Santa Lucia e benedette le arancine!

di Redazione

A Campofelice si riscopre la storia e le tradizioni di una delle festività più celebrate in Sicilia

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Forse non tutti sanno che Santa Lucia, oltre ad essere una delle figure più care ai devoti cristiani, è una martire siciliana. Nata a Siracusa da una nobile famiglia (intorno al 283), fu vittima delle persecuzioni di Diocleziano. Dopo il feroce martirio, voluto dal promesso sposo rifiutato, i cristiani di Siracusa le dedicarono, nel luogo della sua morte, un tempio nel quale vennero conservate le reliquie. Tuttavia, nel 1039 il generale bizantino Giorgio Maniace tolse agli Arabi la Sicilia orientale (e con essa Siracusa), trasportando quindi a Costantinopoli i resti di Lucia. Quando poi la capitale imperiale venne occupata dai crociati (1204) il doge Enrico Dandolo ordinò di portare il corpo a Venezia (dove si trova ancora oggi), mentre Siracusa – di cui Lucia è la Santa Patrona – conserva di lei solamente dei preziosissimi frammenti delle costole, racchiusi in una teca d’oro e portati in processione il 13 dicembre assieme alla statua d’argento della Santa (capolavoro dell’oreficeria siciliana del XVI secolo, di Pietro Rizzo). La festa si conclude il 20 dicembre, giorno in cui la città suole ospitare una “Lucia di Svezia”, una ragazza svedese che rappresenta la santa, con il capo cinto di una corona di candele.

La luce e Lucia hanno un legame inscindibile. Santa Lucia è la Santa che protegge la vista e quindi la luce dei nostri occhi, ed è la Santa che si festeggia nei giorni in cui anticamente si svolgevano rituali per propiziare il successivo ritorno della luce – il 21 dicembre, giorno del solstizio invernale -. Una certa iconografia raffigura la Santa recante un mazzo di spighe e la tazza con gli occhi.

Il sentimento comune secondo cui Santa Lucia aiuti la vista è confermato dal Pitrè secondo cui “serba sani gli occhi dei suoi devoti”, i quali rinunciano a mangiare pane e pasta il 13 dicembre.

Il collegamento con il grano è quello della leggenda secondo cui nel 1646, durante il dominio spagnolo, Siracusa fu colpita da una grave carestia, e – nella disperazione del momento – giunse una nave miracolosa carica di frumento: questo il motivo per cui alla devozione per Santa Lucia è stato associato l’uso di consumare cuccìa (trattasi di grano bollito) il 13 dicembre di ogni anno. In questa giornata, infatti, si osserva il cosiddetto “digiuno”. Banditi pasta e pane, si usa consumare solo zuppa di ceci, le tipiche arancine e la cuccìa, anche in versione dolce.

Altra usanza, invece, è quella di fare dei piccoli pani a forma di occhi, da benedire, che vengono consumati per tenere lontane le malattie connesse alla vista.

Tuttavia, il giorno che dovrebbe essere del tutto votato al digiuno, viene squisitamente rielaborato in salsa siciliana (manco a dirlo), e – a Palermo come in ogni parte della Sicilia – diviene il pretesto per consumare arancine (ma non solo) in abbondanza e con buona pace del digiuno. Anche se oggi vengono proposte nei più svariati modi, la classica arancina palermitana è quella con la carne.

Chef e ristoratori fanno dunque del loro meglio nel cercare di unire sapientemente gli ingredienti in un mix di tradizione e adattamento alle esigenze dei palati più esigenti e delle tendenze della cucina contemporanea. Proprio a tal proposito, varrebbe la pena di fare un salto a Campofelice di Roccella per il Sancta Lucia (dal 13 al 16 dicembre): trattasi di un evento organizzato dall’ amministrazione comunale con il coordinamento di Simona D’Angelo e realizzato con il patrocinio dell’assessorato regionale dell’Agricoltura. Obiettivo è quello di recuperare le antiche tradizioni legate al culto della Santa siracusana (degustazione di ceci e cuccìa), senza tuttavia tralasciare interessanti rielaborazioni enogastronomiche che spaziano dalle riproposizioni gourmet  allo street food, anche questo elemento inscindibile dalla nostra sicilianità.

Ecco, di seguito, il programma dell’evento:

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