Diciannove Fanali a Petrolio

di Franco Vasta

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Probabilmente, se alla fine della nostra piccola ricerca sulla storia della Campofelice post-unitaria, dovessimo decidere di raccogliere tutti i racconti che abbiamo pubblicato – grazie alla disponibilità della rivista Palermo Prime – in un libro, la scelta del titolo ricadrebbe proprio su quello dello scritto odierno: 19 Fanali a Petrolio. In realtà, quando due anni fa iniziai la mia ricerca, fui letteralmente rapito dalla storiella che qui racconto, ed è per questo che fin da allora, tra me e me, decisi che sarebbe stato questo il titolo da dare ad un’eventuale pubblicazione. Rileggendo i racconti fin qui pubblicati, altri e più altisonanti potevano essere i titoli in lizza, ma la storiella che vado a raccontare, più di altre, ha sollecitato la mia curiosità al punto di trasportarmi con la fantasia in un viaggio nella Campofelice di fine ‘800. Ho visto la piazza principale con la vasca al centro ed un fanale sopra, ho visto le strade scarsamente illuminate, ho incontrato Padre Peppino Jannè, Pasquale Cipolla, il segretario comunale Antonino Vaccaro e tutti i protagonisti di questo breve racconto, che ci aiuta a scoprire un passato altrimenti sepolto tra la polvere d’archivio e l’incuria del tempo. Non so se ricostruire la memoria storica di un piccolo paese sia un’operazione utile alla comunità, spero e penso di si, ma anche se non lo fosse, in generale potrebbe sicuramente soddisfare singole curiosità di cittadini che intendono conoscere, hanno voglia di sapere, perché la ricerca di identità e la costruzione della memoria hanno possibilità di riuscire solo se è presente nell’individuo la volontà di ricordare.

Il bisogno crescente di conoscere condiziona anche la scelta dei fatti da narrare, nel senso che chi ha sete di sapere non riesce a selezionare gli avvenimenti oggetto del racconto, anche le storielle a prima vista più banali, senza importanza storica intrinseca, sono oggetto di approfondimento per ricostruire non la storia, ma le storie: storie di vita quotidiana, storie di uomini più o meno importanti, che con il loro vissuto hanno delineato i tratti distintivi di una comunità.

Il breve racconto che voglio narrarvi si occupa di un semplice fatto che interessò Campofelice per molti anni e divenne per l’epoca una questione di importanza primaria, tanto da interessare intere sedute consiliari per diversi giorni: l’illuminazione pubblica. Se per altre questioni poste all’ordine del giorno del consiglio comunale vi era una certa superficialità nell’affrontare gli argomenti, quando si trattava dell’illuminazione pubblica, vi era un’attenzione particolare e meticolosa, che generava più di una perplessità. L’appalto della illuminazione pubblica discendeva da un regolamento con ben 21 articoli che ne disciplinavano, in modo maniacale, l’affidamento. I fanali a petrolio che si trovavano dislocate nelle vie, piazze e vicoli dell’intero paese, erano in totale 19, compreso quello sistemato sopra la vasca posta al centro della piazza ottagonale. L’obbligo dell’appaltatore era quello di accenderli tutti a partire dalla mezzanotte e fino all’una e mezza, nel senso che l’operazione di accensione doveva svolgersi necessariamente in quel lasso di tempo di 90 minuti. Si doveva assicurare, in tutte le stagioni dell’anno, l’illuminazione notturna per almeno 6 ore e minuti trenta, tranne per il fanale che si trovava al centro della piazza principale, che doveva restare acceso “…fino allo spuntare dell’aurora…”. Fino alle 4 e minuti trenta della notte, l’illuminazione doveva essere totale, da quell’ora in poi “… in mettà …”, doveva cioè diminuire di intensità. A turno, le guardie campestri comunali dovevano vigilare sulle operazioni di accensione, dimezzamento e spegnimento. I fanali dovevano essere “… di prima forza di luce, ognuno largo centimetri sedici e con lucignoli correlativi alla prussiana …”. Per l’approvazione del capitolato d’oneri di altri appalti e servizi, il consiglio comunale si esprimeva su elaborati preparati dagli uffici, che in seduta consiliare”…si davano per letti…”, per il capitolato d’oneri della pubblica illuminazione, invece, il verbale di deliberazione doveva riportare articolo per articolo, senza tralasciare nulla, in modo esageratamente dettagliato: “…l’appaltatore sarà obbligato di mantenere bene accesi tutti i fanali fino a far del giorno nelle feste principali del S.S. Crocifisso e di Santa Rosalia, cioè per due giorni di ogni festa compresa la vigilia, nonché gli ultimi due giorni di carnevale e la notte del Venerdì Santo. La illuminazione non avrà luogo nelle quattro sere e notti del plenilunio, eccettuato da questa convenzione il fanale di mezzo la piazza, ossia sopra la vasca, il quale resterà sempre acceso. Nel caso che nei tempi invernali, nelle sere di plenilunio, la luna si trovasse ottenebrata allora il Sindaco è nel diritto di ordinare la illuminazione dei fanali senza che l’appaltatore possa pretendere compenso alcuno. L’appaltatore è tenuto di pulire bene i cristalli, di smeccolare i micci delle lampade e tenerli piene di petrolio affinché dette lampade accendano bene splendidamente onde la fiamma elevarsi al di sopra della culotta metallica non meno di centimetri tre, e per la lunghezza del lucignolo di millimetri venticinque nella massima larghezza. Per tale oggetto ciascun fanale sarà provveduto, a spese del Municipio, di una misura metallica a fine di misurare l’altezza della fiamma in ogni tempo, e l’appaltatore andrà soggetto ad una multa di lire 2 per ogni fanale che non si trova nelle suespresse regole.”  E ancora “… l’appaltatore dovrà mantenere un locale apposito pel deposito del petrolio ove pure conserverà i tubi, lucignoli ed altro, i quali saranno siggetto alla visita del Municipio, e l’acquisto dovrà essere tale da non fare sperimentare nemmeno per un giorno la mancanza, se verrà meno l’appaltatore a tale fornimento, il municipio ne ordinerà l’acquisto a spese dell’appaltatore, arrestando i mandati di pagamento e sequestrando la somma di deposito nella cassa comunale. L’appalto è fissato in lire 900 annue, le offerte saranno ricevute col sistema della estinzione della candela vergine, e l’offerta non può essere minore a lire 5.”

