Cous Cous Fest 2018: #emozioniunite

di Rossella Vasta

In uno dei borghi marinari più belli e caratteristici, San Vito Lo Capo, non ancora investito dal turismo di massa – soprattutto a settembre – il Cous Cous Fest regala la possibilità di godere di un ultimo scampolo di bella stagione, di una vacanza all’insegna della cultura, delle eccellenze enogastronomiche, del mare cristallino, e del relax nella Sicilia più autentica. Ospiti di Palermo Prime, il sindaco Giuseppe Peraino e il partner e CEO della Feedback Srl (producer dell’evento), Canzio Marcello Orlando, esprimono le loro impressioni a conclusione della 21° edizione.

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Il Cous Cous Fest potrebbe essere stato inventato per quelli che non si arrendono mai alla triste dipartita della stagione estiva, in realtà è molto di più. Questa rassegna nasce circa venti anni fa, senza grosse pretese, grazie a Giuseppe Peraino, sindaco dal 1998 al 2008, che ci ha creduto fortemente. Rieletto nel 2018, a distanza di 10 anni, Peraino riprende in mano la sua creatura, con un’emozione e un entusiasmo mai provati prima, come racconta nell’intervista che segue.

Anno dopo anno il festival diventa una best practice di livello internazionale, grazie all’incessante lavoro della grande squadra di professionisti dell’agenzia di comunicazione palermitana Feedback Srl. Quest’anno, la rassegna internazionale enogastronomica più nota del Mediterraneo, si è aperta il 21 settembre, contrassegnata dall’hashtag “#emozioniunite”. Il festival, per chi non lo conoscesse, parte proprio dall’idea del cibo come strumento di integrazione culturale: come i granelli del cous cous, piatto protagonista, la manifestazione diventa il pretesto per “incocciare” culture e tradizioni diverse, diventa simbolo dell’unione dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo e della loro storia.

“Ieri sera siamo stati a cena con le delegazioni internazionali: dieci Paesi, tutti gli chef, tutta la giuria e la conduzione. Molti di loro non si erano mai incontrati, si sono conosciuti in questo posto. Anche quest’anno si è ripetuto questo rito bellissimo – racconta Canzio Marcello Orlando, partner (assieme a Federico La Cavera e Roberto Vecchioni) dell’agenzia di comunicazione palermitana Feedback Srl, producer del Cous Cous Fest – al di là della competizione  – continua Marcello –  quando vedi, in cucina, chef di tutto il mondo che si aiutano l’uno con l’altro e si agevolano, nonostante ci sia una competizione che assegna un premio e che ha un significato in termini visibilità (perché vincere questa gara significa sicuramente andare alla ribalta nazionale dei media e quindi lavorare di più), pensi che davvero la cucina unisce! Ricordo che anni fa un alto prelato disse ‘a tavola non si litiga mai’ ed è proprio vero, questa è una delle soddisfazioni più belle che ogni anno ci regala il Cous Cous Fest”.

Anche quest’anno il Cous Cous Fest ha registrato migliaia di presenze, dieci giorni di appuntamenti in cui si sono susseguiti circa 40 cooking show con grandi nomi della cucina italiana e internazionale: gli stellati Norbert Niederkofler e Pino Cuttaia, Giorgione, Chiara Maci, Filippo La Mantia e Sergio Barzetti. Sul palco gli immancabili concerti di grandi artisti della musica italiana e internazionale tra cui Le Vibrazioni, Gemitaiz, The Kolors, ed Ermal Meta.

Tra le ricette dei Paesi in gara (Tunisia, Angola, Costa d’Avorio, Israele, Italia, Marocco, Senegal, Spagna e  Stati Uniti), a sedurre maggiormente i palati della giuria tecnica – composta da giornalisti e blogger e presieduta da Fiammetta Fadda (giornalista enogastronomica di Panorama) –  il cous cous tunisino di  Nabil Bakouss, ai fornelli del ristorante Joia dello chef svizzero Pietro Leemann, una stella Michelin. Alla delegazione tunisina è andato il premio offerto da Unicredit e consegnato da Roberto Cassata, responsabile delle relazioni con il territorio Sicilia di UniCredit.  “Mare Nostrum”, il cous cous al gambero rosso, harissa grigliata e hummus al finocchietto, vince “per l’originalità con cui ha interpretato questo piatto millenario e per l’abilità tecnica nel mescolare ingredienti e preparazioni così numerosi, che avrebbero potuto creare confusione e distonie – legge Fiammetta Fadda, sul palco della premiazione – ma si è condensata, invece, in un piatto di gradevolezza e armonia sorprendenti ed eccellenti”.

All’Israele, nella persona di  Moshe Basson, chef del ristorante Eucalyptus di Gerusalemme, è andato il premio, a firma Conad, per la migliore presentazione del piatto, mentre la giuria popolare, sempre protagonista, ha premiato il Senegal, con Ndaye Alioune Badara detto Paco, italiano d’adozione con alle spalle una commovente storia di riscatto personale, nonché discepolo del grande Gualtiero Marchesi.  Paco, oggi in Finlandia, si definisce ambasciatore della cucina italiana con il suo progetto “Pasta Fabbrica”. La sua ricetta è stata premiata con il riconoscimento offerto da Bia CousCous, consegnato da Luciano Pollini, amministratore delegato di Bia e da Raul Russo, capo della segreteria dell’assessorato  regionale del turismo.

