“Dietro la Bottega” con Lea Pellegrino

di Rossella Vasta

Intervista alla vulcanica designer palermitana

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<<Ti risponderò di getto come sono abituata a fare nella vita di tutti i giorni. Sono diretta, senza filtri e poco studiata come persona>>.

È una ragazza che un po’ ti disorienta Lea – la giovane designer palermitana, maestra del fai da te e multitasking come un coltellino svizzero -. Lea ha una complicata semplicità che ti spiazza, oltre ad essere anche un controsenzo visivo; ha i capelli corti come un maschiaccio, ma una voce e un modo di fare che trasuda femminilità, dolcezza ed eleganza. Se la guardi in viso, te la immagini con il chiodo in pelle e i bikers neri, in realtà porta la gonna a palloncino colorata e le ballerine ai piedi. Lea Pellegrino porta con sé una piacevole contraddizione che è tipica delle donne, di quelle del sud soprattutto, quelle donne che riescono a trasmettere tutta la propria passione e passionalità, tutto ciò che pensano o provano, a partire da uno sguardo timido, da una battuta accennata, da un’esclamazione infantile. L’abbiamo intervistata per Palermo Prime, perché è uno di quei giovani talenti che ci piace raccontarvi.

Ciao Lea, grazie di aver accettato di rispondere alle nostre domande. Come è nata la tua passione per la moda?

<<E’ una passione che ho fin da bambina. Da sempre ho il pallino di abbinare tutti i colori e la passione per le scarpe e per le borse. Tantissime scarpe e borse! Riuscivo a comprare fino a 15 paia di scarpe tutte assieme, forse avrò la casa tempestata di scarpe, non per forza cercavo quelle costose, le compravo a prescindere dal prezzo.>>

Qual è stato il tuo percorso prima di lanciare il brand? Perchè “dietro la bottega”?

<<Non sono laureata in accademia, questo lo voglio puntualizzare, ho sempre avuto la passione per il disegno e negli anni, da autodidatta, ho trasformato questo trasporto in un mestiere. Coniugando l’arte e la moda riuscivo a dar vita ad abiti o accessori che figuravo nella mia mente, magari li desideravo e allora me li facevo. Dipingo le t-shirt con il pennello e anche le applicazioni sono realizzate a mano. Faccio tutto da sola: cucio, disegno, confeziono, tutto assolutamente da sola. Anzi, è diventata una cosa talmente meccanica che adesso non disegno neanche più, penso alle mie future creazioni e gli dò vita. La mia prima ispirazione è stato il vintage; ho vissuto a Roma per un po’ di tempo, dove facevo tutt’altro lavoro, stiamo parlando di circa 6  anni fa e lì i negozi di vintage erano già in voga, qui ancora non esistevano. Quindi inizialmente ho deciso di fare una vendita sporadica di abiti vintage usati e trasforma ti da me, ma non ha avuto molto successo perché la gente non era propensa ad accettare questo stile, considerandolo un revival di “pezze vecchie”. Sapevo che nel futuro il vintage avrebbe avuto successo e così fu, ma in realtà io già lo avevo abbandonato. “Dietro la Bottega” è il mio marchio che indica, appunto, il retrobottega, il magazzino, la stanza di servizio che un tempo, per gli artigiani, era anche il laboratorio. Ho scelto questo nome perché il mio lavoro è nato un po’ così, prendendo gli scampoli di stoffa inutilizzati, mettendoli assieme e dandogli una nuova vita.>>

Ti definiresti più un’ imprenditrice stilista, un’artigiana o un’artista? Perché.

<<Penso di essere tutte e tre le cose, forse un po’ meno imprenditrice, non per il fatto di non saper fare l’imprenditrice, ma perché dietro a quello che faccio c’è un progetto non legato solamente al business. Credo all’idea del basso costo, nel senso che cerco quotidianamente di fornire un prodotto di qualità ma a un prezzo accessibile a tutti, a differenza di tutto quello che fanno gli altri designers che, diversamente da me, sono anche imprenditori. Ecco forse in questo senso “non ho la stoffa” dell’imprenditrice ma cerco di “mettermi nei panni” delle persone, tento di capirle. Mi definirei come “un’ imprenditrice psicologa stilista” (ride).>>

Come definiresti il fashion system italiano? La Sicilia ne fa parte?

<< Ah, beh credo che all’estero siano più evoluti, anche se il made in Italy è qualcosa di fenomenale, molto seguito in tutto il mondo. La Sicilia è un po’ arretrata; viviamo leggermente con i paraocchi, non è colpa degli artisti o dei designer o degli artigiani, è un po’ nella mentalità del siciliano il fatto di essere un po’ conservatori. E fin quando non si evolve la popolazione, accettando magari determinati stili o tendenze, anche l’artista rimane un po’ bloccato e non riesce ad evolversi a 360°, per questo, spesso, si fa più successo all’estero.>>

Cosa significa essere una giovane stilista siciliana oggi, hai mai pensato di allontanarti da questo contesto?

<<Significa fatica, tanta fatica! Io ho fatto un’evoluzione perché in realtà soltanto da un anno disegno e creo abiti e accessori. Mi rendo conto che venderli è difficile e in questo momento mi sto dedicando principalmente a un’attività divulgativa; ad esempio ho creato dei capi per Annandrea Vitrano, la “lei” de “I Soldi Spicci”, il fatto di poterli donare a qualcuno e di vederli addosso alla gente mi rende felice. Sto cercando di promuovere il brand in questo modo, soprattutto tramite il web. Nel mio caso è ancora più difficile perché faccio delle collezioni con pezzi limitatissimi per modello, perché sono fatti a mano e perché voglio dare un prodotto esclusivo, anche se a basso costo, quindi non è facile avere un magazzino. È chiaro che sono troppo legata alla mia Sicilia ma è lecito anche pensare di essere, un giorno, a New York, chi lo sa. Senza peccare di presunzione: io ci arriverò, qualcuno si accorgerà non tanto della mia bravura, perché nella moda può essere anche una cosa soggettiva, ma del fatto che sono veloce a imparare e che soprattutto ho tanta voglia di farlo oltre che di fare.>>

La sicilia è una tua fonte di ispirazione?  

<<Sicuramente amo tutto ciò che ha a che vedere con la Sicilia, soprattutto i colori, mi ispiro alle sue colorazioni forti e vivaci. Uno dei simboli distintivi del mio brand è un pon-pon rosso, che si trova  sulle t-shirt in cui è raffigurata la Sicilia. Quel tocco di rosso vivo rappresenta l’Etna, che per me è il simbolo della Sicilia, non in quanto Etna o perché si trovi a Catania, ma proprio perché vedo la Sicilia come un vulcano in eruzione. Per il resto, creo e riproduco tutto quello che in realtà io vorrei indossare, la mia prima fonte di ispirazione è la mia personalità, il mio temperamento, i miei gusti. Faccio tutto ciò che è dettato dalla mia mente e dal mio cuore.>>

Lea, un’ultima curiosità mia. Cosa ne pensi di Dolce e Gabbana?

<<Dolce e Gabbana hanno vinto! Li ho contattati in passato ma non mi hanno mai risposto, ma non per questo ho mai smesso di adorarli. Sono estrosi e celebrano la Sicilianità in ogni modo e in tutte le declinazioni. Un’artista deve essere così, l’estro di un’artista è la chiave per il successo.>>

Grazie Lea!

<<Grazie a te!>>

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