Stranizzi di Sicilia

di Rossella Vasta

La Sicilia terra di intreccio di popoli fin dalle origini della civiltà è piena di riti, usanze, comportamenti derivanti da forme di animismo, paganesimo, magia, religione e tutte queste intrecciate tra loro. Per lo più Banali superstizioni, ma strane, curiose e alla fine rispettate.

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Desiderare conoscere le viscere della sicilianità significa fare i conti con alcune stranezze derivate da antiche credenze, usanze e tradizioni. I “stranizzi siciliani” hanno a che vedere con la storia, non soltanto perché ci raccontano di una Sicilia passata (che poi tanto passata non è), ma perché anche quelle che per noi, per i più giovani ad esempio, sono solo banali superstizioni (che poi finisce sempre per “non ci credo, però lo faccio) hanno origine e trovano riscontro in tutto ciò che ha a che fare con il corso degli eventi, con le fonti e le testimonianze del passato.

 Qualcuno di voi, ne sono sicura, almeno una volta nella vita, avrà fatto caso a uno strano gesto (come a gettare del sale sfregando il pollice e l’indice) praticato sulla bocca di un neonato che sbadiglia. Si tratta di un gesto automatico che anche io, per abitudine, ho sempre fatto sulla bocca dei bambini. Arriva quel giorno, però, in cui ti chiedi: “ma perché lo faccio?”. Alcuni pensano sia un augurio di prosperità, altri ancora parlano di una sorta di religioso segno della Croce. In realtà pare si tratti di una lunga e antichissima superstizione medievale; quando si pensava che lo spirito del demonio potesse insinuarsi per le vie orali, raggiungendo l’anima del piccolo. Quindi si imitava il gesto di spargere del sale, come simbolo di buon auspicio contro streghe malvagie, demoni e spiritelli.

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A proposito di strane presenze, molti parlano anche di leggende siciliane a base di Gnomi e Folletti. In particolare esisterebbe un Folletto siciliano che – a differenza di altri folletti, malvagi, residenti nei villaggi alpini – è buono, ma anche buontempone. Ama, infatti, prendersi gioco della sua vittima e spesso suole sedersi sul suo petto, durante il sonno, rendendogli difficile la respirazione e provocando sussulti notturni. Tra le creature di cui sappiamo, prettamente siciliane sarebbero: Birritteddu Russu, i Fatuzzi e i Munacheddi. Tutti e tre vestiti di rosso, capricciosi e affezionatissimi al proprio cappello a punta. Guai a toccarglielo!

Altro scenario leggendario, diffuso un po’ in tutta Italia, a cui non si sottrae certo la Sicilia, è quello dei Lupi Mannari.Il lupo mannaro, non è proprio un licantropo (la licantropia è una vera e propria malattia) ma, vittima di questo terribile retaggio fin dalla nascita, è un malcapitato che si trasforma, contro la sua volontà, assumendo le sembianze di un’ibrido uomo/lupo. Si narra che questa sua trasformazione avvenga durante il plenilunio e che l’unico modo per ucciderlo è quello di colpirlo con un’arma appuntita e d’argento. Il Lupo Mannaro siciliano gira per le campagne, in cerca di pozze d’acqua e cibo, un incubo per tutti i bambini che nel periodo estivo, durante la villeggiatura in campagna con i nonni, una volta allontanatisi venivano ammoniti con: “viri ca c’è u lupunaru”.

Altra ammonizione ancora attualissima in Sicilia è: “metti giustu stu pani”. A queste parole è automatico apprestarsi a capovolgere il pane che distrattamente è stato poggiato sul tavolo dal verso sbagliato. Quest’usanza ha motivi prettamente religiosi: il pane, rappresentando il corpo di Cristo, porterebbe la benedizione di Dio in tavola. Metterlo capovolto, quindi, significherebbe mettere Gesù a faccia in giù, conosciamo tutti tra l’altro la simbologia associata alle croci capovolte.

Qualcuno ha idea, invece, di quale sia il significato delle farfalle? Ricordo che quando ne entrava una in casa nostra, mia nonna esclamava: “c’è Sant’Antonio”, alcuni tra i presenti gioivano perché, rispondevano,“su’ cosi boni”, altri facevano il segno della croce. La farfalla cui mi riferisco, in particolare, aveva un colore grigio bruno leggermente striato, aveva il corpicino peloso e ali anteriori molto grandi rispetto alle posteriori. In letteratura le farfalle in casa sono sempre state simbolo di buon augurio, alcuni pensano siano anime dei defunti, una minoranza, invece, li associa alle sciagure. È interessante leggere come nel mito greco, Psiche veniva descritta con ali di farfalla, ciò probabilmente perché la parola greca Psiche ha il significato sia di anima che di farfalla. Sono tantissime, inoltre, le rappresentazioni pittoriche in cui le persone decedute vengono raffigurate con una farfalla che esce dalla bocca.

Per rimanere in tema di disgrazie: a chi è mai capitato di trovarsi a rifare il letto in tre? Se siete siciliani doc, non ci avrete mai provato, poiché qualcuno vi avrà, sicuramente, fatto desistere dal farlo. È credenza tipicamente siciliana, infatti, quella per cui qualora ci si ritrovasse in tre a rifare il letto (o anche in più persone), il più giovane di questi morirebbe. L’unica motivazione trovata è quella secondo la quale ci si ritrovi in tanti a rifare il letto solo ed esclusivamente nel caso in cui “si cunza u mortu” (si veste il defunto con gli abiti prescelti per quel giorno e lo si pone su un letto elegantemente allestito e posto al centro di una determinata stanza).

La Sicilia è bella anche per questo. Scrivete la vostra versione della “stranizza”, segnalatecene altre. La Sicilia è un mondo tutto da scoprire, facciamolo insieme.

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