Rocco e Antonia a Palermo

di Mari Albanese

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E lui venne a prenderla in una notte in cui pioveva il cielo. Pioveva senza sosta. Che i fiumi erano tornati ad esistere. E fu magia avvolta nella notte che è complice di chi si ama. La luna non sa cosa il sole svela, non può saperlo. E la tenne per mano, stretta, mentre la città correva col passo leggero di chi non si accorge della bellezza. Che ne sapeva Palermo di loro due. Di loro due che eppure la guardavano con gli occhi mai assuefatti dalla meraviglia. Intanto giravano le strade e le chiese, le piazze, i giardini. Un vortice che accarezza i capelli aggrovigliati che si perdono tra le lenzuola sempre uguali della solitudine. Blu e verdi a quadri, come le coperte di Ikea.

E che arriva proprio quando il freddo dell’anima aveva preso il sopravvento, inesorabile, truce. E suona musiche bellissime e maledette, di quelle che se avessero avuto 27 anni sarebbero morti l’uno abbracciato all’altro. Tossici, intossicati, fottuti. Ma nella notte l’età non si distingue…per me erano giovani, tanto e somigliavano a Rocco e Antonia. Un diario sessuo-poltico?

Intanto se ne stanno l’uno lontano dall’altro. È un fumetto di Andrea Pazienza. Mancano solo i portici di Bologna. Sono usciti in pigiama, li ho visti allontanarsi col passo allegro. A tratti volavano goffi come gabbiani, che si saranno detti mentre sparivano nell’orizzonte di una città che cattura e ammalia. Dove staranno andando, mentre il buio avvolge le strade e le ammanta di silenzio stantio e di umidità?

E lei ha il passo deciso della dolcezza e della durezza assieme, scansa gli abbracci sotto l’ombrello. Lui invece l’avvolge, sa di vino e fumo. Non posso perderli in questa notte. Che lei la riconosci dal passo elegante e deciso, persa nei suoi soliloqui cervellotici. Non so se riesce a parlare, ma pensa tanto. Lo si capisce proprio da come attraversa la città. Lui le sta avanti e tiene la strada. Ha il cammino della militanza politica e di chi deve sbarcare il lunario. Corre, sostanzialmente corre. Non può stare fermo è come se fuggisse dalla sua stessa vita. Ed ecco il centro storico che avvolgente li prende in cura, li nasconde.

Lei si è tolta il vestito al buio, poi si è lasciata scivolare, non prima di aver passeggiato le terrazze dalle quali puoi guardare la città dove respira affannoso il centro storico, ha masticato le parole dolci che non sa dire. Si è lasciata amare. Nel frattempo non ha esitato a parlarsi in silenzio. Con le gambe che non sapeva contenere e l’aria di chi non ha paura. E le vennero in mente tutte le cose che non sarebbe mai stata. E che era in quell’istante.

Lui si è tolto la maglietta, attorno le mutande disordinate di giorni, gettate come fazzoletti che nessuno raccoglie. Una borsa piena di solitudine e un tavolo con le sigarette spente di tante notti. Neanche lui parla molto, ma sorride con gli occhi, mentre dice a se stesso tante cose, tutte complicate. Sono stati, credo, in uno spazio aereo che sorvola il sottoproletariato urbano, almeno così li ho voluti immaginare.

E poi alle 8 del mattino il sole picchia e apre le persiane. I cani attraversano il silenzio e cagano accanto alle piante nel terrazzo.

Lei si è alzata coi calzini sporchi. Non aveva l’acqua, ne sono sicura. Che quando si vola ad alta quota l’acqua non serve. Avrebbe voluto bere, chiedersi dov’era. La terrazza accarezzata dal sole, i mattoni blu, le scale di ferro. Lui invece voleva solo baciarla e baciarla ancora. Impastato dalle parole che fanno il rumore delle cose non dette. Solo chi ama si bacia al mattino.

E lei trovò il bagno accanto alla camera da letto ed era tutto disordinato come una non –famiglia. Il tetto a vetri verso il cielo. Ed era stato un giorno perfetto come dentro una canzone di Lou Reed. Imperfetto nella sua assoluta mancanza di equilibrio. Trovò il tubetto del dentifricio senza tappo. Lo strinse  e attese sull’indice, ma non uscì nulla. Durezza del disordine, fiacchezza di pensieri stanchi che non trovano stasi. Sono giovani coi loro capelli rasta e quegli orecchini che luccicano sul viso, appesi ai denti, al naso, alla lingua. Ho immaginato i loro dialoghi un po’ simili a quello di Rocco e Antonia in “Porci con le ali”. Soliloquio impertinente della mente che non ha lo slancio per dire ciò che il cuore sente. Ma non li rivedo che dentro finte vetrine a galleggiare sui social più che nelle piazze. Come si galleggia quando il pudore lascia spazio alla libertà.

Probabilmente non li rivedrò più, Palermo li avrà inghiottiti nelle sue mille varianti barocche del vivere. Oppure li incontrerò all’improvviso e sorriderò felice perché per un attimo mi era sembrato amore.

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