1992

di Salvatore Serio

Il ricordo lucido di un ragazzo ad un passo dalla maturità nel pomeriggio di una calda domenica di Luglio in cui tutta Palermo viene scossa da un unico drammatico boato

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Io abito a Palermo, in zona viale Lazio, zona del famigerato “sacco di Palermo” o, per dirla in altre parole, nelle “zone nuove” (e borghesi).

E’ il 1992 e, allora più di oggi (non c’è la “crisi” di oggi), la domenica di luglio la città si svuota davvero, strade vuote, traffico quasi inesistente… e quindi, In una torrida domenica pomeriggio di pieno luglio, cosa vuoi che si possa sentire? Giusto un assolato silenzio, le cicale, qualche macchina solitaria o un bus festivo sferragliante, di quelli vecchi, un Inbus, un Fiat 470 o un Iveco “U Effeuno”.

Ci penso.
Quante volte sono stato in via D’Amelio? Tante, tantissime …beh, più nell’altro troncone di strada, dove abitava Giorgio, perché a Palermo spesso le strade (anche nelle “zone nuove”) sono così, divise in due, tre o più tronconi da un PRG che ha spesso fatto a cazzotti con i mancati espropri, le usucapioni, le occupazioni e (per fortuna) i vincoli.

Comunque, lì di fronte, su via Autonomia Siciliana, al Fly Tennis Club, ci sono andato tante volte, nel corso degli anni di liceo, per il calcetto, perché siamo a due passi dalla Fiera del Mediterraneo e si può posteggiare quasi comodamente, posteggiatori più o meno abusivi permettendo.

Come arrivare in quel secondo troncone di via D’Amelio? Ora che, in occasione dei mondiali, il ponte in cemento armato che sovrasta la ferrovia, in via Autonomia Siciliana, è stato finalmente costruito, non soltanto dista poco più di un chilometro in linea d’aria da casa mia, ma la posso raggiungere in pochi minuti, soprattutto con la mia VW Polo CL 1050 cc, di soli 8 mesi di vita: alzavetri a manovella e carburatore monocorpo, autoradio a cassette, ma a me pare un’Audi.

Entrando da via Autonomia Siciliana, c’è un palazzo sulla sinistra in quel troncone di via D’Amelio e, solo pochi mesi prima, c’è stata la festa dei 18 anni di Elisa in un appartamento ad un piano basso, mi pare… quante belle feste in quell’anno scolastico…le ricordo tutte, tutte con piacere.

Ma oggi è la prima domenica dopo gli orali della maturità. La prima domenica libera e ieri – finalmente – siamo andati con i compagni di scuola al mare, a San Vito lo capo e, ovviamente, mi sono scottato per bene, no, oggi non mi va di fare niente, soltanto rilassarmi, poltrire, oziare…no, non faccio nulla.

Sono quasi le 17,00 e sto giocando (con un joystick, i gamepad non so nemmeno cosa siano) ad un insulso gioco di calcio (“Manchester United”) con l’Amiga 500, regalata da mio padre a mio fratello Pietro per la licenza media.

E cosa vuoi che si possa sentire in una domenica pomeriggio di pieno luglio, in una città deserta, assolata, calda e stanca? Un boato come mai prima, solo un chilometro o poco più in linea d’aria, lo ricordo, lo sento, l’ho nella testa come se fosse adesso, ma non so descrivertelo bene… mi dispiace, se non lo hai sentito non so descrivertelo, non è come un botto di capodanno, non è un petardo, nemmeno un colpo di pistola, è un boato, prolungato, cupo che rimbomba per lunghi, interminabili secondi. Quasi non ci faccio caso (più probabilmente, cerco di non farci caso, cercando di allontanare ogni pensiero), finchè non arriva mio padre sulla soglia della porta della mia stanza e mi dice: “hai sentito?”

Il boato è avvenuto proprio davanti quel palazzo sulla sinistra, quello della festa.

E il pomeriggio cambia, tra edizioni straordinarie e aggiornamenti della pagina di “ultima ora” del Televideo e il pomeriggio si fa sera, poi notte.

Chiamala pure “retorica”, ma è la domenica di un palermitano diciottenne nel 1992, che poche settimane prima ha votato per la prima volta, che sta per prendere la maturità, che sta crescendo.

E sono passati 26 anni…

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