Il popolo “ballerino”: gestualità siciliana.

di Rossella Vasta

Una breve guida dei gesti più comuni che uno dei popoli che più gesticola al mondo mette in atto nella quotidianità

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Tra le tante sorprese di cui potrà bearsi il turista in Sicilia – che sia Italiano o straniero non ha importanza – vi è l’apprendimento di un nuovo linguaggio. Non si tratta del siciliano, in quanto questa lingua – ancor più difficile dell’italiano – raramente riesce ad attecchire sullo straniero e dunque ad essere appreso durante un così breve soggiorno. E poiché, come un buon stereotipo insegna, il nostro è un popolo culturalmente protezionista, nel caso in cui il siciliano si trovasse ad avere a che fare con turisti stranieri, raramente si cimenterebbe nell’apprendimento di una nuova lingua.

Non lo fa per cattiveria, anzi…il siciliano pensa che se vieni in Sicilia è opportuno che tu conosca fino in fondo la nostra cultura e per ottenere questo non puoi esimerti dall’apprendimento della nostra gestualità: un linguaggio semplice, diretto, “veloce” e assolutamente denudante, al punto da mostrare tutta la nostra anima. D’altronde in quest’Isola anche gli arabi e i fenici comunicavano a gesti. L’incontro tra il siciliano e il visitatore è un incontro “toccante”, non perché sia commovente ma perché è fatto di gesti, di tatto, di plasticità, di plasmabilità. Non é facile rendere l’idea. I siciliani sono come dei “designers del pensiero”: la vera interlocuzione passa per un processo creativo artigianale e innato, fatto con le mani e con il corpo, senza colori ma con i gesti, che hanno la capacità di trasformare il pensiero in movimento e poi in comunicazione. Gesti non convenzionali per tutti, spesso veri e propri rebus, ma se come disse qualcuno  ” è impossibile non comunicare”, questo a maggior ragione vale per i siciliani: un popolo – tutt’altro che omertoso – che ha fatto della comunicazione non verbale – probabilmente derivante dalla sua vena istrionica e dalla cultura dell’accoglienza – un patrimonio unico al mondo. Non per nulla i siciliani vengono anche oggi chiamati “i ballerini”. Questa grande ricchezza, tutt’altro che scontata, va tutelata, resa fruibile, raccontata, promossa e diffusa.

In maniera molto umile proveremo a fare proprio questo, stilando una breve guida dei gesti più comuni a Palermo. La gestualità siciliana, infatti, non è la medesima in tutte le zone dell’Isola, ma può presentare delle varianti. Speriamo di essere utili ai turisti che nei prossimi giorni si ritroveranno ad interpretare le nostre “danze”.

