Peppone e Don Camillo in salsa Campofelicese.

di Franco Vasta

La guerra tra il Parroco e il Comune di Campofelice

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Il Sacerdote Giuseppe Iannè fu anche Sindaco di Campofelice ed era un valente amministratore; sua la battaglia per il nuovo Cimitero, per la stazione ferroviaria, e per altre opere importanti, insomma un amministratore caparbio, illuminato e capace. Da Sindaco del paese, per ovvi motivi, chiese l’ausilio di un “parroco coadiuvatore”, stante che “…l’unica Chiesa esistente in questo Comune pur manca di un numero di sacerdoti proporzionati alla popolazione e non può soddisfare il giusto desiderio dei fedeli, sia per le sacre funzioni, come ancora per quell’assistenza efficace che richiede lo stato dei moribondi, e quindi essere urgente che un coadiuvatore cooperi a questo sacro ufficio, con il solo sacerdote naturale della Comune per disimpegnare le faccende ecclesiastiche e stabilirgli frattanto un compenso, anche tenue, in rimunerazione delle sue fatiche, molto più che nessun patrimonio si ha la predetta Chiesa per potere retribuire l’opera di chi assiste et occorrere alle spese del culto”.

La verità era che il sacerdote Iannè, molto impegnato con gli incarichi di pubblico amministratore, non riusciva a far conciliare i due gravosi impegni con la dovuta diligenza. Doveva, di volta in volta, decidere se avere cura delle anime e quindi dei bisogni spirituali dei Campofelicesi o se, invece, occuparsi delle difficoltà degli stessi, ossia dei loro materiali bisogni. La seconda incombenza era in verità la più urgente e difficile, considerato però che oggi, con una popolazione quattro volte superiore, continua ad essere presente un solo parroco, forse la richiesta del Sacerdote Iannè apparve temeraria. E infatti l’opposizione protestò in maniera vibrante quando il 31 marzo del 1878 il Comune provvedeva in merito alla richiesta del parroco. Don Peppino Iannè non era certo il tipo da lasciarsi intimidire dalle proteste e nella duplice veste nominò un prete che potesse aiutarlo, la scelta cadde nel sacerdote Luigi Pace da Montemaggiore Belsito, “..con l’obbligo di prestare l’opera sua da oggi (31/3/1878) a tutto dicembre 1878, gratuitamente, potendo solo conseguire lo stipendio di lire 80 annue a far tempo dal primo gennaro 1879 in poi…”. Tutto ciò non piacque agli oppositori del Parroco, ma bisogna dire che, in generale, don Peppino Iannè era stimato dai parrocchiani, e non solo. Memorabile la battaglia per l’acquisizione al patrimonio comunale dell’edificio che apparteneva ai Frati Cappuccini di Gibilmanna, il Convento, così era chiamato l’edificio oggi di proprietà degli eredi del compianto Pasquale Vaccaro, proprio di fronte la Scuola Media G.B. Cinà (Qualcuno dei lettori, avrà sicuramente sentito parlare di un tale Fra’ Nunziato, presente nel Convento). In quell’edificio il comune vi stabili le scuole elementari maschili e femminili, il costo della compravendita fu di lire 470, l’acquisto fu materialmente eseguito dal segretario comunale Antonino Vaccaro, che in seguito lo cedette al Comune. Il municipio non poteva acquisire direttamente l’immobile, senza la preventiva autorizzazione dell’autorità provinciale e siccome “..i termini per detto acquisto stavano per spirare, si trovò l’espediente di farlo acquisire a persona di provata fede e moralità, la scelta cadde sul patriota Antonino Vaccaro, il quale prontamente lo cedette alla Comune…”. “I senza Dio”, così chiamava i suoi oppositori don Peppino Iannè, comunque non gradivano questa intraprendenza e questo decisionismo e di fatto con la nomina del parroco coadiuvatore, don Luigi Pace di Montemaggiore, iniziò una guerra a Campofelice tra il parroco e i “Senza Dio”, una sorta di “Peppone e Don Camillo” a parti invertite, tutta Campofelicese. Intanto il parroco portava in consiglio comunale anche il fratello Antonino, consolidando una posizione che, di fatto, aveva il predominio in comune, la cosa destò non poche preoccupazioni alla famiglia Vaccaro, che storicamente aveva sempre occupato i posti chiave nel palazzo di città. Cosimo Vaccaro era stato più volte consigliere comunale, assessore titolare e anche sindaco f.f., Gaspare Vaccaro era il tesoriere del comune e poi pure consigliere comunale e sindaco f.f., Antonino Vaccaro segretario comunale, Giuseppe Vaccaro insegnante delle scuole elementari maschili, Antonino Vaccaro fu Salvatore, consigliere comunale, Gaetano Vaccaro assessore comunale f.f da sindaco. Una dinastia al comune di Campofelice, non so se tutti erano parenti tra di loro, alcuni sicuramente, certo è che erano molto uniti e determinati a frenare il più possibile il dinamismo del sacerdote Iannè. Nel 1886 il fratello del parroco, Antonino Iannè diventa assessore titolare f.f. da sindaco e concede per quell’anno un sussidio, a titolo di alloggio, di lire 200 al di lui fratello Giuseppe e di lire 25 al “custode della Chiesa”. Il sussidio concesso al parroco del paese era stato, fino a quel momento, di lire 150 annue ed il custode della Chiesa non lo aveva mai percepito. Nel 1886 erano previste le elezioni per il rinnovo dei consiglieri comunali, la legge comunale e provinciale del 1865, stabiliva che le elezioni dovevano celebrarsi in primavera e comunque non oltre il mese di luglio. Per vari motivi a Campofelice si era arrivati a luglio e non era ancora stata fissata la data in cui dovevano tenersi le consultazioni elettorali, l’ultima data utile era domenica 25 luglio 1886, tutto faceva pensare che in quel giorno i pochi Campofelicesi che ne avevano diritto (soli uomini, proprietari), si sarebbero recati alle ore 10 antimeridiane presso la segreteria del comune nella piazza principale, per esercitare il diritto di voto. Non fu così, il sindaco fece annunciare che “..in detto giorno coincide la fiera del bestiame in Collesano ove concorrono diversi consiglieri ed elettori, e quindi mancherebbe un conveniente numero di individui, per cui è conveniente che le elezioni dei consiglieri comunali debbano avere luogo nel dì primo dell’entrante mese di agosto, alle ore 10 a.m. nel locale di questa segreteria, ossia casa comunale..” firmato Giacomo Ruggeri sindaco f.f..

