Musica di Sicilia: il gruppo popolare Opra

di Rossella Vasta

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I primi gruppi di musica folclorica siciliana iniziarono ad istituirsi nel Novecento. Dare il via a questa grande tradizione fu il gruppo catanese dei “Canterini Etnei”, nato nel 1929.

La musica siciliana ci racconta di tradizioni musicali e strumenti, frutto delle molteplici stratificazioni culturali che hanno interessato l’Isola. Le prime tipologie musicali siciliane hanno avuto origine, si pensa, dagli antichi canti che venivano eseguiti durante i lavori quotidiani per dare una sorta di ritmo alle varie squadre di operai. Chi lavorava nei campi, ad esempio, occupandosi dell’antico mestiere della battitura del frumento, si accorse ben presto che questo movimento produceva un piacevole rumore, utile a comporre una sorta di base per il ritmo.

Forse proprio da questo deriva il nome del Gruppo Popolare OPRA. Quando, infatti, chiedo a Giacomo Scognamillo, presidente di questa bella realtà, se il nome del gruppo avesse il significato di “Opera” o “Baldoria”, lo stesso risponde che “Opra” non ha né l’uno né l’altro significato, ma che il termine, volutamente, indica “l’opra di l’omini”,  ovvero la “squadra” di “jurnatari” (o jurnateri), che veniva assunta dai proprietari terrieri per svolgere i lavori nei campi, in genere formata da 5/7 persone.

 L’ Associazione Culturale “Gruppo Popolare OPRA” nasce, nel novembre del 1989, per iniziativa di colui che, oltre al Presidente, è il “frontman” del gruppo, Giacomo Scognamillo, e del direttore artistico, Ruggiero Mascellino, altri musicisti provengono da varie esperienze musicali.
Fin da subito OPRA si distingue per le particolari “scelte di campo” infatti, non volendo ricalcare il già massacrato genere “folkloristico”, si dedica al recupero di antichissimi scritti, musicandoli e riproponendoli in chiave “etno-mediterranea”.
Già nel primo anno di attività, OPRA registra e pubblica il suo primo “lavoro” dal titolo “OPRA DI L’OMINI” e, l’anno successivo, il secondo dal titolo  “VUCI DI JURNATARI” (esclusivamente per il mercato francese).
Nel 1995, dopo una lunga serie di concerti, in Italia e nel mondo, OPRA pubblica il CD dal titolo “SI PALERMU PIRDISSI LI FUNTANI …” che sancisce l’inizio dell’attività cantautorale di Giacomo e Ruggiero.
Il successo di questo CD porta OPRA ad esibirsi in decine di concerti in giro per il mondo.
Nel 1997 e nel 1999  OPRA si dedica alle musiche di due opere teatrali scritte, entrambe, da Cetta Brancato: la prima dal titolo “SI CUNTA E SI …” con la regia di Antonio Raffaele Addamo e la seconda dal titolo “IL RICCO EPULONE” con la regia del maestro Andrea Camilleri.
Nel 2000, OPRA, produce e pubblica il suo secondo CD dal titolo ” LU TIRANNU E … L’AMURI”, caratterizzato da contaminazioni dalle sonorità delle culture musicali arabe, spagnole, greche, magrebine, ecc., e di altri generi musicali quali etno-jazz, ed etno-rock.
Da alcuni anni a questa parte i musicisti di OPRA collaborano, anche, con altri artisti e si dedicano, prevalentemente, alla produzione artistica di eventi.

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Giacomo ha voluto dare a Palermo Prime la possibilità di utilizzare una delle sue canzoni come colonna sonora di un recente video reportage sul 394° festino di Santa Rosalia, pubblicato nei giorni scorsi. Muntipiddirinu ha una musica (composta da Giacomo) che riprende le più antiche sonorità siciliane non disdegnando una certa modernità. Il testo, tradizionale, risale al ‘700 e racconta la grande devozione, dei palermitani nei confronti della Santuzza. Come si evince, dall’ascolto delle parole della canzone, i fedeli ritenevano (e lo ritengono ancora) che già il semplice fatto di salire la ripida scalinata, che porta al Santuario, portasse loro enormi benefici.

“… e Santa Rosalia è lì … con il Crocifisso tra le mani … pronta ad elargire Grazie ai suoi fedeli”.

–       Giacomo, chi ha visto il nostro reportage, e quindi ha ascoltato “Muntipiddirinu”, ci dice che si tratta di un pezzo molto originale. Strano dato che si tratta di una sonorità e di un testo tradizionali. Non credi? Perché secondo te?

<<A mio avviso è originale il modo in cui ci si approccia alla tradizione ed alla cultura popolare senza scadere nel “folkloristico”>>.

–       Perché utilizzi l’espressione “scadere nel folkloristico”. Il folklore è una cosa negativa?

<< Non nell’essenza del suo significato. Purtroppo, negli ultimi 80 anni, il proliferare di gruppi folkloristici ha completamente travisato il concetto di cultura popolare e negli ultimi 25 anni la situazione è anche peggiorata! Ormai è impossibile imbattersi in un gruppo folkloristico (specie nel meridione d’Italia) che non sia quasi fotocopia dei gruppi folkloristici dei Paesi dell’Est Europa. Questo per via dei cosiddetti “scambi culturali” che avvengono durante gli innumerevoli Festival del folklore che si svolgono, prevalentemente, nell’Europa centrale. I suddetti gruppi dell’Est sono molto spettacolari, spesso anche acrobatici ed a volte anche molto belli da vedere ma, a mio avviso, hanno poco a che fare con la cultura tradizionale dei propri Paesi >>.

–       Come mai avete prodotto musica siciliana per il mercato francese?

 << E’ stato un puro caso. Avevo registrato una “musicassetta” allo scopo di depositarla alla SIAE come opera inedita. Nello stesso periodo siamo stati invitati ad una rassegna internazionale di musica popolare in Francia, appunto. Ho fatto ascoltare la suddetta registrazione al presidente di quella manifestazione il quale ha voluto acquistarne i diritti per farla “circuitare” in Francia. Ma il siciliano ha spopolato anche nel mercato asiatico! Nel 1998 abbiamo venduto 4000 CD In Corea del sud >>.

– Qual è la finalità della tua musica?

<< la cosa che mi entusiasma di più è la possibilità di rendere la musica alla portata di tutti, così come l’opportunità di diffondere testi antichi che ci parlano della nostra storia e delle nostre tradizioni. Spero di esserci riuscito … almeno un po! >>.

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