Il sogno di una vita migliore

di Simone Di Trapani

Noi siciliani siamo i protagonisti del più grande esodo dell’epoca moderna, non dimentichiamolo mai quando qualcuno ci racconta che ci stanno invadendo.

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L’inizio di secolo del nuovo millennio verrà ricordato come figlio della più grande conquista del progresso umano: l’abbattimento virtuale di ogni confine materiale attraverso internet. Comunichiamo, acquistiamo, conosciamo senza alcuna barriera in tempo reale da ovunque a ovunque. Eppure, mentre internet collega gli esseri umani e li avvicina nonostante oceani di distanza, si sviluppa in tutto il mondo una sorta di stupido protezionismo dei confini nazionali. Fino a raggiungere vere e proprie forme di razzismo e xenofobia.
Nonostante, però, la stretta che in diversi Paesi rasenta la crudeltà, appare impossibile fermare i flussi migratori; del resto l’emigrazione esiste da quando l’uomo è sulla terra. E ogni anno milioni di persone si spostano dai loro luoghi natii spinti da guerre, carestie, persecuzioni o, più semplicemente, per cercare di migliorare le loro condizioni materiali di vita: coloro che la stampa definisce “migranti economici”, ma che io preferisco chiamare sognatori. Arrivano in tanti nella mia terra, la Sicilia: da sempre approdo naturale nel Mediterraneo è adesso una delle porte d’Europa, da dove si passa, ma difficilmente si resta.

Passeggio per la Vucciria, mi fermo a osservare delle conserve; proprio prima di arrivare in corso Vittorio Emanuele, ascolto un uomo sulla sessantina dire all’amico più giovane: “Devono sparare a mare, li devono annegare, qui non c’è spazio neanche per noi italiani”. Non ho né voglia né tempo per intavolare una sterile discussione con questo individuo bombardato dalla propaganda di una certa politica. Se quell’uomo avesse avuto una sola nozione di geologia saprebbe che è seduto in terra africana, se poi avesse avuto un minimo di conoscenza storica saprebbe che risiede in una città che è italiana da 150 anni su circa 2600 di vita, che è stata fondata da tunisini (fenici) e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti che comprano le sue conserve grazie al prodotto del meraviglioso meticciato tra arabi e normanni. Se poi quell’uomo si ricordasse di avere almeno un parente stretto fuggito dalla Sicilia per inseguire un sogno, allora avrebbe sembianze più umane.
Perché in Sicilia non si arriva soltanto: dalla Sicilia, soprattutto, si partiva e si parte ancora. E mi fa sorridere chi chiama esodo o invasione la migrazione di qualche decina di migliaia di Africani, quando solo all’inizio del ‘Novecento più di un milione di siciliani lasciarono la propria terra per fare fortuna per lo più oltre oceano. Perché gli italiani, quelli che devono venire prima, cominciarono da subito a opprimere il meridione e le isole, marchiando come briganti poveri contadini e dissidenti che provavano a lottare per un tozzo di pane. Così scappare da questa Italia, rivelatasi più opprimente persino del Borbone, era l’unica alternativa, soprattutto per chi voleva assicurare un futuro ai propri figli.
Milioni di siciliani in esodo verso il Nuovo Mondo e tra loro qualche brigante vero; come Salvatore Lucania da Lercara Friddi, meglio conosciuto come Lucky Luciano, uno di quegli italiani che esportarono la mafia, oltre a pizza, spaghetti e mandolino.

Agli inizi del secolo scorso non c’era internet, ma arrivavano le lettere: in “Sud America ci sono praterie sconfinate piene di bestiame e te lo regalano”, negli “Stati Uniti piovono dollari dal cielo”. E allora si partiva, attraversando l’oceano nelle terze classi delle navi, si partiva senza permesso e clandestinamente. E all’arrivo non si trovavano ghirlande ad accoglierti, ma periodi di quarantena, detenzione, miseria, razzismo e difficoltà di ogni genere. Però non si tornava mai indietro perché l’esodo dei siciliani pronti ad invadere il nuovo mondo non fu spinto solo dalla fame e dall’oppressione del regno d’Italia, quanto piuttosto dal sogno di una vita migliore, lo stesso sogno che noi nipoti e pronipoti di quei siciliani stiamo negando ad altri esseri umani.

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