Avete letto bene, si rinviavano le elezioni per la concomitanza con la fiera del bestiame in Collesano, incredibile! Quella decisione, fuori legge, fu pesantemente censurata dalle autorità superiori, ma le elezioni si tennero ugualmente domenica 1/08/1886, né il sacerdote Iannè, né il fratello Antonino risultavano più fra i consiglieri comunali eletti, la vendetta politica nei loro confronti non tardò ad arrivare. Nel 1888 don Peppino aveva richiesto, così come nel 1886, il canonico sussidio di lire 200 a titolo di alloggio per se medesimo e di lire 25 per il custode della Chiesa. La nuova amministrazione era a “marchio” Vaccaro, ben 4 consiglieri comunali: Antonino fu Salvatore, Giuseppe, Pasquale e Gaspare, mentre Gaetano Vaccaro era assessore titolare f.f da sindaco, Antonino fu Paolo segretario comunale. Tutto lasciava presupporre che il sussidio richiesto dal parroco sarebbe stato rifiutato, così fu. Ma il comune non si limitò a non aumentare l’importo così come era stato concesso l’anno precedente, il sussidio fu addirittura diminuito a lire 100, e nulla al povero custode della Chiesa. L’onta subita da Iannè andava lavata con un bel ricorso alla Regia Prefettura di Palermo, che lo accolse invitando il comune a rimediare. In altri contesti e, diciamolo pure, in altri paesi, il comune si sarebbe certamente adeguato ad una decisione del Prefetto, in altri paesi…. ma Campofelice è stato sempre un comune particolare: ribelle, rivoluzionario, ostile a decisioni che potevano lederne l’autonomia. I Vaccaro, infatti, rispedirono al mittente quella decisione. Il 29 gennaio del 1888 il Consiglio Comunale prese in esame il ricorso del parroco che aveva avuto l’autorevole parere favorevole di Sua Eccellenza il Prefetto di Palermo. Il sindaco Gaetano Vaccaro prese la parola, “… considerato, che il detto sacerdote Iannè, ad onta dell’invocato R. Decreto del 20 di novembre del 1879, sino a tutto il 1885, non ha mai percepito l’indennità di alloggio in lire 200, ma bensì sempre in lire 150, e solo al 1886 ottenne una tale indennità, per spirito di partigianeria, e perché in quell’epoca l’intiero consiglio era quasi tutto composto di suoi parenti, e perché in quell’epoca medesima, era un suo fratello che funzionava da sindaco, donde chiaramente emerge la non obbligatorietà di tale indennità in lire 200. Considerato che il sig. Parroco, sacerdote Giuseppe Iannè naturale di questo Comune, abita in casa dei suoi genitori e che quindi l’indennità accordatagli in lire 100 e più che sufficiente ai suoi precipui bisogni, dal momento che non abita da solo, e poi oltre a ciò, con lire 100 si ha facilmente in questo comune un comodissimo e decentissimo alloggio…”.

