Una nazione divisa

di Simone Di Trapani

In Italia esistono due visioni di società che non si riconoscono come legittime. La mia visione, logicamente appartiene ad una delle due, ma auspico che possa presto aprirsi un dialogo che eviti lo scontro di cività.

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Non viviamo semplicemente una sorta di degrado morale nella politica italiana, quello forse c’è sempre stato. Oggi ci indigniamo, giustamente, perché un famoso skipper preferisce fare il suo lavoro in barca a vela, piuttosto che frequentare le aule parlamentari dove è stato eletto. Certamente avendo queste intenzioni non avrebbe dovuto candidarsi, ma ricordiamoci quali sono le nostre radici: abbiamo eletto Cicciolina per provocazione e Caligola nominò Senatore il suo cavallo.

Io penso che il senso di disagio che stiamo vivendo in molti, rapportandoci a questa “nuova” classe politica, non sia dovuto ad un semplice degrado di sostanza e di forma dell’agire politico ma forse neanche alla spregiudicatezza dei loro giudizi, più simili ad anatemi che a prodotti di ragionamento, quanto piuttosto alla doppiezza con cui portano avanti l’intera fenomenologia di questa classe dirigente. Una doppiezza che dovrebbe indignare, smascherare, mettere in difficoltà la strettissima saldatura tra una parte significativa di popolo e questa classe dirigente. Invece, giorno dopo giorno, ci stiamo rendendo conto che questa enorme fetta di popolazione non ha memoria. Che non abbia memoria storica ci può stare, quella dipende da fattori come la formazione, la cultura, la conoscenza. Il problema è l’assenza di memoria quotidiana. Il cittadino in luna di miele con le attuali classi dirigenti può sentirsi dire oggi il mondo è blu e domani il mondo è giallo, sentendosi connesso alla prima affermazione oggi e alla seconda domani, senza provare il minimo disagio.

Caso emblematico è il rapporto con il Vangelo e con il Cristo, la simbologia cristiana viene utilizzata da questa classe dirigente in modo spregiudicato per marcare una sorta di identità italica a partire dal legame più intimo e forte, quello della comunità cristiana. Solo che un minuto dopo non io, ma la Conferenza Episcopale Italiana, dice loro: “attenzione c’è qualcosa che non va”. Dice Matteo (25, 35) nel suo vangelo: “Ero straniero e mi avete accolto”, c’è qualcosa che non va se oggi proponi di esporre il crocifisso in ogni luogo pubblico e domani non porgi l’altra guancia, ma piuttosto decidi che i cittadini si possano armare, magari per sparare a chi fa loro un torto. La doppiezza può essere compresa da un popolo che vive la propria luna di miele nell’estasi creata da promesse di opulenza, ma non può funzionare con la comunità cristiana e non può essere identificata con essa.

Ecco, io credo che il disagio di un buon 40% di italiani a rapportarsi con questo nuovo mondo politico derivi esattamente dalle nostre radici cristiane, dalla nostra consapevolezza che il mondo non può essere un giorno blu e un giorno giallo, dalla nostra memoria storica frutto di studi e letture di tomi, più che di Twitt e Post. Una cesura, quella tra il 60% in luna di miele e il 40% a disagio, molto preoccupante perché frutto di un diniego reciproco una parte non riconosce come legittima l’altra e quando nella storia si sono prodotte simili dinamiche è sempre cominciata come una farsa ed è sempre finita in tragedia.

Speriamo, che questa volta la memoria storica venga compresa da chi può ridefinirne il finale.

1 Commento
  1. Silvia dice

    Complimenti

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