I Moncada di Monforte e la “Casa amatissima”, un amore indissolubile.

di Franco Vasta

La principessa Ninetta Moncada di Monforte ha voluto consegnarci importanti notizie sulla affascinante storia di Campofelice di Roccella. Dalle parole della Principessa, traspare l’amore smisurato per la Roccella al mare che continua a chiamare “ la casa amatissima”.

0 977

La fortuna di aver rintracciato, grazie alle ricerche sulla storia della nostra Campofelice, i discendenti diretti della nobile famiglia Moncada di Monforte, mi ha permesso di conoscere fatti ed avvenimenti importanti, che hanno segnato la vita della nostra comunità. La principessa Ninetta Moncada di Monforte, nonostante qualche problema di salute, per fortuna ormai superato, ha voluto consegnarci importanti notizie sulla affascinante storia della nostra Campofelice di Roccella. Dalle parole della Principessa Ninetta Moncada, traspare l’amore smisurato per la Roccella al mare, che continua a chiamare “ la casa amatissima”.

Quella casa amatissima, dove Ninetta Moncada nacque nel 1937, pervenne ai Principi di Monforte attraverso il matrimonio tra il bisnonno e la bisnonna della Principessa. Il bisnonno era Giovanni Eugenio Moncada, principe di Monforte e di Sorìa, (nostro sindaco) stesso nome del padre, e la bisnonna era  Emanuela Notarbartolo e Lucchesi Palli  figlia del duca di Villarosa Francesco Notarbartolo e Moncada e della duchessa di Villarosa Francesca nata principessa Lucchesi Palli di Campofranco e Marziani di Furnari.  La  principessa Marziani di Furnari, sua madre, aveva legato alla sua unica figlia ed erede, lo stato di Roccella come dote della figlia Francesca al momento del matrimonio col Duca di Villarosa. La bisnonna Emma adorava Campofelice e adorava vivere a Roccella, suo marito, il principe Giovanni Eugenio Moncada sindaco di Campofelice, fece rilevanti investimenti e fece rimodernare la casa con materiali provenienti da Collesano e Polizzi. Le maioliche bellissime dei pavimenti erano state volute dal primo Principe Marziani di Furnari, dopo l’acquisto a fine 1600 della casa e tenimenti di Roccella. La passione dei bisnonni per quella terra fu trasferita alla nonna Ninetta, si chiamava come la nostra gentile interlocutrice, nata Trigona dei principi di Sant’Elia. La nonna Ninetta viveva quasi tutto l’anno a Campofelice,  il nonno Guglielmo amava la vita di città. Viveva a Palermo e Parigi,  dove aveva casa e dove trascorreva lunghissimi periodi. La nonna Ninetta, aveva allora una grande amicizia con Lucia David  Giardina nata a Campofelice e che aveva sposato Santo, originario di Polizzi, il cui nonno David di Sarradivalle (Veneto Piemontese)  era stato inviato dai Savoia in Sicilia, nel tentativo di miscelare le famiglie dei vecchi stati preunitari, con il ruolo di regio ufficiale. La casa (castello di Roccella ) era abitata allora dagli eredi Villarosa, figli del primo matrimonio del Duca. Solo ad essi, Emanuela, Costanza e Pietro, andrà la eredità della madre premorta al marito duca di Villarosa. Emanuela aveva sposato il bisnonno della Principessa Ninetta, Giovanni Eugenio Moncada, nostro sindaco, mentre Costanza sposò il barone Jacona ed era la madre della bellissima e buonissima Franca Florio. Pietro fu  il successivo duca di Villarosa e principe di Furnari, nonché barone di Roccella. I Florio e i Villarosa  usavano la casa di  Campofelice soprattutto durante la Targa Florio. Nel 1936, preoccupato per il clima politico europeo ed italiano, allarmato dalle notizie che arrivavano dalla Spagna sull’orlo della guerra civile, il principe Giovanni decide di sposare Marianna David e Giardina, nostra concittadina, per andare poi negli Stati Uniti. Il principe di Monforte era ufficiale di cavalleria, aveva due lauree, in giurisprudenza e scienze politiche, cosa rarissima all’epoca, aveva studiato anche negli stati uniti. Parlava sette lingue correttamente, madre lingua inglese, spagnolo, francese e tedesco ed ovviamente l’italiano, e fluentemente Catalano ed Esperanto. Aveva buone nozioni di russo. Era avvocato ma non esercitava la professione. Sposò la  madre della Principessa Ninetta alle ore 17 e minuti 40, come riporta l’atto di matrimonio del giugno 1936 a Campofelice, il matrimonio fu celebrato dal commissario prefettizio Nicolò Chiavetta. Una volta sposati, la madre si rifiutò di lasciare la Sicilia, il principe invece dovette andare negli Stati Uniti  più volte, e per questo ricevette la medaglia al valore da parte del governo degli Stati Uniti d’America. Il Principe regalò  alla mamma di Ninetta Moncada, una magnifica “Corbeille de Mariage”, con una preziosa collana di smeraldi, che era di sua madre, ed un brillante avuto da suo nonno, cui parla nelle sue ultime disposizioni ai figli. Ma il dono che la madre della Principessa Ninetta indossò fino agli ultimi anni della sua vita e che trattava con la cura che si deve ad un oggetto regale, aveva la firma delle donne di Campofelice. Erano le donne che lavoravano a Roccella o a Calzata, erano mogli e madri di Campofelice che, prima la nonna Emma, poi la nonna Ninetta ed infine la madre, avevano protetto ed aiutato. Le nostre donne, operose, affettuose, che vollero tessere una collana di semi di carrubo, che provenivano da Carrubi di Campofelice. I semi per essere tessuti dovevano essere raccolti freschi e quindi lavorati con cura; bisognava badare bene a non rompere né il seme né il filo, che li teneva legati, come ad indicare lo stretto legame tra la terra e la memoria. I semi tra loro creano il disegno di tante stelle: era l’augurio per la coppia, di un cielo stellato e fecondo.

