Sicilia’s Got Talent: Gabriele Belcuore e il suo “The Astronaut Boy”.

di Rossella Vasta

Abbiamo parlato di lui qualche giorno fa, in occasione di un Festival che lo ha visto protagonista, è nato a Caltagirone ed è un creativo. A Palermo Prime un altro giovane talento made in Sicily.

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Ha collaborato con società di produzione nazionali e ha lavorato all’interno del Gruppo di comunicazione di un partito politico presso l’Assemblea Regionale Siciliana, dove si è occupato di gestire, produrre, e sviluppare il settore video.
Il suo “The Astronaut Boy”, del 2016, ha ottenuto riconoscimenti internazionali: semifinalista al “Los Angeles CineFest 2016”, selezione ufficiale al “Kinosmena Short Film Festival 2016” “in Bielorussia; Finalista alla “Asia future Vision 2016” in Cina e nominato come miglior cortometraggio al “festival Cinédrones 2016” in Canada.
Nel 2017 arriva in finale al “Reporter Day 2017” il festival del video giornalismo a Milano con il reportage “Il business dell’immigrazione”. Scopriamo insieme chi è Gabriele Belcuore.

Gabriele, raccontaci un po’ di te.

Sono un FilmMaker siciliano, con la passione per il cinema. Amo il mio lavoro.

Ho iniziato presto a lavorare nel campo della fotografia e del videomaking, ho lavorato per alcune case di produzione nazionali, per programmi TV come “Città Criminale” e “Amore Criminale” della regista Matilde D’Errico. Ho fatto molti reportage, tra cui uno sull’immigrazione (selezionato dal Giornale.it al “Reporter Day 2017”) ed altri sui problemi ambientali di Gela (Reportage pubblicati dal fattoquotidiano.it).

Ho curato alcuni spot a livello nazionale ed infine mi sono dedicato alla mia più grande passione: il cinema.

Ho fatto così il mio debutto nel circuito festivaliero, grazie alla Bigtower Pictures (UK) che ha prodotto il cortometraggio “The Astronaut Boy”.

Di recente sei stato protagonista del Cefalù Film Festival, che ti ha visto sul podio con un secondo posto più che meritato. Che festival è stato e cosa ne pensi del corto che si è aggiudicato il primo posto?

È stato il primo festival in terra siciliana a cui abbiamo partecipato, moltissimi i corti di ottima qualità, sia per livello tecnico che per le sceneggiature proposte. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto, è stata una bella esperienza. Non conoscevo Elena Pistillo, un’ottima attrice e mi complimento per la sua vittoria.

Qual è il tema affrontato nel tuo “The Astronaut Boy” e perché hai scelto di affrontarlo?

 “The Astronaut Boy” racconta di un tema molto importante, che riguarda tutti i genitori, la sicurezza stradale. Il messaggio che volevo mettere in scena è quello che la vita è appesa ad un filo e tutto può cambiare in una frazione di secondo. Chi è alla guida ha una grande responsabilità, sia nei confronti dei propri figli che degli altri automobilisti sulla strada. Negli anni ho visto amici che hanno perso la vita a causa di incidenti stradali e per questo motivo ho voluto scrivere questa storia insieme agli autori del corto: Nicola Torregrossa ed Egidio Cottone (quest’ultimo al suo debutto da sceneggiatore). La vita non è un sogno come nei film e purtroppo non si può tornare indietro.

L’utilizzo della lingua inglese nel film, assieme alla scelta dell’astronauta, mi hanno dato una sensazione di smarrimento (positiva), quasi stessi assistendo ad un film muto del ‘900, Viaggio nella luna di Melies in particolare. C’entra qualcosa?

Ho visto quel film, diciamo che in parte è stato anche ispirato da quello. La scelta dell’astronauta è nata perché il film all’inizio era stato ideato per un festival organizzato dalla NASA a Houston (Texas), è da lì che abbiamo creato il soggetto. Il bambino protagonista aveva un sogno, diventare astronauta. 

Il tuo corto ha un unico scenario quasi surreale e meraviglioso, che posto è?

Alcuni anni fa, ho visto “Piano delle fate”, tra Cefalù e Isnello, sono rimasto incantato da quel luogo magico, mi dava senso di pace e di sicurezza, e l’ho trovato uno scenario adatto per le riprese del mio corto.

Come definisci il tuo stile artistico, c’è qualche regista a cui ti ispiri?

Ogni regista o videomaker cerca di creare il proprio stile. Per ogni lavoro che faccio, cerco sempre di ispirarmi a qualcuno di questi grandi registi: Brian de Palma, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, registi italiani come Stefano Sollima, Dino Risi, Sergio Leone.

Se dovessi rappresentare la Sicilia in un tuo film, quali sono gli aspetti dell’Isola che ti piacerebbe mostrare?

La Sicilia è conosciuta nel mondo sia per gli aspetti  positivi, (cultura, cibo, paesaggi mozzafiato) che per gli aspetti negativi, (mafia, microcriminalità e disoccupazione elevata). Vivo in una terra di grandissima cultura, ma afflitta da grandi problematiche sociali. Mi piacerebbe, un giorno, raccontare la storia degli uomini siciliani,  persone straordinarie, semplici, generose, innamorate della propria terra e della vita.

Quanto è difficile il tuo mestiere in Italia e in particolare in Sicilia?

Ti basti pensare che il mio primo corto è stato prodotto da una casa di produzione inglese. Questo già la dice lunga su quanto sia difficile e complicato trovare risorse e potenziali investitori che credano nel tuo progetto.

Grazie Gabriele.

Grazie a te Rossella.La Sicilia è sicuramente una tra le terre più amate dal cinema, per i luoghi che fanno di essa un vero set cinematrografico a cielo aperto ma soprattutto, ahimè, per le comparse. Esiste da tempo, almeno sin dagli anni sessanta del secolo scorso, un fermento che rimane sottaciuto e inascoltato; un vero peccato considerato che questa terra potrebbe vivere di cineturismo. Un’altra occasione mancata, che necessita di snellimento burocratico, sostegni economici con un corretto utilizzo dei fondi europei e soprattutto la messa a sistema dei diversi sta­ke­hol­ders.

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