempre chiedere, anche con un sorriso. L‘ho fatto con le persone appartenenti ad altre culture ed anche in quel caso poi sono stata accolta.

La fotografia nella vita personale, per qualcuno è una fuga, per qualcun altro un hobby o un modo per sentirsi se stessi,  per trovare un posto ed una collocazione nel mondo…

Quando non riesco a dedicarmi alla fotografia posso starci male. Nel mio caso fotografia e vita sono un tutto integrato, non posso separare, almeno recentemente, le mie vicende personali ed esistenziali dal mio interesse fotografico. In ogni caso sono presente a me stessa. Io penso che ciò che accade dentro di noi trovi una rappresentazione anche nelle foto che facciamo perché siamo sempre alla ricerca di noi stessi.

Le tue foto sono interessanti anche perché sono emozionali, non sembrano mai casuali, gettate li, nell’istante che hai colto, sono dense di ricerca narrativa, concretamente ‘vitali’.

Si, lo spero, perché nascono da un’esigenza forte, per un verso istintiva, per un altro riflessiva. In questa fase della mia vita preferisco il bianco e nero, riesco a riconoscermi un po’ di più in questo genere.  E’ un momento particolare di cambiamento.  

Parliamo di gusto della fotografia. I social veicolano una molte abnorme di immagini. Un punto di forza e uno di debolezza…

Non mi disturba il fatto che si fotografi molto, è un pieno esercizio della libertà. Dal punto di vista strettamente fotografico non credo sia cambiato tanto, in senso strutturale perché la fotografia è un’altra dimensione rispetto alla produzione di massa di immagini.

Che ne pensi della fotografia dedicata ai soggetti fragili?

Non credo sia una fotografia da censurare, anzi. La vita si esprime in manifestazioni molto diverse anche critiche. Mi sembrerebbe ancora più ipocrita non fotografare e documentare situazioni di svantaggio, tenuta salva la sensibilità. Come dicevo prima dipende da come fotografiamo e da ciò che vediamo.

I tuoi progetti…

Ho partecipato a diverse collettive e al format mediterraneo su Rai 3, alcune foto della Sicilia in generale, elementi simbolici ma anche il mare. Sto lavorando ad un paio di ipotesi. In particolare mi piacerebbe sviluppare un progetto guardando alla periferia, allo Zen di Palermo. Il mio è un interesse fotografico e urbano insieme. Lo Zen è caratterizzato dalla presenza di un elemento umano forte, una collettività interessa.

In bocca al lupo…

www.lorabuca.it

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