Il Papa a Palermo e Don Pino nel cuore: oltre le polemiche

di Rossella Vasta

Cosa è rimasto di vero e autentico, a Palermo, dopo le tante chiacchiere e lamentele dei giorni antecedenti la visita del Papa? Le parole del Santo Padre, nel il ricordo sempre vivo del grande Padre, mai “Don”, Pino Puglisi.

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Sarò anche tacciata di presunzione nell’affermarlo, ma credo anche di non essere stata la sola a pensarlo: mai una Santa Messa del Papa ha avuto scenario più bello! Da un lato il mare azzurrissimo e calmo, dal’altro il Monte Pellegrino e il castello Utveggio, sullo sfondo dell’altare il quartiere Brancaccio, i colori splendenti di un sole caldissimo di metà settembre, un’enorme folla sgargiante di circa 100.000  tra fedeli e gente comune, giunti da tutta Italia e da ogni angolo della Sicilia e poi, nell’aria, la presenza costante, anche se intangibile di “3P”, Padre Pino Puglisi. Il suo ricordo e la sua essenza nelle parole del Papa e nei sorrisi dei tanti presenti.

Dopo tante polemiche e discussioni in materia di piani traffico, pulizia, conti e “cunti”… di cui siamo i numeri uno del mondo, Papa Bergoglio lascia questa città affidandole parole di speranza e immenso affetto. Ma c’è una persona che nonostante l’atroce dipartita, mai se ne andrà del tutto. È Padre Pino Puglisi, morto esattamente 25 anni fa nel giorno del suo compleanno, il 15 settebre. “3P” (Padre Pino Puglisi), così voleva essere chiamato, rifiutando pedissequamente l’appellativo di “Don”, per distinguersi dai padrini mafiosi che nel loro codice linguistico, così venivano denominati.

3P era figlio di un calzolaio e di una sarta, una famiglia molto umile di una delle borgate più povere di Palermo, il quartiere Brancaccio. Nel 1960 Pino viene ordinato sacerdote e 10 anni dopo presta il suo servizio a Godrano, un paesino difficile della Provincia di Palermo, segnato dalla faida tra due famiglie mafiose che il prete, grazie alla sua opera di riconciliazione, riuscì a riappacificare. Nel 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, due anni dopo fonda il Centro Padre Nostro, un porto sicuro e uno spazio aperto a tutti, dove diffondeva quella cultura che aiutò tanti “picciriddi” ad uscire fuori dal vortice mafioso, un luogo deputato all’evangelizzazione e dove si svolgevano attività semplici, come il supporto alle qutidiane commissioni per gli anziani, di fatto sottraendole al monopolio mafioso dei fratelli Graviano, affiliati alla famiglia del boss Bagarella. Proprio a loro si rivolgeva spesso durante le sue omelie o sul sagrato della chiesa, a loro che furono i mandanti della sua uccisione. Erano le 22 e 45, quando nel Piazzale Anita Garibaldi, vicino al portone della sua abitazione, Padre Puglisi sobbalzo alle parole di Gaspare Spatuzza, “Padre, questa è una rapina”, seguite dal colpo alla nuca di Salvatore Grigoli. Il pentito racconta di come Padre Pino li accolse con il sorriso di qualcuno che si aspettava ciò che stava per accadere, un sorriso che non fece dormire la notte il suo uccisore. “Questo prete rompeva le scatole” – dice Grigoli – “e questo bastava a farne un obiettivo”

Pino Puglisi è il primo martire di Mafia, una decisione netta da parte della Chiesa che nel 1994 mette nero su bianco l’incompatibilità tra Mafia e Vangelo: da questo momento colui che uccide per mafia viene considerato alla stessa stregua di chi rinnega il suo battesimo. Un atto dovuto per chi, come Puglisi inizia, col suo operato, a sconvolgere il codice finto/religioso mafioso a partire dal percorso delle processioni, non più sotto i balconi dei boss, ma nei vicoli degli ultimi e nei tuguri, eliminando in tal modo la scandalosa pratica dell’inchino della statua, portata in processione, sotto i balconi dei mafiosi.

Il 28 giugno del 2012, Papa Benedetto XVI, durante un’udienza con il cardinale Amato, concede la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio e il 25 maggio 2013 viene celebrata la cerimonia di beatificazione nello stesso Foro Italico di Palermo. Oggi si parla della possibilità di fare assurgere padre Puglisi a patrono di Palermo, assieme all’amata Santuzza. Come quest’ultima Pino, anche se non ci riuscì fino in fondo, tentò di liberare Palermo da un altro tipo di peste, pagando con la sua vita.

Della visita di Papa Francesco a Palermo, ci rimarrà (oltre che le esilaranti vignette diffuse sui social network), un’Omelia semplice ma potente, in cui ha ricordato, se solo ce ne fosse bisogno, l’importanza del servizio di Padre Puglisi nel seminare il bene, in silenzio. “Dio ci liberi dal vivere al ribasso e da una vita piccola che gira allarno ai piccioli … abbiamo bisogno di uomini di amore e non di onore, ai mafiosi dico di cambiare, ai mafiosi dico “convertitevi”!” Parole chiare e nette, che ricordano che la conversione è possibile per tutti, così come lo stesso 3P auspicava, e che tracciano una strada sul prato del foro italico e su Palermo tutta, da percorrere, nel nostro piccolo, ogni giorno della nostra vita.

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