Alle origini della Congiura. L’epilogo.

Di Franco Vasta

La terza e ultima parte di un aspro scontro in consiglio comunale. Ingiuste e antidemocratiche strategie a danno dei lavoratori campofelicesi… Chi avrà ottenuto la meglio in questa dura seduta consiliare?

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La seduta consiliare era stata aggiornata al giorno seguente, al medesimo orario e nella mattinata il consigliere Francesco Spalla cercò, invano, di riunire qualche consigliere comunale, a supporto delle proprie tesi. Tuttavia, nessuno dei consiglieri lo seguì; Peppino Trimarchi e Liborio Di Francesca, loro malgrado, non potevano schierarsi poiché ciò significava perdere il lavoro, e nessuno avrebbe sfamato i loro figli. Spalla era solo con se stesso, ma nonostante tutto non si perse d’animo e alle sette di sera fu il primo ad entrare nella sala adibita alle adunanze. Ad uno, ad uno, gli altri consiglieri comunali fecero ingresso in aula, tra i sorrisi compiaciuti della maggioranza e la testa china di Di Francesca e Trimarchi. Spalla li avvicinò, con il solito affetto e con una stretta di mano fece intuire loro la sua umana comprensione. I consiglieri presenti erano dieci, compreso il Presidente ‘Nzuliddu Rao, che in apertura di seduta prese subito la parola.
“…Onorevole Consiglio la sentenza di cui fece parola ieri sera il consigliere Francesco Spalla, riguardante trazzere comunali ed altro, è estranea alla seduta di oggi, essendo il solo oggetto, copia di sentenza e documenti riguardanti i dritti promiscui, e per tali motivi il consiglio non deve tenerne alcun conto. In quanto riguarda la vertenza per tali dritti, si permette fare le sue meraviglie con l’onorevole consigliere Spalla, come lui essendo stato un vecchio consigliere, viene solo ora a svegliarsi da un si profondo letargo e con tanta energia e rettorica malfondata a dar mostra di cotanto interesse per il bene di questi comunisti. Spalla ieri sera parlò degli antichi nostri padri, che facevano la lotta per tutelare l’interesse della comune, e se quanto egli asserì fosse un fatto vero, ne avremmo viste le prove. Come va che dal 1861, data dell’ultima sentenza della Gran Corte Civile di Palermo, firmata da Sua Maestà il Re, gli antichi nostri padri, tanto vantati dal consigliere Spalla, non pensarono fin’oggi all’interesse pubblico? Signori consiglieri, dei motivi e seri ci dovettero essere, e poiché eletti a maggioranza da un pubblico intelligente che su noi fidò gli interessi di questo disgraziato Comune, a noi pesa tutta la responsabilità del danaro che a noi è stato affidato. Il consigliere Spalla, che ora è risorto a nuova vita, mostrandosi strenuo campione dell’interesse comunale, interesse che non seppe garentire, per le sue passate gestioni, deve ben di leggieri comprendere che le ottomila lire che il Comune a grandi stenti ha potuto mettere su, (a tanto ammontava il totale della cassa comunale), non le metterà a repentaglio per una dubbia e dispendiosa lite”.
Di replica Luigi Lanza (testa ri lignu), fa osservare:
“…se il consigliere Spalla è sicuro di vincere la causa, allora prega il consiglio di autorizzarlo, anticipando la somma che occorre per la spesa di lite, però solamente se il signore Spalla ne rilascia al Municipio una sua cautela, cioè a dire una cauzione. Alla fine della lite se porta un vantaggio alla comune, allora lui si svincola la cauzione, e se il consigliere dr. Giuseppe Rao, così come promise al consiglio, che vincendo la suddetta causa è disposto a dare un complimento di lire 200 di sua tasca al consigliere Spalla; se però per un caso il signor Rao retrocede dalla sua proposta, cosa che non è, allora si obbliga il Municipio dargli le lire 200. Faccio questa proposta per togliere tutte le calunnie e se il consigliere Spalla accetta, fare eco a quanto detto…”.