Immaginate dunque il lavoro delle guardie campestri, che dovevano controllare i fanali, misurare l’altezza della fiamma, e dovevano agire di notte atteso che i fanali venivano accesi a mezzanotte. Come doveva essere Campofelice nelle notti d’inverno, quando il maestrale impetuoso porta il vento gelido del Nord, sono i pochi giorni dell’anno dove a Campofelice fa veramente freddo, esposto com’è alla “tramontana”. Le guardie campestri, Imburgia e Cascio, a turno in piena notte dovevano vigilare su quanto alta fosse la fiamma dei 19 fanali a petrolio. Il servizio doveva essere svolto, perché l’appalto era oggetto di continui reclami da parte delle ditte escluse. Il Principe di Monforte in persona, la notte della vigilia di Natale del 1888, nella sua qualità di Sindaco, si recò con le due guardie campestri per verificare che le piazze, i vicoli e le strade di Campofelice “fossero adeguatamente illuminate”, mentre in tutte le case del paese le famiglie erano riunite per aspettare l’avvento del Redentore. Ma perché tanta attenzione, tanta meticolosità per l’appalto della pubblica illuminazione? L’appalto era molto conteso da due appaltatori del comprensorio; i due per anni si erano scontrati per ottenere l’affidamento, che comprendeva la gestione e la fornitura del petrolio, la contesa non sempre era confinata nei limiti di una mera disputa commerciale. In altri paesi, come Gangi e San Mauro Castelverde, l’illuminazione pubblica notturna rappresentò un vero e proprio pericolo per la malavita dell’epoca. I briganti e i malviventi avevano bisogno dell’oscurità per agire indisturbati, a questo proposito vi invito a leggere il libro di Giovanni Nicolosi “ La Sicilia dell’Ottocento prigioniera dei Briganti Maurini”, nel testo si racconta il ventennio 1871/1894, proprio il periodo di nostro interesse, e di come fosse stata importante l’oscurità per le malvage azioni dei briganti. Il Sindaco di San Mauro Giuseppe Pace Turrisi, nel 1882 pagò con la vita la sua avversione nei confronti dei soprusi dei briganti maurini. Una delle azioni di contrasto al fenomeno del brigantaggio fu proprio l’approvazione del progetto di pubblica illuminazione a San Mauro. Capite perché fosse importante l’appalto della pubblica illuminazione? In una Sicilia afflitta da numerose piaghe si cercava di migliorare le condizioni di vita della popolazione ed il più delle volte i processi innovativi e di miglioramento si scontravano con l’arroganza di chi voleva che nulla cambiasse. Interessante anche un articolo di Salvatore Farinella, pubblicato su l’Eco delle Madonie del 25/30 maggio 2001, dal titolo “Quannu a Gangi s’addumavanu i fanali”, è utile riportare un estratto di quell’articolo, per meglio comprendere i fatti che stiamo raccontando.

