Dieci domande sulla raccolta differenziata che tutti si pongono con risposte semplici e immediate.

di Epifanio Giardina

Dieci domande sulla raccolta differenziata, che tutti si pongono ma a cui spesso non sappiamo dare una risposta, ciò si riflette inevitabilmente nello scorretto conferimento dei rifiuti e nella mancata comprensione dell’importanza della differenziazione. Il geologo Epifanio Giardina ha risposto in maniera semplice ed esaustiva ai dubbi più ricorrenti.

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Che cosa è un Rifiuto?

Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. (art. 183 comma 1 lettera a d.lgs. n 152/2006).

L’intento del legislatore è quello di non dare una definizione oggettiva di rifiuto, infatti, secondo la normativa, un oggetto diventa rifiuto solo se il detentore abbia un comportamento che faccia capire in maniera inequivocabile che esso voglia disfarsene, eccezion fatta per le sostanze che, per obbligo di legge, devono essere smaltite.

In pratica se ho un mobile vecchio sulla mia auto, esso non è rifiuto in quanto non si palesa la mia intenzione di disfarmene finché non compio l’azione di buttarlo, se, invece, ho sulla mia auto un recipiente in amianto, esso è un rifiuto, in quanto è tra quei materiali che la legge m’impone di smaltire ed, in questo caso, incorrerò in sanzioni amministrative e penali per traffico illecito di rifiuti pericolosi.

Che cosa è la Raccolta differenziata?

L’art. 183 comma 1 lettera p del D.Lgs. 152/2006 ci fornisce in maniera precisa la definizione di Raccolta Differenziata (articolo così modificato dall’art.10 D.Lgs. 205/2010): La raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separata in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico. Quindi la normativa spiega che i rifiuti devono essere separati per semplificare i processi di riciclo.

Cosa si può conferire nella raccolta differenziata?

In Italia i rifiuti riciclabili che vanno nella raccolta differenziata sono, con poche eccezioni, gli imballaggi. Il resto, anche se riciclabile, segue altri percorsi di avviamento al trattamento. A quest’ultima categoria di rifiuti appartengono: pneumatici fuori uso, mobili vecchi, vecchi elettrodomestici, batterie per auto, farmaci scaduti, pile, lampadine, neon, etc…

 Per provvedere al loro smaltimento, essendo vietato l’abbandono accanto ai cassonetti, bisogna seguire le istruzioni del proprio comune di residenza, generalmente:

  • I comuni, per mobili ed elettrodomestici, organizzano un servizio di ritiro gratuito a domicilio previo appuntamento
  • Possono essere portati al centro di raccolta comunale
  • La legge “Uno a Uno” prevede l’obbligo, per chi vende apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAAE) di offrire gratuitamente ai consumatori il ritiro dell’usato
  • Per le pile usate, i farmaci scaduti e gli abiti vecchi, generalmente, ci sono dei contenitori per la raccolta dislocati in punti strategici di ogni comune.

Che cosa è un imballaggio?

L’art. 218 D.lgs. 152/06, al comma 1, specifica che si intende per imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo.

In pratica gli imballaggi sono gli incarti dei prodotti.

Chi ricicla i nostri rifiuti?

Sono i cosiddetti consorzi di filiera che garantiscono il ritiro dei rifiuti delle sei categorie principali d’imballaggio raccolti in modo differenziato.

Questi sono: per carta e cartone Corepla Consorzio Nazionale Raccolta Recupero Riciclo Imballaggi a Base di Cellulosa, per l’acciaio RICREA Raccolta e Riciclo Imballaggi Acciaio, per l’alluminio CIAL Consorzio Nazionale Alluminio, per il legno RILEGNO Consorzio Nazionale per la raccolta ed il recupero del legno, per la plastica COREPLA Consorzio Nazionale Raccolta Recupero Riciclo dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica, per il vetro Co.Re.Ve. Consorzio Recupero Vetro.

Una volta raccolti dove vanno a finire?

I consorzi garantiscono la lavorazione degli imballaggi in impianti convenzionati chiamati “piattaforme” e, in seguito, li consegnano al riciclatore finale che può essere un singolo impianto di lavorazione (come le vetrerie) o un intermediario accreditato che venderà i rifiuti lavorati, gli imballaggi quando escono dalle piattaforme hanno perso la qualità di rifiuto e sono materie prime (chiamate materie prime seconde).

Quanto ci guadagniamo con la Raccolta differenziata?

I consorzi di filiera coordinati dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), in cambio dei nostri rifiuti ci riconoscono un contributo, che viene incassato dal nostro comune di residenza, questo contributo varia a seconda della tipologia d’imballaggio in questo momento i contributi per ogni tonnellata di rifiuto conferito sono i seguenti:

Bottiglie di Plastica                 300 €/t

Plastica Film                          150€/t

Alluminio                                500 €/t

Vetro                                      45 €/t

Carta e Cartone                     100 €/t

Acciaio                                   100 €/t

Legno                                     16 €/t

Questi sono i rimborsi massimi previsti e possono variare a seconda della qualità del rifiuto.

Ma se sbagliassimo a differenziare?

Il rimborso riconosciuto dai Consorzi dipende dalla qualità dei rifiuti differenziati portati a conferimento, la qualità viene segnata nel formulario, che è il documento di trasporto dei rifiuti, identificando i rifiuti con una classe. I rifiuti migliori sono di classe A, i peggiori sono di classe D, il rifiuto di classe D viene “pagato” pochissimo o non viene pagato, la qualità dipende dal materiale estraneo presente nella differenziata. Il caso più diffuso è quello della porcellana nel vetro, la porcellana non è riciclabile ma è errore comune buttarla nel vetro, una quantità eccessiva fa considerare il carico impuro la fa scendere di classe. Nei casi limite, il carico non viene accettato e viene mandato in discarica, in questi casi i costi per il comune sono elevatissimi, questo, infatti, oltre ad avere già sostenuto i costi per la raccolta ora deve pagare la discarica, i costi di trasporto, lo straordinario per l’autista che deve tornare indietro con il carico.

È possibile che i consorzi di filiera facciano dei controlli a campione per verificare la qualità del materiale differenziato portato a conferimento.

Ma quando si paga per conferire la raccolta differenziata?

Il conferimento degli imballaggi è gratuito quindi, oltre ai rimborsi CONAI, si deve considerare un guadagno di altri 80 €/t derivante dai costi di conferimento in discarica non sostenuti.

E l’organico?

Per i rifiuti organici si deve fare un discorso a parte, per essi non è previsto alcun rimborso e il conferimento costa come il conferimento dell’indifferenziato. Non ci sono, dunque, economie immediate per la raccolta differenziata dell’organico, i vantaggi sono ambientali e i vantaggi economici si vedono a lungo termine.

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