Il Sacerdote-Pastore di anime e di…..pecore.

di Franco Vasta

Fino a pochi anni fa, la pastorizia dell’area madonita rappresentava la più importante attività economica dei paesi montani del complesso montuoso. Le greggi e le attività ad esse correlate, occupavano gran parte della manovalanza presente nei territori e i pascoli diventavano oggetto di contese a volte anche aspre, come quella di questo racconto.

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Fino a pochi anni fa, la pastorizia dell’area madonita rappresentava la più importante attività economica dei paesi montani del complesso montuoso. Intorno al 1880, erano censiti nel comprensorio più di 100mila capi, tra pecore e capre, divisi nelle diverse aree: l’area a Sud, quella più montuosa, rappresentata dai paesi montani delle Petralie, Geraci, Gangi, Bompietro ed Alimena; l’area ad Est che comprende San Mauro Castelverde e Pollina; e poi i paesi collinari, ad Est Castelbuono, a Sud Isnello e Collesano, ad Occidente tutta l’area della Valle del Torto, Cerda, Montemaggiore Belsito, Aliminusa, Alia e Valledolmo. La pastorizia era una delle più redditizie, se non la più redditizia, attività dell’epoca, tanto che le greggi, e le attività ad esse correlate, occupavano gran parte della manovalanza presente nei territori e i pascoli diventavano oggetto di contese a volte anche aspre. La conduzione al pascolo delle greggi, diventò via via un fattore culturale oggetto di approfonditi studi da parte di sociologi che si occupavano dei comportamenti dei pastori nelle varie attività lavorative. Avete certamente sentito parlare della transumanza, dello spostamento cioè del gregge che, nei diversi periodi dell’anno, permetteva ai pastori di trovare verdi pascoli per sfamare il bestiame. Nel periodo Dicembre/Febbraio la transumanza avveniva in discesa dai monti al mare, si diceva transumanza “’nte‘ marini, nei paesi della costa, che per le Madonie erano: Cefalù, Lascari e Campofelice di Roccella. Il cambio dell’erba veniva chiamata muta”mentre per descrivere il cambio della rotta del pascolo, dalla montagna al mare e viceversa, si utilizzava la locuzione mutari l’armali”. Per lo svernamento degli animali si affittavano diverse estensioni di terreno nelle marine, le pecore in transumanza, infatti, non potevano attraversare i centri abitati, per evitare quello che Fernand Braudel, famoso storico francese, definiva: “un esercito di un paese di conquista”, descrivendo plasticamente ciò che accadeva quando pastori e pecore lasciavano le montagne, troppo fredde per il pascolo, per raggiungere le zone collinari e marittime. Non sempre però era possibile evitare il frastuono del campanio delle greggi in movimento, è ciò che accadde nel 1870 a Campofelice, qiuando un numero impressionante di pecore, circa mille, invase il paese. La transumanza da Collesano aveva raggiunto le porte del paese, che allora terminava dove oggi inizia il viale della provincia, in quel luogo, nei pressi delle case di Carmelo Fazio, era presente un bevaio. I poveri animali, alla vista dell’acqua, non vollero sentire ragioni e i pastori al seguitoin numero di dieci, tentarono di deviare il gregge per la via dello “stretto” (una contrada ad Est di Campofelice, oggi interamente urbanizzata) ma invano e le pecore entrarono in Campofelice. Fu un’ invasione ovina che rese felici i bambini e un po’ meno i genitori (consierata la pericolosità della pacifica invasione), che faticarono non poco per far rientrare in casa i propri figli. Il fattodi per sérientrava nella normalità degli avvenimenti quotidiani dell’epoca, tuttavia venne attenzionato dall’autorità comunale, che aveva un duplice interesse: quello della sicurezza e dell’ordine pubblico e un altro più materiale interesse, quello economicoconsiderato che il comune incassava la tassa sul bestiame presente nel territorio. Il proprietario del gregge era un sacerdote, Simone Militello di Montemaggiore Belsito, il quale, considerata la freddissima stagione invernale, fu costretto ad affittare le terre dell’ex feudo di Calzata per il pascolo degli animali che, in quell’anno, dovettero abbandonare anche la collina nel territorio di Collesano, ove solitamente svernavano nel periodo Dicembre/Febbraio. L’anno successivo, il comune di Campofelice scrisse a ruolo gli animali del sacerdote Militello; in numero di 1000 tra capre e pecore e in numero di 200 tra vacche e toriche che, per fortuna dei Campofelicesi, furono dirottati anzitempo nella valle dello stretto, non facendo ingresso in paese. L’iscrizione a ruolo fu eseguita per la complessiva cifra di lire 900; un’enorme boccata di ossigeno per le casse del comune in difficoltà economiche. Così facendo, il sindaco Francesco Grasso non solo dava nuova linfa allo scarno bilancio dell’ente, ma calmava gli agricoltori del Casale, che vedevano minata la possibilità di esercitare gli antichi usi nelle terre dei Furnari, in quell’eterna lotta tra pastori e contadini, che ha antichissime origini e che da sempre è argomento di innumerevoli racconti di scrittori siciliani. Il Sacerdote Militello, quasi sveniva alla lettura dell’ingiunzione di pagamento di lire 900, … Non devo corrispondere alcun pagamento, qui gli animali esistevano di transito, nel mentre pago lo stesso dazio nel comune di Montemaggiore Belsito mio domicilio”Questo il tenore del reclamo del prete che fu notificato al comune, ma anche al Tribunale.