  1. Dito indice e medio accostati che si librano nell’aria con movimento rotatorio:indica, in generale, un decesso già avvenuto o imminente. Si usa per significare tante cose e anche per rispondere a delle domande, ad esempio: “come stai”. Se il siciliano sta davvero molto male ti risponderà con questo gesto che corrisponde a: “sto per morire” e rispecchia l’ esagerazione che ci caratterizza, soprattutto quella maschile (aggiungerei). Può essere usato anche come minaccia, non una vera minaccia di morte, più che altro un avvertmento, anche scherzoso.
  2. Dita della mano raccolte “a cuppiteddu”, ovvero con i polpastrelli che si toccano e la posizione della mano che mima “una piccola busta” o una pera. Se questo movimento segue un movimento oscillatorio avanti e dietro, interpreterà la domanda: “cosa vuoi?”. Se, invece, la mano si apre e si chiude – con un movimento continuo – indica quella forte paura, che potrebbe cagionarti seri problemi di dissenteria: il cosiddetto “cacazzu”, “cacazzuni” (accrescitivo) o “cacaruni”.
  3. Dito pollice che si scivola sulla guancia del prlante dall’alto verso il basso, il resto delle dita chiuse a pugno. Segno usato per indicare i “malacarne”, ovvero delle persone poco affidabili, i delinquenti. Il significato deriva dalla cicatrice presente sulla faccia delle persone che hanno un passato da malvivente, probabilmente perché coinvolte in risse e scorribande tumultuose. Quindi attenzione!
  4. Dito indice e medio uniti che sfiorano le narici, le altre dita chiuse in un pugno: quasi ovunque in Sicilia questa posa significa “u sbirro”, termine siciliano – molto poco carino –  che indica le forze dell’ordine o le persone che hanno il vizietto di fare la spia. “Si u’ sbirru”, infatti, è una frase utilizzata in riferimento a qualcuno che ha spifferato un segreto. Il gesto in sé, indica la presenza delle forze dell’ordine nei paraggi e viene utilizzato, in particolar modo, per segnalare un eventuale posto di blocco ai prossimi passanti, cercando di non attirare l’attenzione.
  5. Mano dritta “a paletta”, perpendicolare al viso e parallela alla bocca, dito indice tra le due arcante dentali: è un gesto che può essere tradotto, senza indugio, con “disgraziato ti ammazzo! Viene spesso (molto spesso) utilizzato da genitori disperati, che si rivolgono ai figli che hanno combinato un guaio. Ha, infatti, il significato più ampio di “guarda cosa hai combinato, adesso ti faccio vedere io”. Al gesto, nella maggior parte dei casi, segue “na bella passata di lignati”,ovvero una punizione corporale alquanto dolorosa. Potrebbe essere utilizzato anche dai cosiddetti “marpioni” che, vedendo passare una bella donna per la strada, segnalano l’istinto primordiale della virilità maschile. Il gesto può essere accompagnato anche da un effetto sonoro quasi inspiegabile; una sorta di ultrasuono nasale che equivale all’esclamazione “ah!”. Nei casi peggiori, invece, da uno sgradevole risucchio. Se sei una donna, quindi, e un uomo siculo si rivolge a te in questo modo, sappi che non sei in presenza di un cannibale, ma di una persona attratta dal tuo aspetto fisico, che sta cercando di contenere i suoi istinti sessuali.
  6. Attenzione alle corna! In Sicilia per fare un gesto scaramantico, raramente si utilizzano le corna come nel resto d’Italia. Le corna sicule hanno un duplice significato: il primo è il classico “cuinnutu”, ovvero un uomo che è stato tradito dalla sua metà e quindi beffeggiato, anche per questo estremamente suscettibile. L’altro significato, questa volta più “simpatico”, è quello di “coinna dure”. Le corna in Sicilia indicano, per sineddoche, la testa. “Coinna dure”, quindi, ha il significato di “testa dura”, cioè di una persona caparbia, intelligente, furba, che non si arrende di fronte alle difficoltà. Se rivolgete le corna a qualcuno, quindi, assicuratevi che abbia un matrimonio felice.
  7. Dito indice e medio a formare una “V”, che il parlante punta sui propri occhi, il resto delle dita chiuse nel pugno, la mano si muove con un movimento lento: dagli occhi del parlante a quelli dell’interlocutore, seguendo una line dritta immaginaria. Anche questo è un avvertimento. Chi fa questo gesto nei confronti di qualcuno lo sta avvertendo del fatto che lo tiene sott’occhio, intimandogli di non sbagliare. Lo vedrete fare spesso agli uomini gelosi, o verso le fidanzate o (soprattutto) verso le figlie femmine.
  8. L’ultima azione è un pò difficile da spiegare, tuttavia ha un significato inequivocabile. In siciliano corrisponde alla frase “talè, vaddà va’” (letteralmente: guarda vai là vai), che a sua volta corrisponde alle frase italiana “vai a quel Paese”. Si usa spesso in un contraddittorio nel momento esatto in cui non si sa più cosa rispondere all’interlocutore.L’autore del gesto muove soltanto la parte superiore-destra del corpo (raramente la sinistra), come se stesse nuotando sul dorso ma con un solo braccio. La bracciata, quindi, compie una sorta di parabola che termina proprio davanti al viso dell’interlocutore, puntandolo con la mano, che porge il palmo verso l’alto.Subito dopo, è usanza comune voltare le spalle all’uditore, chiudendo bruscamente la discussione in modo da non dare possibilità di replica.

La bellezza di questo muto linguaggio è capace di suscitare la curiosità di tutti. C’è anche chi ha pensato di dar vita ad una vera e propria grammatica della gestualità siciliana, codificandone i movimenti. Tra gli altri colpisce tanto il lavoro di Luca Vullo, artista trentacinquenne di Caltanissetta, autore, regista e produttore di La voce del corpo, un film-documentario del 2011, che spiega agli stranieri la comunicazione non verbale sicula e che ha ottenuto un successo internazionale. Speriamo di avere a breve un suo contributo su Palermo Prime.

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