Pensate che il sindaco Vaccaro potesse chiudere il suo intervento in questo modo? Manco a dirlo alla fine “ci misi u carricu.” (rincarò la dose), “.. signori, questo Municipio in vista del continuo disservizio che ad ogni piè sospinto fa sperimentare il sig. parroco, per mancanza di assistenza ai moribondi, fu obbligato stanziare nel corrente bilancio la somma di lire 300, per altro prete, per tali motivi il reclamo del prete, per assenza di titoli e di obbligatorietà e per totale sua negligenza va respinto…”

Per il momento il sacerdote Giuseppe Iannè, parroco della Chiesa Madre Santa Rosalia di Campofelice, doveva subire non tanto la decurtazione del sussidio, ma la pubblica reprimenda del sindaco, cosa che lo ferì maggiormente. Per quanto riguarda invece l’altro reclamo proposto dal custode della Chiesa, Vaccaro fu ancora più tranciante, sarcastico “..considerato che nessun obbligo viene imposto dalle vigenti leggi al comune di concedere indennità a chi vuolsi chiamare custode della Chiesa e ritenuto che essersi allo stesso accordato le lire 25 per pochi anni addietro, non gli costituiscono nessun titolo, né una tale spesa può chiamarsi derivante da un qualsiasi impegno assunto precedentemente. Tale indennità fu accordata per lo passato, al sedicente custode della Chiesa, per aver suonato i pochi rintocchi di campana alla mattina per l’apertura delle scuole e non quale custode della Chiesa. Ed ora che, per grazia di Dio, l’orologio del Municipio ne segna l’ora con estrema precisione, non havvi più nessun bisogno della di costui opera e del frastuono che ne derivava, per cui anche il reclamo del campanaro è senza titolo e il sedicente custode della Chiesa non deve percepire compenso alcuno…”.

Il sacerdote Iannè non poteva accettare supinamente questa solenne bocciatura, andava fatto qualcosa. Detto, fatto! Iannè stavolta si rivolge ad un organismo politico, l’onorevole Deputazione Provinciale, che censura ancora una volta l’operato del comune, accogliendo il reclamo del sacerdote e inviando al municipio di Campofelice l’estratto di una deliberazione che invitava la giunta comunale ad adeguare il sussidio nell’ammontare richiesto dal prete. Questa volta il sindaco si adeguerà alle decisioni di un’autorità superiore? Ma manco per idea. Vaccaro convoca il consiglio comunale il 13/4/1888, in quella sede riferisce che l’onorevole Deputazione Provinciale aveva accolto il reclamo del sacerdote Iannè e che invitava il comune a provvedere, “…la deputazione provinciale non si sarebbe di certo pronunziata favorevole all’accoglimento del reclamo del parroco, se veritieri si fossero esposti i fatti, e fu tratta in inganno, essendosi dal detto parroco asserito che lo stesso è assistito da un coadiuvatore, mentre è notoriamente pubblico, che è quasi un anno che non havvi in  paese nessun altro prete. Il 29 gennaro u.s. si è deciso di accordare lire 100, e queste sono abbastanza sufficienti pel suo alloggio, anco nella ipotesi che abitasse da solo in un comune come quello di Campofelice, senza tenere presente che lo stesso coabita in casa dei suoi genitori e di suo fratello. Il sig. Parroco stante essersi diverse volte negato all’assistenza dei moribondi, curando poco o nulla l’importanza di tale religiose assistenze, e notosi infatti la negativa da lui fatta per la signora Giuseppa D’Agati, moglie al nostro consigliere comunale sig. Antonio Di Gesare, la notte del 18 marzo scorso, ha fatto per tale mancanza, muovere non pochi lagni al di lui carico da questa popolazione, mentre la moralità e l’abnegazione di un buon parroco, non dovrebbero giammai permettere che simili mancanze si operassero…”.

La polemica aveva, forse, superato il segno; in questi casi la politica interviene per cercare di mediare, il sindaco fece ricorso al governo del Re chiedendo di annullare la deliberazione della Deputazione Provinciale. Si decise allora di concedere ulteriori 50 lire, non a titolo di sussidio alloggio, ma per la sola assistenza ai moribondi. La decisione accontentò tutti, come sempre l’arte della mediazione è il sale della politica, allora come ora, il popolo di Campofelice si divise in due fazioni: i “Senza Dio” e i “Bigotti”. I primi, in nome di un anticlericalismo che superava la naturale laicità caratterizzante l’azione delle istituzioni; i secondi, in nome di una strenua difesa del culto che superava certamente l’essenza stessa della religiosità. Alla prossima!

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