Il Tribunale ordinò una perizia al fine di stabilire se il bestiame del sacerdote Militello era di transito o di permanenza nelle terre dell’ex feudo di calzata, gabellate allo stesso. Il comune rispose “picche”sostenendo che il reclamo fosse stato presentato quando il termine di pubblicazione del ruolo era “spirato”. Non solo, ma il Sindaco proponeva ricorso alla decisione del tribunale, presso la Corte d’appello di Palermo, e nel frattempo passava “… al pignoramento di alquanti covoni di grano nelle piane di Calzata per la detta cifra di lire 900 dovute per l’anno 1870 …”. Intanto, il povero prete “… ai sensi della legge di procedura civile depositava la detta somma presso l’usciere esecutore e percettore. Non essendo decisa la causa pendente presso la Gran Corte, il Municipio di Campofelice procedeva alla pubblicazione degli avvisi invitando tutti i proprietari a dichiarare il numero degli animali pel 1871…”.

Da parte del sacerdote Militello si faceva un secondo reclamo, sempre sulla stessa linea di difesa. Però, non essendo “ventolata” nessuna novità da parte del Municipio di Campofelice, si ordinava al percettore di esigere le stesse somme dell’anno 1870. Al sacerdote non restava altro che riproporre giudiziariamente ed amministrativamente” un nuovo reclamo … sendo le cose in tale stato, gli amici del detto sacerdote Militello (?) e persone interessate del Comune (?) han proposto un accomodamento ad evitare ulteriori spese, con un dubbio esito, dall’ una e dall’altra parte…” .

Il sindaco chiese un parere al Sottoprefetto di Cefalù, il quale, in modo pilatescorimandò al mittente la decisione sul da farsi. Il 2 di febbraio del 1872, il consiglio comunale fu convocato per 

“… decidere sui progetti di accomodo sulla vertenza comune  sacerdote Militello e precisamente:

1) Accettarsi l’offerta di transazione fatta dal parroco-pastore, di lire 400 annui, menomate dalle lire settantuno e centesimi quarantatre, a scomputo delle somme già pagate in eccedenza (500 lire) dal detto sacerdote Militello. 

2) Acconsentire alla renunzia alla lite tra il comune ed il Sacerdote, ed inibire a questo municipio a poter più insistere per la causa, valendo la presente come ampia renunzia.

3) Ordinare che la sopradetta cifra al netto difalcato il compenso annuo, in lire 328,50, fosse stanziata nei futuri bilanci, senza comprendersi nei ruoli futuri di bestiame il Sacerdote Militello

4) Per la somma che potrebbe venir meno nei bilanci 1871 e 72, il consiglio ove la bisogna esigge, riserba provvedere con altri fondi. 

5) Finalmente attesa la superiore transazione ed accordo, il detto sacerdote Militello resta facultato a poter far pascolare nell’ex feudo e piane Calzata, tutta quella specie di bestiame che a lui piacerà.

Fatto oggi giorno mese ed anno firmato dal Presidente, dal membro anziano, dal Segretario Comunale e dal Sacerdote Simone Militello, parte interessata…”. 

Come sempre la saggezza ed il buon senso ebbero la meglio, il comune incassava una cospicua somma per due anni, il Sacerdote/Pastore, “piangeva con un occhio. Una delle sfide della Chiesa Cattolica è sempre stata “far sì che i sacerdoti siano, in tutto e soprattutto, pastori del Popolo che è stato loro affidato”, bè, in questo caso possiamo certamente affermare che il Sacerdote Militello è stato assolutamente un buon pastore… alla prossima!

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