Inps di Palermo, ovvero scendere all’inferno

di Simone Di Trapani

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“Ma liberami dall’INPS amen”. Così,  ogni palermitano che ha avuto a che fare, almeno una volta,  con questo ente conclude il “padre nostro”.

L’INPS di Palermo è e non è, è una e trina, poi si fa in otto (ce n’é una finta per circoscrizione), infine si dissolve in una coltre di fumo di stigghiola arrostite durante lo scirocco.

L’INPS a volte la trovi in via Laurana, ma oggi no. È sparita, forse è in via degli Orti. Qui, un avviso scritto in cirillico (meno male che la tua bisnonna era di Kazan) ti dice “recati in via Puglia”. Giunto a questo punto della caccia al tesoro, un uomo della security, in assetto antisommossa, ti sbarra la strada e ti dice, con voce severa: “hai preso l’appuntamento via mail?”

Tu rispondi sorridente che lo hai fatto e lui: “e hai ricevuto l’sms con la conferma di giorno, ora, minuto e secondo?”

“Si è qui”, mostrandogli il telefonino, ma  l’uomo, ancora insoddisfatto, rincara la dose: “hai mandato un cyberpiccione viaggiatore per confermare la conferma?”

Esatto, quel cyberpiccione si è pure mangiato la tua frittola per colazione.

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Così, finalmente, si apre quella porta e scopri che prima di te, proprio nell’ora del tuo super appuntamento programmato 4 mesi e mezzo prima – per le ore 09, minuti 43, secondi 21, di oggi – hai davanti a te 4927 persone e 305 donne incinta. Ma non puoi mollare adesso, non puoi gettare la spugna. Devi farlo per tuo nonno, che ha 103 anni, vive attaccato ad un respiratore e a cui, però, hanno respinto l’accompagnamento (sperando che muoia prima del ricorso); devi farlo per tua madre, per metà esodata dalla Fornero e per metà con i requisiti per andare in pensione con l’opzione donna, a cui hanno rifiutato la domanda. Devi farlo per te, insegnante precario, cui è stata respinta la richiesta di disoccupazione, che ti fa vivere i 3 mesi estivi, perché lo stato non ha versato i contributi a se stesso.

Allora mentre passano i mesi e stai seduto in attesa del tuo turno, ti rendi conto che l’INPS di Palermo è l’incarnazione di Belzebù: pretende l’anima di tuo nonno ultra centenario, di tua madre (sai quanto scaccio ci compra l’impiegata dello sportello 3, risparmiando i soldi della sua pensione?) e magari pure la tua, sei giovane, si, ma potresti sempre finire sotto a un autobus cercando l’INPS da qualche parte a Palermo.

Ma ecco che finalmente arriva il tuo turno, ti siedi di fronte all’uomo che può risolvere i tuoi problemi, apri le cartelle,  c’è tutto, hai tutti i documenti che ti chiede: “ha portato il modello 9835 bis controfirmato dal barboncino di sua madre?”

Si, ce l’hai…. L’uomo, stizzito, pigia con il suo indice il tasto enter della tastiera, ti guarda fisso negli occhi, tu sei emozionatissimo, sudi, i tuoi occhi sono lucidi, stai per aprirti in un grande sorriso liberatorio quando l’impiegato afferma: “ Abbiamo segnalato il suo reclamo alla sede centrale, le manderanno un sms”.

Cazzo! perché non hai mai la valigetta di Michael Duglas in “Un giorno di ordinaria follia” quando serve? Mentre pensi, senti il rumore dell’sms sullo smartphone (sarà la celerissima risposta della sede centrale?): “Nonno è morto, ti voglio bene Mamma.”      Nel silenzio si odono le urla di giubilo di circa 100 burocrati dell’INPS: ne hanno fatto fuori un altro.

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