Siamo dinanzi ad una provocazione che se non fosse per la sua carica comica, sarebbe certamente da considerare un vero attentato alle prerogative ed alla libertà di un consigliere comunale, reo di agire nell’interesse del popolo, contro i potenti. Francesco Spalla non poteva tacere ad una simile corbelleria e chiese di replica la parola.
“…Ringrazio vivamente il consigliere Lanza per la sua egenerosa proposta, perché in nessuna Comune d’Italia e forse dell’intero mondo, si hanno fatto e si faranno mai simil proposte, ad un consigliere qualunque di sostenere una lite coi particolari che il novello oratore ha fatto testé osservare al consiglio. Noi siamo nel pieno gritto di ritirare documenti e sentenza, e poi obbligo che la Comune a sue proprie spese scelga di sostenere la lite oppure no, a qualunque particolare, perché la Comune è superiore a tutti, e credo che non vi è di bisogno di fare complimenti a chicchessia, per cui la proposta di Lanza è talmente vuota che non ha nessunissimo effetto…”.
Alla fine dell’intervento, Spalla fu letteralmente aggredito da Lanza, il quale senza chiederla, prese la parola di controreplica.
… Credo che le offese dell’onorevole Spalla siano eccessive, e poi non credo che la legge proibisce tale proposta, stanteché conoscendo l’incertezza di vincere, non intende assolutamente avversare la cassa comunale…”.
Ormai la seduta era diventata un ring nel quale i due pugili sferravano colpi bassi in continuazione, senza l’intervento dell’arbitro che parea disinteressarsi della contesa. La strategia di Lanza era quella di annientare la credibilità dello Spalla, screditandone le asserzioni e agitando lo spettro dello sperpero di danaro, utile a chi non ha argomentazioni valide a sostegno di tesi in verità indifendibili. Spalla di controreplica fa osservare:
“… Con ufficio di questa comune, a me venne data, a firma del sindaco f.f. Vincenzo Rao, autorizzazione in data del 17 Gennaro 1890, di ritirare gli incartamenti tutti dall’avvocato Aristide Battaglia, residente in Palermo, ed altri incartamenti dall’altro avvocato sig. Francesco Sanfilippo, residente in Termini, il quale mi rilasciò una lettera del tenor seguente…”
Spalla cercò per diversi minuti questa nota tra le numerose carte che gli ingrossavano a dismisura la tasca sinistra, della nera giacca, finalmente la trovò.

 “…Gentilissimo Signore Francesco Spalla, sono spiacente di non poter adempiere oggi stesso la promessa che le ho fatto questa mane personalmente in casa mia, in ordine al ritiro delle carte riguardanti il comune di Campofelice e che trovansi presso di me. Per norma della S.V. le manifesto sin da ora che, malgrado la vittoria ottenuta, ed altri speciali incarichi avuti posteriormente, il Municipio non ha pensato di liquidare le competenze mie e quelle dell’avvocato Aristide Battaglia, per le quali competenze detto Municipio ha dritto ad ottenere il rimborso dalla eredità della Signora Principessa di Furnari, relativamente alla sentenza però, sono pronto a farne rilasciare la spedizione dal Cancelliere, appena il Municipio adempirà i suoi obblighi e pagherà la spesa. Per tutt’altro le farò pervenire in Campofelice mia lettera contenente maggiori delucidazioni, ossequiandola distintamente mi creda suo devotissimo avv. Francesco Sanfilippo. – Sig. Spalla Francesco, consigliere comunale, Locanda Centrale Città -”.