Agli Stati Uniti, rappresentati dallo chef  Marc Murphy, gestore della catena dei ristoranti Benchmarc e membro del Diplomatic Culinary Partnership del Dipartimento di Stato americano, è andato invece il Premio Salute e benessere, offerto dall’azienda Visodent. A rappresentare l’Italia c’era Antonio Bellanca, lo chef agrigentino – originario di Grotte – unico chef siciliano in gara.

Ancora una volta il successo del Cous Cous Fest, regala a San Vito Lo Capo momenti di grande divertimento ma anche di riflessione. Nelle prossime righe l’intervista al sindaco Giuseppe Peraino.

Sindaco, lei è stato uno dei pionieri del Cous Cous Fest, lo ha ritrovato oggi a distanza di 10 anni, grazie alla sua rielezione come primo cittadino di questa città. Come si è evoluto questo festival in relazione anche ai cambiamenti, inevitabili, di questa cittadina.

In questi anni San Vito Lo Capo è cambiata tantissimo, consideriamo solamente un dato: dal 1998 ad oggi siamo passati dalle 130mila presenze ufficiali a quasi 700mila presenze, ma la cosa più importante è che queste presenze sono distribuite in una fascia temporale che va da maggio a novembre. Infatti, l’obiettivo mio, da sindaco che nel 1998 ha creduto a questo evento, era quello di creare una destagionalizzazione dei flussi turistici. L’idea di far nascere il Cous Cous Fest a metà settembre era proprio quella di allungare la stagione. I dati ci danno ragione: ancora oggi, San Vito Lo Capo registra presenze su tutte le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, non dimentichiamo che abbiamo circa 7400 posti letto distribuiti e questo è  molto importante. A fine agosto, in altre località turistiche, la stagione estiva chiude i battenti, qui è viva ancora per tutto settembre e ottobre e poi andremo ancora avanti, perché abbiamo in programma un altro evento importante dall’1 al 4 novembre, il Climbing, l’arrampicata che porta tantissimi amatori della montagna, non soltanto in quei 3, 4 giorni ma anche nella bassissima stagione. Sono prevalentemente arrampicatori turisti stranieri. Ma tutto nasce sempre da Cous Cous Fest, che ha consentito a San Vito Lo Capo di essere conosciuta in Italia e nel mondo e questo non può che farmi onore come primo cittadino di questo territorio. Il festival ovviamente è cambiato, si è modificato come tutte le cose che in un arco temporale si devono modificare in funzione delle esigenze e della presenza degli sponsor. Io ricordo che all’inizio, quando l’ente locale era l’ente che si assumeva l’onere economico della manifestazione, andavamo alla ricerca dei piccoli e medi sponsor, adesso, abbiamo sponsor importanti e naturalmente questo ha influito anche sulla diversa impostazione dell’evento. È ovvio che lo sponsor ha diritto di avere degli spazi e attorno a quelli si è costruito un evento che, devo essere sincero, si è arricchito anche in alcuni aspetti culturali e in più, rispetto alle edizioni passate, si è arricchito della partecipazione del pubblico, che si fa parte attiva delle gare e questo rende l’evento aperto a tutti e quindi tutti diventiamo attori di questa manifestazione.

Quanto ha influito, in termini di numeri e presenze, la chiusura dell’aeroporto di Trapani? Come intende agire in merito a questo annoso problema.

La chiusura dell’aeroporto di trapani è un dato naturalmente negativo per la provincia, per San Vito Lo Capo un po’ meno credo, soprattutto nell’altissima stagione, in bassa stagione influisce sicuramente tanto. Noi della provincia, come sindaci, ci stiamo muovendo con un progetto che è in fase di elaborazione e che stiamo stilando in collaborazione con il libero consorzio di Trapani, per la promozione del territorio. Questo progetto ha l’obiettivo, oltre a quello di far arrivare le tratte a Trapani, di andare a promuovere il nostro territorio, la provincia di trapani, anche in quelle città da cui partirebbero i voli.

La Sicilia è la regione dell’accoglienza, San Vito Lo Capo è un grande esempio di integrazione tra i popoli e non soltanto nel periodo circoscritto a questa manifestazione. Qual è la sua posizione su tale argomento alla luce degli ultimi avvenimenti e prese di posizione del governo nazionale?

Credo che San Vito vive, forse più di altre realtà, la presenza di extracomunitari. Noi abbiamo una cultura aperta all’accoglienza, ma ogni popolo ha delle regole e coloro i quali vanno a vivere in una determinata terra devono rispettare le regole di quel popolo. Chiunque deve avere la libertà e il diritto di vivere e di lavorare, ma onestamente e nel rispetto delle regole di quel Paese. Senza regole non si vive più in democrazia ma nell’anarchia sovrana. In questo senso noi lavoreremo per far si che i tantissimi amici extracomunitari, che cercano ristoro nella nostra terra, possano farlo rispettando le regole e non sfruttando un territorio che è di tutti.

Grazie Signor Sindaco. 

Grazie a Palermo Prime.

Guarda parte delle foto scattate durante l’evento a cura dell’agenzia di comunicazione Feedback Srl.

 

 

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