Nuttata persa e figghia fimmina!

di Rossella Vasta

“Nuttata persa e figghia fimmina” (Nottata perduta e figlia femmina) è forse uno dei proverbi più brutti della storia e della tradizione siciliana… o forse no? Negli anni il suo significato è profondamente cambiato, scopriamo insieme come, sarà una simpatica rivincita delle figlie femmine!

2 828

“Nuttata persa e figghia fimmina” (Nottata perduta e figlia femmina) è forse uno dei proverbi più brutti della storia e della tradizione siciliana, in senso non letterale esprime la delusione per un lungo travaglio che non ha portato al risultato sperato. Questa frase, si pensa, venne proferita per la prima volta da un contadino, probabilmente stolto, come risposta alla domanda degli amici che chiedevano di che sesso era il nascituro. Naturalmente, all’epoca di questa vicenda, la figlia femmina veniva (diciamo così) non molto accettata, poiché non avrebbe potuto svolgere i pesanti lavori nei campi, o meglio nessun tipo di lavoro se non quello domestico. Dunque non avrebbe mai potuto essere una fonte di reddito. Per fortuna oggi non è più così e le figlie femmine, con buona pace dei papà (ma non molta), lavorano, sono donne autonome e responsabili, ma questo purtroppo i genitori non lo accetteranno facilmente.

Arriverà prima o poi quel momento in cui la figlia femmina: “Mamma, papà, devo partire…”, ed ecco partire il repertorio delle 5 w, in perfetto stile giornalistico anglosassone.

Amici, se volete avere una perfetta conoscenza delle principali regole del giornalismo… rivolgetevi ad una mamma e a un papà siciliani.

  • Prima domanda fondamentale: “Cui?” (Who?/Chi?). “Ma come “chi” papà, io! Non importa se avevano già capito, i genitori siciliani vogliono sentirselo ripetere, come rafforzativo.
  • Seconda domanda: “Chi cosa”? (What?/Che cosa?). In realtà questa non è una question volta alla conoscenza di qualcosa, si tratta più che altro di una richiesta per l’ottenimento di una risposta del tipo “stavo scherzando mamma!”. Ma in questo caso la figlia femmina non è in vena di ilarità, deve partire davvero e deve farlo in fretta. “Mamma papà, IO DEVO PARTIRE PER LAVORO!”.
  • “Ma quannu?” (When?/Quando?) è la terza temutissima W-h question, corredata da congiunzione non coordinativa ma molto, molto avversativa (a tratti incazzativa), esprimente esplicita contrapposizione all’affermazione della malcapitata figlia.
  • “Ma picchì?”. Bene, anche se adesso ci si aspetterebbe un “Where?”, domanda deputata all’immediato accertamento della destinazione del viaggio (e dunque anche alla misurazione del reale grado di preoccupazione da mettere in pratica), in realtà per i genitori siciliani non importa “dove” la figlia femmina debba recarsi, potrebbe anche rimanere nel giro di 4 isolati, questo sarà sempre fonte pene, nei casi più gravi veri e propri “pinnamenti”. E, si sa, la frase che maggiormente si adatta al “pinnamento” siciliano – e cioè al modo ossessivo-compulsivo di preoccuparsi recitando, al contempo, litanie lamentose è proprio questa: “Ma picchì?” (Why?/Perché).
  • E poi, solo dopo, arriva il “Ma aunni/dunni/unni”, (Where?/Dove?). Dovete sapere che ogni Chilometro che la figlia femmina dovrà percorere, sarà come una pugnalata al ventre. Infatti, in questi casi, la mamma terrà le mani proprio lì, sulla pancia, come se fosse ancora attaccata alla figlia da un cordone ombelicale che va in tensione a ogni chilometro aggiunto all’itinerario. Fin quando la figlia femmina rimarrà tra i confini di questa Sicilia ovviamente… perché se solo la figlia osasse oltrepassarli, allora quella tensione si trasformerebbe in lacerazione e così via, fino alla completa rottura (finalmente).

È il papà? vi chiederete… Beh, il papà è forte, c’ha il fair play, ha fiducia in lei, è masculu… Sì, ma fin quando non sarà arrivato il momento di salutare la sua figlia fimmina sull’uscio di casa e con le valigie in mano. È proprio in quell’istante che esce fuori il vero papà siciliano, è lì che il proverbio con cui ho iniziato questo racconto crolla, si disintegra o forse no… “Nuttata persa e figghia fimmina” assume un significato diverso oggi, è la metafora di quel papà che non dormirà più, ogni notte, per tutte le notti che la figlia fimmina non sarà nella propria stanza, quella rigorosamente attaccata alla sua.

2 Commenti
  1. Viviana Stiscia dice

    Stuzzicante, divertente, arguto e commovente, insomma, davvero fantastico questo cuntuzzu di Rossella Vasta! Come in uno scheggia di antico specchio, conficcata in una zolla di terra siciliana, noi tutti CI riflettiamo. Brava, Curò 👏👏👏😘

    1. rossella vasta dice

      Grazie assai Viviana!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.