Cartoline dal Ballarò

di Francesco Fustaneo

L’Albergheria, quartiere del centro storico di Palermo, perennemente in bilico tra rinnovamento e degrado e il Ballarò, pittoresco mercato storico, noto in tutta Europa e ormai tappa obbligatoria dei turisti che affollano le strade del capoluogo siciliano, sono diventati dei musei d’arte a cielo aperto. Tutto ciò grazie al lavoro di cinque artisti che hanno realizzato, sulle facciate dei palazzi esistenti, murales dai temi particolarissimi.

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La street art è approdata dunque anche nel cuore pulsante della città, dando un’enorme chance al quartiere interessato di reinserirsi con prepotenza tra gli itinerari culturali da proporre ai visitatori.

Il tutto è stato reso possibile, oltre che grazie al contributo degli artisti, dall’intervento dell’imprenditore Francesco Galvagno – che ha erogato i finanziamenti per l’affitto delle piattaforme aeree – e dalla ditta Piazza – fornitrice delle vernici. Prezioso poi l’impegno di Massimo Castiglia, presidente della prima Circoscrizione, nonché la collaborazione dei residenti e di alcune associazioni palermitane, su tutte Sos Ballarò.

Così, addentrandosi tra i vicoli di questo quartiere affascinante e multiculturale si potrà ammirare in via Luigi Villanueva, la maestria di Andrea Buglisi che, su uno sfondo blu-cielo, dipinge un colibrì in volo impegnato a sollevare col becco un masso legato a un filo. L’opera, intitolata Fides, rappresenta il senso delle sfide quotidiane, la vocazione per la libertà e l’utopia del cambiamento, un simbolo che si affianca bene Al desiderio di rinascita del quartiere e della sua città.

In corso Tukory, su una larga parete orizzontale, si potrà, ammirare la bravura di Alessandro Bazan, maestro di quella che un tempo fu la Scuola di Palermo. Faces are place raffigura una moltitudine variopinta di persone con naso e sguardo all’insù, come rapiti, estasiati da una scena spettacolare, lasciata però solo all’immaginazione dell’osservatore; è la gente di Ballarò dipinta con tratti che ricordano Guttuso.

È di  Fulvio Di Piazza, TurboBallarò, il murales che raffigura un vortice dinamico di pesci, quasi a evocare i  tipici banchi con pesce in vendita al mercato.

Igor Scalisi Palminteri, diversamente, sceglie il tema religioso per raffigurare due icone sacre della città: (in ordine cronologico di realizzazione) San Benedetto il Moro e Santa Rosalia. Quest’ultima, patrona della città, venerata dai suoi abitanti, non ha bisogno di presentazioni: il volto, per stessa ammissione dell’artista, somiglia un po’ a una sua amica, e al contempo a quello della moglie. “Sono stati gli abitanti del palazzo in Piazza del Gallinaio a chiedere la realizzazione dell’opera”, afferma Palminteri. Da qui l’idea, lo scambio di pareri con Buglisi e la decisione di richiedere la collaborazione degli altri tre artisti, per questa iniziativa denominata “Cartoline da Ballarò”. San Benedetto il Moro, altro non è che il co-patrono di Palermo insieme, appunto, a Santa Rosalia. L’opera si inserisce a gamba tesa nell’odierno, quanto mai sopito, dibattito “accoglienza-migrazioni”. “Ci troviamo in uno dei quartieri forse più multiculturali d’Italia – afferma l’artista –  e volevo far conoscere questa, che più di altre, incarna la figura del migrante contemporaneo: potremmo anzi definirlo un migrante di seconda generazione. Benedetto nasce a San Fratello, nel messinese, da una famiglia discendente da schiavi neri, viene accolto dalla città di Palermo e aggregatosi ai Frati, in convento, lavora come cuoco, come tanti altri migranti che approdano oggi in Italia: mi sembrava una figura perfetta da far conoscere ai palermitani”.

Scendendo dalle viuzze che collegano l’Ospedale dei Bambini e la vicina Piazza Indipendenza al mercato si giunge in  Vicolo Gallo, dove  il passante rimarrà estasiato dal ritratto del celebre Franco Franchi, forse il più noto dei volti palermitani nel mondo del cinema. Quest’opera, che  porta la firma di  Crazyone  è stata realizzata con la tecnica dello stencil, curvette capovolte che lo rendono astratto all’avvicinarsi. Al momento dell’inaugurazione, lo scorso primo agosto, era presente anche la figlia dell’attore, Maria Letizia Benenato, entusiasta dell’opera e dall’affetto ancora dimostrato dalla gente, a 25 anni dalla morte del padre.

L’arte come rinnovamento dunque, di un quartiere che negli anni ha oscillato tra resurrezione e appassimento. Un luogo, quello dell’Albergheria, che presenta tratti caratteristici e al contempo distintivi, che colpisce il turista col contrasto tra le opere di notevole interesse storico e architettonico e le palazzine spesso fatiscenti che le circondano. Divenuta ormai una delle zone forse più multiculturali di Italia, passeggiando tra le sue vie non passerà inosservato come il dialetto siciliano e le numerose lingue del Continente Africano dei residenti, si mescino tra loro, sovrapponendosi alle urla dei venditori delle bancarelle del mercato di Ballarò.

 La rinascita può partire da qui, non senza però una maggiore consapevolezza, da parte dei residenti, della preziosità delle opere d’arte impresse sulle mura del proprio quartiere e non senza un maggiore impegno delle istituzioni pubbliche e dei privati per rivalutare la zona, al fine di contrastarne il degrado e l’incuria.

Francesco Fustaneo, giornalista di diverse testate, scrive di economia, politica, cultura e sport. Laureato in Economia presso l’Università degli studi di Palermo, afferma di essere affascinato dalla città di Palermo, città in cui ha vissuto per sei anni.

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