Meglio la maara o la ciarmavermi, che il ciarlatano di internet!

di Matilde Caruso

La magia è la sorella bastarda della scienza ma la magia, la nostra magia siciliana, cura da secoli ormai il più atroce di tutti i mali: il malessere sociale…

0 150

Le fonti dell’antica tradizione siciliana si stanno totalmente estinguendo. Oggi conosciamo tutto riguardo alla medicina e addirittura tramite internet ci spacciamo per dottori diffondendo una miriade di cure che vanno dalla cura dell’alluce a quella del miliardesimo capello che ricopre la nostra chioma, e cosa più assurda definiamo ciarlatani coloro che hanno reso la nostra tradizione estremamente affascinante, curando il popolo dal male più temibile: il malessere sociale. Di chi stiamo parlando? dei maari e dei ciarmavermi.

Da che cosa proviene la malattia? Secondo la società occidentale di cui facciamo parte, la malattia è scatenata da un’aggressione di microrganismi, come i germi o i batteri, che grazie alle innovazioni mediche, vengono eliminati e solo in pochi casi essi possono rivelarsi fatali.

Ma l’origine di un malessere, l’interpretazione di una malattia, in altre culture, come quella della più antica tradizione siciliana, viene attribuita alla magia, alla stregoneria, a quella che viene definita in senso antropologico  Teoria interpersonale della malattia. Secondo questa antica concezione, il malessere non è provocato da microrganismi, ma da conflitti scatenati dalle relazioni sociali.

Se una malattia ha una causa sociale, anche la cura deve essere tale. Pertanto, un guaritore deve risolvere il problema sociale che ha provocato lo stato di malessere.

In Sicilia esistono due figure: il magaru – chiamato anche maaru, magara o maara –  ed il ciarmavermi. Il magaru è colui che sa fare o disfare una fattura. Nella pratica delle fatture oltre al magaru c’è il santu/a,  persone a cui viene attribuita la qualità di santo. Questi ritengono di essere guidati da Dio ed utilizzano nelle loro pratiche mistiche oggetti sacri. La differenza tra il maaru ed il santo è che quest’ultimo è solo liberatore delle fatture e non creatore di esse.

Il ciarmavermi, definito anche “chiddu chi danna” o “pircanta i vermi” sono dei terapeuti. Si ricorre ai ciarmavermi per mali fisici come slogature, mal di stomaco, ittero, dolori mammari, porri, ecc., ma anche per diagnosticare, ed eventualmente togliere, il malocchio (nelle sue forme deboli). Tutti i mali curati dai ciarmavermi derivano da uno “scantu”, un fatto di ordine naturale, ammenoché derivi da un’operazione magica, da una fattura che rientra nelle competenze tecniche del maaru.

Qual è la differenza sostanziale tra maari e ciarmavermi? La differenza sostanziale tra ciarmavermi e maari sta nel fatto che i primi si occupano della salute del corpo, della rigenerazione dell’equilibrio psicofisico; i maari, invece, hanno il compito di risanare gli equilibri psicosociali.

I ciarmavermi sono per la maggior parte donne anziane che hanno acquisito il sapere da una persona anch’essa anziana sul punto di morte.  Molte di esse affermano di essere state prescelte perché possedevano una virtù per nascita. In  tal caso le ciarmaverme dicono: “io nascivu ncurdata e fui vattiata a lu vancu”, ossia: ” sono nata con il cordone ombellicale stretto al collo e fui battezzata sulla panca stessa in cui fui partorita”. Una nascita come questa, così vicina alla morte, è considerata qualcosa di straordinario.

Come cura una ciarmavermi il male? La ciarmavermi diagnostica il male ricorrendo a vari espedienti quali la “cicaredda” (tazzina) per i vermi e “‘u piattinu” per il malocchio. Nel caso dei vermi viene posto sopra l’ombellico del paziente una tazzina da caffè unta ai bordi di olio e aglio: se la tazzina resta aderente allo stomaco significa che sono presenti i vermi. Invece, per controllare se il malocchio è stato fatto si versa dentro un pentolino con dell’acqua un pò di olio. In base al modo in cui si dispone l’olio si diagnostica la sua presenza.

Quella dei maari e dei ciarmavermi è un sistema di rappresentazioni della malattia radicato in un ambiente culturale il cui pensiero scientifico occidentale ne fa da padrone, lasciando l’antica tradizione magica ai margini, in un ambiente talmente ristretto le cui pratiche, con il passare del tempo, si stanno totalmente estinguendo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.