Top ten dei barbieri italiani: c’è Marco Brocato, un siciliano “d’altri tempi”

di Rossella Vasta

Apriamo la Rubrica “Sicilian Top Talent con l’intervista a Marco Brocato entrato nella top ten dei barbieri italiani.

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Quella del barbiere è una delle professioni più antiche del mondo. Un tempo, in Sicilia la bottega del barbiere era, e in certi posti lo è ancora, un’istituzione: un luogo dove, oltre a “barba, capelli e shampoo”, potevi farti togliere via un dente o sottoporti a un salasso, ascoltare buona musica e, se fortunato, anche confessarti, se era il giorno in cui trovavi il parroco della città. Atmosfere di altri tempi che, tuttavia, sembrano tornare nuovamente in auge con il lancio di una nuova tendenza dal sapore rêtro. Anche in Sicilia, nonostante siano ben lontani i tempi del “dammi ‘na scuzzata” (una accorciata) o dei capelli ‘a cozzu tunnu’ (rasati a zero), ‘a tedesca’, (corti dietro e più lunghi davanti), ‘all’umberta’ (tutti in alto), ‘a sfumari ‘ntò cozzu’ (rasati con sfumatura alta sulla nuca) e ‘lassàti chiù longhi davanti’– le botteghe da barbiere conoscono una nuova stagione fatta di sfumature vintage e locali di stile molto cool e frequentati dai cultori di una nuova bellezza fatta di barbe e baffi lunghi e curatissimi e un hair look disimpegnato e denso di creatività.

Marco Brocato, classe’89, è un ragazzo cefaludese che ha scoperto di essere dedito a questa professione animata da una passione che lo ha portato ad essere, in poco tempo, nella classifica dei 10 migliori barbieri italiani. La sua “Barberia Vintage” si trova a Lascari (Pa) ed è frequentata ogni giorno da decine e decine di clienti che amano non solo il suo stile e la sua tecnica ma anche la sua semplicità. Marco dice che rispondere alle mie domande non è stata cosa facile, perché è come mettersi a nudo, lui non ama eccessivamente gli elogi, anche se ha tutte le buone ragioni per riceverli, e l’umiltà è alla base del suo essere e della sua attività quotidiana.

“Un uomo d’altri tempi” che ci ha permesso di dar vita alla nostra nuova rubrica “Sicilian Top Talent”, che raccoglierà le storie dei talenti siciliani che si sono distinti in determinati settori. Auspichiamo che la storia di Marco, così come quella di tante altre eccellenze siciliane, possa servire da pungolo per i nostri giovani siciliani o per coloro che hanno bisogno di uno stimolo per coltivare e portare avanti la propria passione.

Marco, anzitutto i nostri complimenti. Oggi molti giovani decidono di lasciare la Sicilia per cercare fortuna altrove. Tu sei uno dei coraggiosi che ha deciso di restare. Perchè?

Sono stato a Londra, ma la city non è stata l’unica esperienza che ho fatto “fuori”e che mi ha permesso di crescere professionalmente. Sono stato sempre in giro tra Milano, Roma e Napoli, ma alla fine ho sentito l’esigenza di tornare, la nostra terra è incomparabile. Io sono di Cefalù e sono cresciuto guardando il mare, non potrei farne a meno. Sono ritornato qui perché qui vive la mia famiglia, i miei amici, i miei affetti. Vivere da soli altrove è abbastanza difficile. Una delle difficoltà che spesso riscontro però è la mentalità. Io sono un ammiratore della mentalità del Nord, quella organizzata e aperta a nuovi orizzonti e purtroppo, nonostante la Sicilia abbia un’infinità di pregi, sotto questo punto di vista è ancora dieci passi indietro.

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Ti definisci un “neofita del pettine e delle forbici”, anche se in realtà, oltre ad essere nella top ten dei barbieri italiani, hai già ricevuto notevoli riconoscimenti, come ad esempio il primo premio nella sezione “modellatura barba” al Barber Match che si è svolto a Palermo.

Mi definsco un neofita perché alle mie spalle non ci sono anni e anni di dura pratica dietro le cosiddette “testine”, ho solamente un diploma di “Acconciatore Unisex” per cui ho studiato per tre anni, ho fatto anche molti stage ed esperienze lavorative estive e all’estero ma, nonostante ciò, non mi sento paragonabile ai grandi del “taglio all’italiana”. C’è una cosa per cui ancora adesso provo rimorso, a Londra avrei potuto frequentare le accademie migliori al mondo. Se ne avessi avuto la possibilità avrei avuto sicuramente maggiore consapevolezza di ciò che faccio e maggiore sicurezza in me stesso. Io non mi sento un valore aggiunto per la mia Terra perché penso che esistano già tante bellissime realtà che portano in alto il nome di quest’Isola.

