Fieri della nostra lingua: il siciliano ha la sua Accademia.

di Rossella Vasta

Pochi lo sanno ma il siciliano, il nostro dialetto è in realtà una lingua riconosciuta, tra l’altro, dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. In quanto tale oggi il siciliano ha la sua accademia ufficiale: l’Accademia della Lingua Siciliana

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Che cosa è, dunque, il siciliano e cosa rappresenta per il suo popolo? Lo abbiamo chiesto a Fonso Genchi, tra i promotori e co-fondatore dell’Accademia, nonché membro del Collegio Scientifico.
 “Il siciliano, così come accade spesso anche per altre lingue, rappresenta l’identità di un popolo. Nel caso del siciliano, così come avviene in tutti quei casi di popoli senza un proprio Stato specifico, quest’aspetto è ancora più marcato. La storia del popolo siciliano, con le sue ‘contaminazioni’ culturali ed etniche, è racchiusa nella sua lingua; basterebbe analizzarne il lessico per capire con quante culture diverse siamo venuti a contatto. Perdere la propria lingua significherebbe perdere la propria storia, la propria identità. Come disse il grande Ignazio Buttitta nella sua celebre poesia Lingua e Dialettu, “un pòpulu addiventa pòviru e servu quannu ci arròbbanu la lingua addutata dî patri: è persu pi sempri”.

 L’ ”Accademia della Lingua Siciliana” è già una denominazione che in sé racchiude il senso del vostro lavoro. Ma perché si è sentito l’esigenza di fondarla e chi ne sono i fautori?

“La lingua siciliana è ancora molto viva ed usata, specie a livello orale in conversazioni familiari o amicali. Le nuove tecnologie come gli sms, whatsapp, i social media etc. hanno trasformato spesso da orale a scritta tale tipo di comunicazione con familiari e amici. Un fatto molto positivo, quale il ritorno all’uso scritto quotidiano del siciliano, rischiava, però, di mortificare la nostra lingua perché, non essendo la maggior parte dei siciliani abituata a scriverla, nel farlo, spesso si incappa in errori, anche grossolani. Un gruppo di appassionati, studiosi, poeti, persone che, comunque, hanno a che vedere con la lingua siciliana, provenienti da più parti della Sicilia ed anche da fuori, si sono messi in contatto grazie a Facebook, decidendo di fondare un organismo con l’intento di aiutare chi volesse scrivere in siciliano senza commettere strafalcioni. Infatti, contestualmente alla fondazione di fatto dell’Accademia, avvenuta a Caltanissetta il 18 febbraio 2017, oltre al Manifesto fondativo, abbiamo emanato un elenco di 6 iniziali semplici consigli ortografici come, ad esempio, quello di mettere il segno grafico dove è caduta la consonante (e non dopo) nella forma abbreviata degli articoli determinativi (la = ‘a e non a’). Al progetto dell’Accademia hanno aderito in seguito numerosissime persone – attualmente siamo in 143, ma le adesioni crescono continuamente – ed è stato inevitabile allargare gli obiettivi. Oggi l’Accademia, che si è dotata di un Collegio Scientifico coordinato dal prof. Alfonso Campisi, docente di Filologia Italiana e Romanza all’Università de La Manouba di Tunisi (dove ha anche istituito la prima cattedra al mondo di Lingua e Cultura Siciliana) si propone, tra le altre cose, di promuovere l’uso del siciliano in ogni ambito, anche quello pubblico, seguendo le direttive del trattato europeo “EuropeanCharter for Regional or Minority Languages”, firmato anche dall’Italia ma da essa mai ratificato”.

Quali sono le attività che attualmente svolge l’Accademia e quali quelle in programma per il futuro?

“Attualmente l’Accademia, che è presieduta dal cav. Giuseppe Petix di Agrigento, ha organizzato prevalentemente due tipologie di eventi: alcuni Pomeriggi Celebrativi della Lingua Siciliana in varie parti di Sicilia e incontri negli istituti con le scolaresche. In entrambe le occasioni, ma con taglio diverso a causa del diverso tipo di uditorio, vengono trattati dai nostri relatori alcuni argomenti di interesse sulla lingua siciliana, intercalati dalla recita di alcune poesie sempre a cura di nostri aderenti poeti. C’è tanta necessità di divulgare le tematiche relative alla lingua siciliana perché, non essendo ancora insegnata nelle scuole, sono pochissime le occasioni che i siciliani hanno a disposizione per approfondire ed incrementare le loro conoscenze su tali argomenti. In un futuro molto prossimo emaneremo un’altra lista di semplici consigli ortografici e continueremo ad organizzare convegni e incontri formativi sulla lingua siciliana un po’ in tutta la Sicilia; in particolare, in autunno, vorremmo organizzare un convegno sull’insegnamento della lingua siciliana nelle scuole.

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Qual è la vostra opinione in merito all’annuncio del governo regionale circa la possibilità di insegnare la lingua siciliana nelle scuole.

“L’annuncio del Presidente Musumeci potrebbe avere una enorme importanza,  perché nella sua delibera n°199 dello scorso 15 maggio menziona testualmente “lingua siciliana” e non “patrimonio linguistico siciliano” – che è tutt’altra cosa – come, invece, è scritto nella legge regionale n°9 del 2011. E’ pur vero che in tale delibera si parla soltanto di “promozione e valorizzazione della lingua siciliana” nelle scuole e non del suo insegnamento (termine usato, invece, quando nella stessa delibera si menziona “l’insegnamento della storia della Sicilia”). Purtroppo è già capitato di dover assistere al sostanziale tradimento di buoni propositi relativi all’introduzione dello studio della lingua siciliana nelle scuole di ogni ordine e grado di Sicilia. Speriamo che la ‘storia’ non si ripeta più”.