 <<… Solamente gli anziani ultrasettantenni hanno memoria di quando a Gangi “s’addumàvano ‘i fanàli“, in un periodo in cui ancora l’energia elettrica neanche si sapeva cosa fosse. Fino ai primi decenni del Novecento infatti, giacché la pubblica illuminazione dovuta alla nuova energia avrebbe avuto inizio solamente a metà degli anni Trenta, il buio della notte rendeva le strade pericolose per la gran parte della popolazione ma sicure per chi voleva che l’oscurità divenisse sua complice.

Appena qualche ora di luce, dal momento che i fanali non rimanevano accesi per l’intera notte, e poi l’oscurità diventava alleata di manigoldi e latitanti e soprattutto motivo di terrore per chi aveva qualcosa da temere: “Al buio si cammina meglio”, sembrava che dicessero infatti i fuorilegge che in quel periodo infestavano la zona.

In quegli stessi anni il poeta dialettale locale, Francesco Paolo Polizzano, così descriveva in versi le condizioni del suo paese rammaricandosi dell’oscurità:

“… Li siri chi cc’è luna / cu l’ariu annuvulatu / è Gangi cunnannatu / a fitta oscurità … / pirchì è proibitissimu / addumari fanali, / nni pò veniri mali / mentri chi luna cc’è … / … Tenebri … in tuttu tenebri … / di tenebri ‘mpastatu / poviru sfurtunatu / paisi miu si tu ! …” (‘Na sira a Gangi)>>.

Una meravigliosa poesia che descrive esattamente quanto importante fosse la pubblica illuminazione in quel periodo, addirittura a Gangi quando c’erano le notti di plenilunio era vietato accendere i fanali anche se “l’ariu è annuvulatu”, mentre abbiamo visto che nel capitolato d’oneri che riguardava Campofelice, nelle notti di plenilunio in presenza di nuvole i fanali venivano accesi. A Campofelice non vi furono episodi legati al fenomeno del brigantaggio, ma in quel periodo si registrarono diversi agguati, che avvenivano a danno dei commercianti che attraversavano la carrabile Messina-Marine, oggi strada statale 113. Gli agguati avvenivano all’altezza del ponte sul fiume Imera, allorché gli ignari commercianti, che si recavano a Termini Imerese per l’approvvigionamento delle derrate alimentari, avevano il “carretto” vuoto ma le tasche piene di denaro, occorrente all’acquisto delle merci che allora avveniva in contanti e giornalmente. Per evidenti esigenze commerciali il viaggio avveniva di notte, posto che alle prime luci dell’alba si doveva fare ritorno nelle attività. Un’epoca difficile quella post-unitaria non solo per il comprensorio delle Madonie, ma in tutto il Sud della penisola, i benefici dell’unificazione tardarono a manifestarsi o non si palesarono mai, un ritardo che purtroppo continua a dividere in due lo stivale e che, semmai, negli ultimi anni ha marcato ancora di più la differenza. Campofelice di fine Ottocento però manifestava già segni di avanzamento sociale che in altri posti non si vedevano ancora, la volontà del Municipio di assicurare l’illuminazione pubblica notturna, in qualunque periodo dell’anno, è una piccola azione di trasparenza che se inquadrata nel contesto del periodo, dà la misura tangibile di una comunità che ha sempre avuto voglia di progredire. Anche questa pagina della nostra piccola storia finisce qui, i miei ricordi si fermano ad un lampione ubicato all’incrocio di via Breccia con Via Salvatore Cipolla, non so se quel corpo illuminante fosse uno dei 19 fanali a petrolio che hanno illuminato la Campofelice dell’Ottocento, certo resta il rammarico di aver cancellato parte della nostra storia con il progresso e la modernità, per fortuna nessuno potrà mai cancellare la fantasia e i sogni che ci aiutano a immaginare il passato, né alcuno potrà mai fermare la volontà di ricordare. Alla prossima!

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