Questa è la lettera che io medesimo ritirai, disse Spalla, poscia incontrandolo mi manifestò che, in quanto concerni la causa delle strade comunali e vicinali e trazzere, non occorre nessuna altra pratica, mentre la causa fu vinta dalla comune, senza alcun vincolo, e gli eredi Furnari furono condannati alle spese tutte ed al palinario (termine usato nell’ottocento per definire l’onorario dovuto ai professionisti) in favore del prof. Avv. Aristide Battaglia. Quindi signori consiglieri il Municipio è nel dritto di mettersi nel materiale possesso delle strade, in virtù di sentenza emessa dal tribunale di Termini Imerese; o per lo meno estrarre la sentenza di detto tribunale e comunicarsi agli eredi della signora principessa di Furnari, pel dippiu’ a praticarsi. Frattanto in merito agli insulti e all’aggressione che subisco continuamente, vi dico io che appartengo al partito della minoranza, ben di leggieri mi accorgo che la mia flebile voce non viene soffocata dalla giustizia, ma dalla coalizzazione di un partito che non mira al fine di tutelare gli interessi del popolo. Perciò insisto ancora sulla mia proposta, non ritengo superfluo far rilevare che con la legge del 12 dicembre 1816, venne abolito il sistema feudale ed i comuni furono ricostituiti liberi, ed è in nome di questa conquistata libertà che da quell’epoca in poi s’iniziò una lotta accanita sia dei dritti promiscui, sia per le strade comunali e vicinali, e particolarmente per i dritti promiscui esiston leggi speciali per la Sicilia. La comune di Campofelice durante la lite dei dritti promiscui, si ebbe solo salme dieci di terre nell’ex feudo Terrebianche, siccome distacco provvisorio, ma della sentenza primitiva di salme 26 di terre, non vi è stata nessuna liquidazione, dapoiché la detta sentenza ed altri dritti vennero oppugnati dalla defunta principessa di Furnari, ed in seguito venne ordinata una perizia per osservarsi se nell’ex feudo di Terrebianche, Rocca d’Antoni ed altro, esistevano terre boschive. Taluni documenti per la detta causa dei dritti promiscui, furono diseppelliti dal Grande Archivio da un nostro Grande Patriotta, ma in atto ignorasi la ragione perché si è immutinito e fatto retroso a presentarli, ma quando la bisogna esige, tali documenti possono uscirsi di nuovo dal Grande Archivio a spese della comune, e così non resta la verità in menzo alle tenebre e si fa intiera la luce. Il nostro avvocato Cavaliere Aristide Battaglia, agitò le cause con disinteresse e con quella dottrina che lo ha sempre distinto. Nessuno ignora che egli è uno specialista nel diritto siculo, e dovrebbe il medesimo essere adibito per il proseguimento della lite, pagandosi allo stesso il suo onorario ed altro, senza badare a quistion di politica e senza pensare che egli non milita nel campo dei trasformisti. Quello che deve pensarsi si è la tutela degli interessi della comune, che da poco tempo è stata posta in oblio. Se dall’autorità competente o da chi di dritto, non si pone riparo a tale inconveniente, il sottoscritto si riserba di dare la sua rinunzia di consigliere quando che sarà, protestando altamente contro tutti coloro che manomettono gl’interessi dei comunisti, contro la volontà della maggioranza del Paese…”.
Stavolta l’intervento di
Francesco Spalla spaventò non poco i due amici del feudo, benché non avesse un’adeguata istruzione Don Ciccio Spalla aveva toccato le corde tese del sentimento patriottico, mai sopito, nel cuore e nelle menti dei consiglieri comunali, ancora una volta Spalla aveva fatto centro. Il ricordo dell’antica lotta per gli usi civici esercitati da sempre dai naturali della Roccella prima e del Casale dopo, aveva fatto traballare la maggioranza, Rao si accorse di ciò e corse ai ripari.
“… È certo che il consiglio non terrà conto alcuno della suddetta protesta del consigliere Spalla: 1) perché egli accenna a copia di sentenza per trazzere e vie comunali estranee alla discussione odierna; 2) perché nell’incertezza della vittoria, è sagrosanto che la lite sarebbe molto onerosa per le casse comunali; 3) per essere un consigliere eletto nel partito di minoranza è troppo meschina la minaccia di rinunzia al suo ruolo. Un consigliere deve tutelare l’interesse del popolo e non pensare a maggioranza o minoranza o a partiti di sorta! (Rao inizia a gridare come un forsennato) Signori del Consiglio! Ascoltatemi! Non è la maggioranza o la minoranza che guidar deve l’operato di un onesto consigliere, sono i principi retti e la vera convinzione creata dal proprio criterio, che debbono servigli di guida, e non le suggestioni o le pressioni di terze persone, che forse senza la lontana convinzione, ma solo per sfogare un bile qualsiasi, a sol fine di fare sperperare il pubblico danaro, accumulato a sacrifici. I vecchi nostri padri, ne abbandonarono l’idea, ed è giusto che si sappia onorevoli consiglieri uno di questi vecchi padri, non era altri che lui! (gli puntò l’indice come il pubblico ministero in aula di tribunale indica il colpevole di un atroce delitto ), si Signori proprio il consigliere Spalla il quale essendo stato un consigliere comunale da tanto tempo e del partito della vecchia maggioranza, non pensò, né curò a tutelare e garantire il popolo, ora fa meraviglia vederlo tanto affaticare per dritti incerti, che porterebbero a soquadro gl’interessi di Campofelice! (Rao divenne paonazzo). Quando asserisce che da poco gl’interessi del comune sono stati posti in oblio, dice il falso! Ha preso un granchio a secco!”
