Massimo Milani, sono morta 1433 volte

di Matilde Caruso

Ne abbiamo già parlato qualche giorno fa, in occasione della parata di Palermo Pride. Oggi Massimo Milani, coordinatrice di Palermo Pride e fondatore di Arcigay Palermo, ha deciso di rispondere ad alcune nostre domande.

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Ciao Massimo, siamo felici di ospitarti nel nostro magazine. La prima domanda che vorrei farti è questa: come è cambiato il Pride negli anni? Si può parlare di cambiamento?

Il Pride, nato fin da subito come luogo di aggregazione e di liberazione di tutte le diversità, le identità e le vertenze sociali, non è cambiato. Al contrario, e paradossalmente, ha cambiato questa città rendendola più libera e più aperta mentalmente e credo che il Pride di quest’anno ne abbia dato prova tangibile.

Qual è stato, secondo te, il Pride più significativo svoltosi a Palermo?

Scelta difficilissima… beh, il primo Pride non si scorda mai, soprattutto perché fu una scommessa vinta alla grande. Quello nazionale del 2013 fu un successo clamoroso che ha coinvolto tutta la città in modo commovente, e poi che dire dell’ultimo… è stato, forse, quello con i più forti contenuti di resistenza contro le nuove risorgenti forme di intolleranza e razzismo dei nostri giorni, indimenticabile… Non fatemi scegliere!

È cambiata, e se si come, la visione e l’opinione della gente nei confronti dell’omosessualità.

È cambiata profondamente grazie ai movimenti, alle associazioni, al Pride e alla qualità di vita delle persone Lgbt. Tuttavia, anche se notevolmente migliorata, non dimentichiamo mai che siamo un Paese ancora fortemente maschilista, omo-fobico e transfobico. Quindi sempre massima allerta, mai abbassare la guardia: nessuna conquista dei diritti civili e sociali  è mai definitiva, ce  lo insegna la storia.

In occasione della parata, hai deciso di indossare gli abiti di una donna africana immigrata appena sbarcata. Hai messo assieme due realtà notevolmente discriminate: essere gay ed essere un’immigrata nera. È stata una grande risposta o provocazione verso il razzismo imperante. Spiegaci i motivi di questa scelta.

Purtroppo alcuni non hanno capito o aprrezzato e come al solito hanno giudicato solo da una foto, quindi ho sentito l’esigenza di scriverne i motivi in un mio post su facebook. “Sono 1443 finora, i morti quest’anno nel Mar Mediterraneo grazie alle politiche scellerate Minniti Salvini. Sono morta 1433 volte e passa per offese e insulti eppure, nonostante tutto, sono sempre rinata più forte e più fiera di prima, mai vittima passiva.
Sono morte molto di più di 1443 donne uccise e violentate da maschi violenti e possessivi e purtroppo non ci sono più, sono morti 1443 migranti, non sono mai arrivati ai porti, giacciono in fondo al più grande ‘mare di concentramento” del mondo: il Mare Mediterraneo.
Ogni persona che scompare perché fugge dalle guerre e dalla fame o anche perché sceglie di andare via dal proprio paese è una parte di me, di noi, che muore. Un pezzo di umanità, di civiltà che scompare, dobbiamo impedire tutto questo.
Un corpo, dipinto di nero un incarnarsi, un immedesimarsi nelle vittime, un invito alla empatia alla accoglienza alla solidarietà, fatto con molto rispetto, con un vestito scintillante fatto di coperte termiche dorate e argentate primo soccorso consegnate a tutti i migranti portati finalmente in salvo. Questo il senso della performance al Palermo Pride 2018”

C’è davvero bisogno di lottare contro il razzismo?

L’ho già accennato sopra e lo ribadisco, c’è una politica che per raccattare consenso e voti  crea un clima politico pericoloso, parla alla pancia delle persone, alimentando  paure insicurezza e quindi  razzismi e forme di intolleranza su  migranti donne, persone Lgbt.  Non è un  caso l’aumento di episodi di violenza contro i soggetti medesimi  di questi ultimi mesi, giorni.

Grazie Massimo per la tua grande disponibilità.

Grazie a Voi!

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