  

In un altro dono, fatto sempre alla madre di Ninetta Moncada, e che si trova adesso al Museo Moncada (Barcellona), il principe aveva ribadito questo concetto di legame con la terra, donando un portamine d’oro cesellato, con incastonato un diaspro con la lettera M. Era la M di Marianna di Moncada, il diaspro veniva dal Turò di Moncada a Barcellona in Catalogna, terra d’origine della famiglia Moncada e dove ancora esiste una casa di loro proprietà. Anni dopo, alla collana venne applicata una chiusura preziosa. Marianna Moncada lo conservava in un piccolo scrigno di pelle, avvolto in un guanto, anche esso  di pelle bianca, che fu di sua madre Lucia.

Raccontava, lei che di gioielli ne aveva avuti molti, che fosse la cosa più preziosa che aveva, dopo la fede nuziale e dopo un regalo del Principe Giovanni: un  medaglione con scritto “al grande amore”, poi usato in un bracciale da tre cerchi d’oro. Dopo il matrimonio, fra le storiche mura della casa di Roccella, nacque la nostra Principessa Ninetta. Il Principe Giovanni Eugenio Moncada di Monforte, amatissimo padre di Ninetta Moncada, alla sua nascita fece risistemare la scala di accesso esterna alla casa e, sopra una strada che porta a Cefalù, fece piantare 37 eucalyptus più altri 7, più 1, in ricordo della data di nascita (7/1/1937). La piccola Principessa Ninetta fu  battezzata in quello che rimaneva della cappella di San Giovanni, poi chiamata ” di Gesù e Maria”. In quella cappella era presente un’immagine della Madonna con il bambino Gesù in braccio, la principessa Marianna Moncada di Monforte la volle sempre portare con sé, non ne conosciamo il periodo storico. Forse è copia di una più antica pittura su tela, dipinta come fosse un arazzo, di modeste dimensioni.

Quadro in tessuto della Madonna con Bambin Gesù della Cappella di San Giovanni in Roccella

Alla morte della madre del principe Giovanni e prima del bombardamento che devastò, purtroppo, il Castello di Roccella, alcuni arredi in ferro battuto furono portati nella tomba di Santa Maria di Gesù. L’immagine di Gesù e Maria si  trovava nella casa amatissima di Campofelice, era con i Moncada durante i terribili bombardamenti e sempre con loro ad Enna, dove il Principe Giovanni rischiò la fucilazione per essersi dichiarato contro all’allora regime fascista. La guerra ed il suo scempio distrussero tutto quello che secoli di amore per quella casa avevano prodotto. Queste le parole della Principessa Ninetta Moncada di Monforte:

…Nel 1943 Roccella viene bombardata dagli inglesi. I Nazisti, che odiavano mio padre, avevano creato un bunker proprio accanto alla nostra casa. Dall’alto, dunque, tutti fummo visti come nemici. I tedeschi che avevano tentato di fucilare mio padre, di arrestarlo e spaventarlo, senza mai ottenerne nulla, ebbero la loro vendetta proprio attraverso i nostri alleati. Anni dopo, il colonnello inglese Oliver, sposato alla principessa di Napoli di Resuttano, incontrò mia madre in casa di mia zia Giovanna Trigona di Sant’Elia e raccontò a mia madre qualcosa su quel bombardamento, di cui al momento non ho memoria…”.

Il Principe fu antifascista e questo, forse, fu il motivo per il quale Roccella fu devastata. Il racconto della Principessa Ninetta Moncada è commovente ed affascinante, la collana, dono delle care donne di Campofelice, è ora a Roma in casa del figlio di Ninetta, Danilo, per volontà della nonna Marianna. La Principessa Ninetta chiude il suo racconto così:

“… sarei  cosi lieta di vedere realizzato  quanto il sindaco di Campofelice ha detto a mio figlio in Spagna, e spero che Dio mi dia la forza per aiutarvi…”.

L’auspicio della Principessa Ninetta è il desiderio dei tantissimi Campofelicesi che amano, ugualmente ai Moncada, la “Casa Amatissima”, un amore antico, indissolubile, che lega una comunità ad un luogo: la Roccella! Personalmente devo ringraziare la Principessa Ninetta ed il figlio Danilo, per aver voluto regalare ai Campofelicesi, queste bellissime pagine di una comune storia che ci appartiene. Alla prossima!

 

 

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.