Questo modo di dire, indubbiamente poco conosciuto, e di conseguenza raramente adoperato, si usa – come spiega il lessicografo Pietro Giacchi – allorché si vuole mettere in risalto il fatto che una persona è rimasta con il dito “schiacciato” tra due corpi, in una sorta di morsa. Ma vediamo come spiega il Giacchi l’origine dell’espressione: <<I granchi stanno più spesso sott’acqua, ed allora si pigliano dalla parte di dietro senza pericolo d’offesa; ma qualora ridotti alla lor buca asciutta mordono la mano che colà si caccia, da che abbiamo le due branche mordenti di rimpetto ai diti che s’avanzano>> (Dal vocabolario Treccani).
Rao non a caso usa questo modo di dire, voleva far intendere a chi lo ascoltava che Spalla era rimasto con le dita schiacciate, e la parola in gola, perché ‘Nzulu non l’avrebbe più concessa, nonostante le vibranti richieste dello stesso. Rao continuò ad attaccare.
“… Si o signori! Ha preso un granchio a secco, perché quando asserisce che da poco tempo gl’interessi del comune sono stati posti in oblio, il poveretto volea dire che da poco tempo son finite le mangiatoie! Son finite le conosciute mangiatoie dei suoi amici avvocati e finti patriotti che volevano succhiare il sangue di questa comune. Basta! Il tempo che Berta filava è passato! Come va che l’onorevole Spalla pel passato tralasciò di garentire e tutelare gl’interessi del comune e di patrocinare quelli degli avvocati suoi amici?…”.
Con questo punto di domanda si chiuse l’intervento veemente di Vincenzo Rao detto ‘Nzulu, un intervento violento, carico di invettive e povero di contenuti, ma applaudito dai consiglieri di maggioranza che dovevano, loro malgrado assentire. Peppino Trimarchi e Liborio Di Francesca, continuarono a restare a testa bassa e non applaudirono. Spalla era ferito nell’orgoglio, chiese subito la parola.
“… Chiedo la parola per replicare alle vili parole del Presidente…”, a questo punto tutti i Consiglieri di maggioranza si alzarono, gridando ed inveendo contro Spalla, soffocandone il dire, Rao profittò della bagarre “…la discussione è chiusa ognun ha fatto osservare il proprio pensiero, non ci sono altre parole da dire, pongo in votazione l’ordine del giorno…”.
Il povero Francesco Spalla continuò a chiedere di intervenire, nessuno lo ascoltava, Spalla ebbe un mancamento, il segretario comunale Giacomo Raspanti chiese al Presidente di sospendere la seduta, Rao fece finta di non sentire.
“… Esperita la votazione mediante alzata e seduta, il consiglio con voti 9, contro 1, non ha autorizzato il consigliere Spalla né all’estrazione della sentenza, né tampoco al ritiro dei documenti. La seduta è tolta”.
Rao non perse un solo istante, chiuse la seduta, incassò il risultato e l’approvazione degli eredi di Casa Furnari, questa battaglia l’aveva vinta, Spalla e i lavoratori di Campofelice erano stati sconfitti. La storia di Campofelice è legata a doppio filo con la vertenza sui diritti e gli usi esercitati dai Campofelicesi sulle terre del feudo, uomini come Cesare Civello, Pasquale Cipolla ma altri meno noti come Francesco Spalla, furono strenui difensori di quei diritti. Tutta la vita del comune, fondato nel 1699 da Don Gaspare La Grutta Guccio, ruota attorno alla vicenda usi civici, le vicissitudini politiche e sociali che hanno interessato per secoli il comune alle porte delle Madonie, hanno avuto un unico comun denominatore: le terre di provenienza uso civico. I grandi patrioti del risorgimento Campofelicese iniziarono una battaglia che coinvolse tutto il paese, ma così è stato fino ai nostri giorni quando i fratelli Corsello, Nino stimato pediatra allora Sindaco e Giuseppe (ancora non i calzoni corti) avvocato e grande sindaco del boom economico, si recarono con i contadini nelle terre di calzata per il materiale possesso delle stesse. Nonostante la provvisoria sconfitta di Francesco Spalla, ai contadini di Campofelice furono assegnate le terre nell’immediato dopo guerra e il popolo del Casale, ancor oggi, non manca di ringraziare quegli uomini che hanno fatto la storia bella e antica del Paese. Alla prossima!

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