La tua “scelta vintage” è relativa soltanto allo stile del tuo salone o rispecchia anche la tua tecnica? Perché, secondo te, nel mondo di barbe, capelli e della moda in generale, c’è questa tendenza del ritorno al passato?

La mia scelta vintage è relativa semplicemente al mio stile di vita. Sono una persona che ama i valori del passato e tutto quello che ci fa stare con i piedi per terra. Tuttavia il mio modo di lavorare è un mix tra passato e modernità. La modernità ci ha permesso di studiare meglio le forme geometriche e la geometria associata al vecchio stile delle forbici. Le forbici e il pettine servono per creare le geometrie della testa, poi si arriva a un finish che può avvenire anche con la macchinetta tagliacapelli e che consente di dare vita a tutte quelle sfumature molto cool di cui tutti i ragazzi vanno matti.

Marco, chi è il tuo mentore?

È Francesco Cirignotta, senza dubbio, per quanto riguarda le eccellenze made in Italy e Josh Lamonaca per quelle inglesi. Ho conosciuto Francesco Cirignotta all’International Barber Convention di Roma, due anni fa, fu subito prima di aprire il mio salone (nel novembre del 2016). Lo seguivo da parecchio tempo soprattutto sui social, mi attirava la sua figura elegante. Lui non è solo un barbiere, è uno studioso, un filosofo del capello. Quando ho parlato con lui ho capito che questo mondo non è fatto soltanto di strumenti del mestiere e del mestiere in sé. Questa è un’arte da coltivare, bisogna studiare tanto e ogni giorno. Nel suo intervento, quel giorno, ha spiegato cose che nulla hanno a che fare con le tecniche, ma con quello che ci sta attorno: vecchie credenze, l’evoluzione della moda e quant’altro. Il suo motto è “sapere per saper fare” e restare umili sempre. L’umiltà è alla base di tutto, bisogna essere tanto più umili quanto più in alto si arriva, perché un giorno potresti trovarti ad evere a che fare con qualcuno che non ti capisce e a quel punto sarai un fallito, perché non gli hai saputo spiegare nulla. L’umiltà prima di tutto!

Possiamo ampiamente affermare che sei una delle eccellenze italiane e soprattutto Siciliane (e noi ne siamo fieri perchè siciliani come te). Come ci si sente ad essere nella top ten dei barbieri italiani?

Beh, essere nella top ten italiana mi gratifica molto, di sicuro il Barber Match di Palermo, che è stata una gara di livello nazionale, mi ha dato le risposte che volevo. Ma la cosa che mi gratifica più in assoluto è il riconoscimento e la soddisfazione dei clienti dopo l’esecuzione dei miei lavori, quella è la cosa più bella che io possa ricevere. Far parte dei barbieri più conosciuti in italia sicuramente è un pregio ma, come ho detto prima, questo comporta molte più responsabilità. Devi studiare tanto, devi avere a che fare con momenti in cui non ti senti all’altezza, ma questo ti dà anche la carica e l’adrenalina giusta per andare avanti e sempre più in alto.

So che tra le tue passioni c’è anche la musica, ho visto parecchie tue foto con il basso, anche se per un collegamento mentale che ho fatto, relativo alla tua professione, pensavo fosse stato più logico che tu suonassi il violino. Non so perché, ma trovo i movimenti del violinista molto più simili a quelli del barbiere. A ogni modo, parlaci della tua passione, trovi delle similarità con l’altra tua arte?

Questa domanda sulla musica mi piace parecchio, anche perché sono figlio d’arte: mio padre è un musicista, nonché insegnante di musica alla scuola media di Cefalù. Ti svelo un segreto, in realtà solo da poco studio e suono il basso, nasco come violinista, ho studiato violino per 4 anni, per i successivi 3 anni ho studiato pianoforte e solo da poco, da solo, ho scoperto questa passione per il basso. Un consiglio che posso dare ai genitori è quello di far scoprire, da soli, ai propri figli la loro strada, perché prima o poi la trovano e sarà quella giusta. Lo studio autonomo del basso mi diverte e grazie a questo ho ritrovato una passione per il Blues che è pura gioia, per il Jazz che è improvvisazione e per il Rock di un tempo. Ache io sono una persona gioiosa, mi piace improvvisare e mi sento un po’ un uomo di una volta, innamorato dei valori di un tempo e ne sono orgoglioso. Dentro i saloni di paese di una volta si riuniva gente per suonare e quasi tutti i barbieri erano musicisti. Quello del barbiere musicista è quasi un dogma, un destino che mi aspettava dietro l’angolo.

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