Niente panico. Palermo non è sotto attacco!

di Rossella Vasta

No, non stavano programmando un attentato… ieri era il giorno dell’“Aid Al-Idha”, la “festa del Sacrificio”, la seconda ricorrenza religiosa più importante nel calendario musulmano dopo l’ “Aid al-fitr”, che chiude il periodo di Ramadan. Si tratta della festa celebrata, ogni anno, nel mese lunare di Dhū l Ḥijja, in cui ha luogo il sacro pellegrinaggio alla Mecca.

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Con buona pace di tutti i suoi abitanti, e non solo, state tranquilli… Palermo non è sotto attacco! Che poi – concedetemi l’inciso – suggerirei di utilizzare questa innata accortezza nei confronti dei nostri vicini e concittadini piuttosto… la storia, così come gli ultimi episodi di cronaca nera, ne sono conferma.

La festa del sacrificio ricorre, quest’anno, il 21 Agosto e prosegue fino al 25. E, mentre i musulmani sfoggiano i loro abiti migliori o quelli tipici della festa, uscendo per le vie della città a festeggiare, Palermo cala nel terrore e nella circospezione. Mentre passeggio per strada, ascoltando i passanti, non sono pochi coloro i quali si chiedono cosa stia succedendo. Un uomo domanda ad un altro “ma picchì ci su tutti sti arabi peri peri ?” (arabi?), una donna racconta ad un amico di averne visti circa 300 (questa nemmeno li nomina!), è stupita, incredula, dubbiosa, impaurita. Un’ultima, un po’ più anziana, dopo aver confabulato con la “compagna di curtigghio”, si avvicina, a tentoni, verso tre ragazze indiane. Le fanciulle portano un abito tipico, sono bellissime e coloratissime, la signora (come se per la festa di Santa Rosalia andassero da lei a chiederle il motivo della scelta del suo outfit …) domanda loro, con velata (molto velata) grazia, il perché avessero indossato quegli abiti. Le ragazze, con inaspettata gentilezza, spiegano l’arcano raccontando della festa e sciorinando compiaciute le gonne dai colori brillanti: ocra e bordeaux. La donna apprezza molto, porge loro i suoi complimenti e poi, voltando le spalle, si rivolge alla sua amica porgendole, finalmente, la risposta tanto attesa: “Giovà, u viristi chi su beddi? Nenti pi iddi oggi è festa, tipo comu u nostru Carnevale va!”. No signora… non è carnevale (così come la ricorrenza della Santa Patrona di Palermo non è un party di Halloween) quelli sono gli abiti della festa, tipici della loro cultura e gli uomini portano il Kufi sul capo non perche stanno architettando un piano d’attacco alla sicurezza pubblica, ma come indumento del cerimoniale della preghiera.
L’“Aid” – cui quest’anno ha partecipato anche il sindaco della città, che si è recato alla preghiera sacra del mattino, nei pressi del Foro Italico – ricorda il sacrificio del profeta Abramo, nel noto episodio in cui viene messo alla prova da Dio, che gli chiede di sacrificare suo figlio.

È evidente che forse non siamo ancora pronti ad accettare la multiculturalità tanto decantata. I musulmani che vivono all’estero, ma che vogliono comunque osservare la Sunna (atto non obbligatorio di fede), incontrano ancora non poche difficoltà legate ai pregiudizi. Tuttavia vi sono anche altre, seppur lecite, complicazioni pratiche.

Tale celebrazione prevede infatti, oltre ai momenti di preghiera e di convivialità familiare, il sacrificio di un animale, in genere una pecora che, come nelle pratiche più antiche, viene uccisa senza preventivo stordimento e lasciata morire, lentamente, tramite il dissanguamento. Un’usanza crudele, secondo i più, che suscita, ogni anno, la rabbia e la contestazione di associazioni, personalità di spicco e semplici cittadini. L’ AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) ha lanciato in questi giorni il suo appello, invitando i sindaci di tutti i capoluoghi e delle grandi città italiane “a vietare la macellazione clandestina in casa e a mettere in azione tutti gli strumenti di prevenzione e repressione contro il reato di macellazione clandestina.” Aggiunge poi il presidente Lorenzo Croce: “sia chiaro a tutti che la nostra condanna per le macellazioni rituali vale per tutte le feste religiose”. Anche Palermo si mobilita, Elio Ficarra, consigliere comunale gruppo Lega, dichiara alla nostra redazione tutta la sua indignazione: “La macellazione senza stordimento –  nonostante sia concessa per motivi religiosi – è una pratica, oltre che barbara, vietata nel nostro ordinamento. Si tratta di un’anomalia esistente ormai da fin troppo tempo e occorre prendere un provvedimento”. Ficarra auspica che il parlamento agisca, in tal senso, con leggi che impongano almeno lo stordimento degli animali.

Palermo è salva, speriamo che la stessa sorte tocchi alle “vittime” di questo sacrificio.

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