Perché si parla del siciliano come di una lingua proibita?

“Beh, nonostante sia la lingua in Italia che possiede la più antica tradizione letteraria, mai interrotta, non è lingua co-ufficiale in Sicilia e, addirittura, non gode di alcuna tutela da parte dello Stato italiano e, nella realtà, attualmente neppure da parte delle istituzioni regionali. Le altre due grandi isole del Mediterraneo, Corsica e Sardegna, hanno elevato le loro lingue regionali a lingue co-ufficiali mentre nelle leggi italiane ed anche in quelle della Regione siciliana è di fatto proibito usare il termine ‘lingua siciliana’ (si può parlare solo di ‘dialetto siciliano’). A nessuno viene proibito di parlare in siciliano ma quello che sta accadendo è ancora peggio: l’assenza di politiche linguistiche di tutela e promozione della nostra lingua regionale la porterà inevitabilmente, nel giro di qualche generazione, all’estinzione. Il che sarebbe un fatto gravissimo anche perché quando muore una lingua, muore una parte del patrimonio culturale dell’umanità.

Si può parlare di regole base della lingua siciliana?

“La lingua siciliana, pur non essendo una lingua ufficiale, è dotata di una sua tradizione letteraria abbastanza omogenea (autori palermitani, catanesi, ragusani etc. non scrivono nel loro dialetto locale ma in una ‘lingua comune’ sovra-dialettale); per cui, anche se non esiste – e non può esistere fintanto che non si appresti a diventare lingua ufficiale – un organismo ufficiale che la norma, esistono grammatiche che descrivono le regole che vengono usate generalmente dagli scrittori. Non ci si deve sorprendere di possibili piccole differenze tra i vari autori: persino nelle lingue ufficiali standardizzate esistono più modi, tutti corretti, di scrivere alcuni termini (per esempio: comprare e comperare, giuoco e gioco, familiare e famigliare etc.), immaginiamoci in una lingua non ufficiale. Invece altra cosa è la diversità da zona a zona nel siciliano parlato, cosa assolutamente normale per ogni lingua – comprese quelle ufficiali – che abbia una relativamente ampia diffusione territoriale.

Spesso si sente dire dai genitori ai ragazzini “smettila di parlare in siciliano”. Qual è la vostra opinione in merito?

“Per fortuna ciò accade sempre meno. Nel passato questa ‘richiesta’ era apparentemente giustificata dal timore di non apprendere bene la lingua italiana, unica lingua ufficiale riconosciuta. Oggi gli studi sul bilinguismo ci hanno fatto comprendere come l’essere bilingui sia un vantaggio enorme (e non importa quali siano e di che prestigio godano le due lingue parlate) perché il cervello in un bambino bilingue si struttura in maniera diversa e migliore, tant’è che i bambini bilingui hanno mediamente risultati migliori in tutte le materie scolastiche. I vantaggi non si limitano alle capacità di apprendimento e comprensione ma abbracciano addirittura l’aspetto della salute personale: si è visto che i bilingui hanno meno probabilità di ammalarsi di Alzheimer e, in ogni caso, tale malattia insorge più tardi negli anni rispetto ai monolingui. Oggi vietare ai propri figli di essere bilingui è scientificamente dimostrato essere una stupidaggine; tra l’altro il timore delle interferenze linguistiche tra i due idiomi non ha alcun motivo di esistere specie se entrambi gli idiomi sono studiati a scuola, come ci auspichiamo avvenga già da settembre in Sicilia con l’introduzione dello studio della lingua siciliana in ogni scuola di ogni ordine e grado”.

6 Commenti
  1. Alfonso Campisi dice

    Grazie Prof. Genchi

    1. Fonso Genchi dice

      Grazie a lei Prof. Campisi. Un ‘grazie’ che le giunge non soltanto dal sottoscritto ma, idealmente, da tutti i siciliani che amano la propria lingua e che hanno tanto apprezzato l’istituzione della cattedra di Lingua e Cultura Siciliana presso la Facoltà di Lettere dell’Università ‘La Manouba’ di Tunisi.

  2. Marie Maranto Kimmey dice

    Please translate. I am very very nterested in the subject of this article. I understand The Sicilian language, but cannot read it. I am 2nd generation to my parents who were born in Sicily, and came to the U.S. when they were 24 years old, and married in Baltimore,MD.

    1. PalermoPrime dice

      Thank you, we will traslate it as soon as possible

  3. Diana Lamanno dice

    II love the sicilian dialect..However, I do not recognize many wor4ds. Is there a difference in dialects from Catania than those from Palermo

  4. Linda Cottone dice

    Il Siciliano so bene che e’ la lingua dei nostri avi, e anche la nostra,anche se ricordo che a scuola era proibito parlare in siciliano definito dialetto, tutto logicamente per cancellare la memoria dopo che diventammo “Italiani”
    Pero’ ,vorrei capire perche’ in alcuni quartieri di Palermo si parla un siciliano che in effetti non lo rappresenta molto con quell’accento volgare coronato da parolacce

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