Di nuovo “Panormus”?

di Rossella Vasta

Perla sospesa e smarrita tra Europa e Africa, purtroppo ancora chiusa dentro la sua conchiglia fatta di burocrazia selvaggia e barbarie perpetrate nel tempo, la Sicilia può finalmente unirsi alle altre gemme, al collo del nobile Mediterraneo.

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Si è svolta ieri, 20 luglio, presso il Salone Belmonte Centro Congressi di Villa Igiea (PA), la confenza dal titolo “Noi, il Mediterraneo … 12 mesi all’anno. L’evento, voluto dal Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, Pasqualino Monti – e patrocinato da marchi importanti come l’Università Telematica Pegaso, il gruppo Grandi Navi Veloci, MSC Crociere, Grimaldi Group, e Onorato Armatori – ha visto la partecipazione di centinaia di persone tra addetti ai lavori, autorità e semplici cittadini. “Un’occasione importante per gettare le basi di un nuovo progetto portuale che vedrà rinascere, si spera, la Sicilia Occidentale”, afferma il responsabile nazionale delle sedi d’esame Pegaso, Professor Calogero Di Carlo, “L’Università Pegaso ha deciso di interessarsi al progetto di Monti perché vuole dare un contributo concreto nel risanare una parte nevralgica della nostra Isola. Abbiamo posto in essere le basi di un grande progetto di collaborazione. Pegaso è anche tutto questo”.

Perla sospesa e smarrita tra Europa e Africa, purtroppo ancora chiusa dentro la sua conchiglia fatta di burocrazia selvaggia e barbarie perpetrate nel tempo, la Sicilia può finalmente unirsi alle altre gemme, al collo del nobile Mediterraneo.

Per anni la nostra Terra, nella più estenuante resilienza, ho voltato le spalle al suo Mare, forse ancora offesa per antichi rancori, forse troppo stanca della noncuranza. Ci auguriamo sia arrivato il momento in cui la Sicilia possa rinascere a partire dai suoi porti, che Palermo torni ad essere “Panormus”, non solo Smart City ma anche Port City; che Termini Imerese possa veder realizzati i dragaggi che permetteranno alle navi di entrare in porto; che Trapani – la città siciliana forse con maggiore vocazione turistica – possa rimodernizzare il vecchio piano regolatore, ormai poco più di una mappa sbiadita; che Porto Empedocle venga, prima di tutto, ripulita dai rifiuti. Tutto questo in virtù di ricadute economiche e sociali su tutto il territorio.

Il Presidente Monti, già presidente di Assoporti, ha assunto un impegno reale.

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“ Voglio combattere la burocrazia con la sinergia di tutti, sia delle autorità, che degli operatori, fino ai semplici cittadini. Per far ciò occorre pianificazione e lungimiranza, bisogna saper anticipare i tempi per vincere la burocrazia”.

Monti ha presentato il suo progetto di rilancio per i sopracitati 4 porti, che presentano assets complementari e che torneranno a essere funzionali alle città. Quattro scali facenti parte tutti di un’unica mappa industriale che ci proietta verso la Blue Economy, con vantaggi importanti per tutto l’indotto. Un’idea realizzabile, che va di pari passo con le esigenze del mercato, che vuole far tornare il Mediterraneo al centro dell’agenda europea, che punta alla vocazione turistica e alla polifunzionalità degli scali. Un programma che intende smantellare le solite cattedrali nel deserto, che vuole ridare dignità alle città interessate e agli operatori e che ha già avuto i suoi primi risultati.

A Palermo è partito lo smantellamento dei sili granari, un gesto simbolo dell’intero intervento che permetterà di ridisegnare il nuovo skyline portuale. Si è intervenuto, poi, sul dissequestro del molo Vittorio Veneto (ciò significa un ulteriore attracco); sullo stesso molo si è proceduto con l’ammodernamento della tensostruttura provvisoria. L’Autorità ha anche indetto un concorso internazionale di idee per la progettazione di due terminal nell’area che si estende dal molo Sammuzzo al Varco Santa Lucia (uno crocieristico e l’altro ro-ro).

Anche le borgate marinare verranno interessate dall’opera di riqualificazione, sono già in corso i primi interventi all’Arenella, Acquasanta e Sant’Erasmo.

Il Presidente Monti sa bene che la futura offerta portuale di Palermo non può prescindere da un’azione strategica fondata sul fare, a partire da una previa pianificazione, programmazione e progettazione. Dopo anni di errori, di scarse visioni, di mancata programmazione e totale anarchia, il porto di Palermo, come quelli delle altre città del “sistema”, diventerà finalmente uno spazio di sosta dove ogni metro quadrato dovrà produrre reddito.

Occorre dare dignità all’antico binomio, Palermo sarà ancora “tuttoporto”, attrattore di traffici, con nuovi spazi, nuovi punti di socializzazione, una nuova quotidianità. Noi ci crediamo davvero.

Per approfondimenti visita il sito

www.adspmaresiciliaorientale.it

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