Istantanea di un Paese a due direzioni. Ripartire dall’Europa

di Rossella Vasta

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Nel “Rapporto Svimez 2017 sull’economia del Mezzogiorno” si legge come questo sia riuscito a riemergere dalla “lunga recessione”. In generale il Mezzogiorno riesce a tenere il trend della ripresa nazionale, tuttavia è ancora molto distante dalla media europea (secondo il FMI, nel 2017 +2,3% nell’UE e +2,1% nell’Eurozona). Nonostante le buone prospettive, il Sud si trova ancora nell’occhio di un vortice che ingloba al suo interno bassi salari, bassa produttività e bassa competitività, causando sostanzialmente minore benessere, nonchè un notevole iato rispetto al Settentrione.

L’elemento che risalta maggiormente nei dati in questione è, senza dubbio, la ripartenza del settore industriale meridionale. In particolare, l’industria manifatturiera del Mezzogiorno nel biennio è cresciuta di oltre 7 punti percentuali, con una dinamica più che doppia di quella registrata nel resto del Paese (3%). Anche l’occupazione è ripartita, tuttavia il tasso di occupazione del Mezzogiorno risulta essere il peggiore d’Europa (di quasi 35 punti percentuali inferiore alla media UE). Cattive notizie anche per i nostri giovani, a crescere, infatti, sono in massima parte gli occupati anziani e il lavoro a tempo parziale: un part time definito “involontario”, causato dall’accettazione di contratti a tempo parziale che sopperiscono alla carenza di posti lavoro a tempo pieno.

La bassa retribuzione e la povertà, soprattutto al Sud, continua a rimanere sui livelli più alti di sempre, con la conseguente difficoltà nella ripresa dei consumi. Viene confermato inoltre il dato secondo cui il Mezzogiorno, ancora per molto, resterà terra d’emigrazione “selettiva” (specialmente di qualità). Nel Rapporto 2017 viene riportata una stima del depauperamento di capitale umano meridionale con una perdita di circa 200 mila laureati meridionali, ciò significa trasferimento di forza lavoro qualificata.

Si stima che, proseguendo a questi ritmi, il Sud recupererebbe livelli precrisi nel 2025, un parametro certo non molto incoraggiante, ma foriero di una buona dose di speranza e di ottimismo per un Mezzogiorno che non è ancora sconfitto e che con i giusti interventi, nell’ambito di una generale strategia di sviluppo per l’Italia, mettendo a sistema i diversi vantaggi competitivi, potrà al più presto avere un ruolo essenziale.

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Ma da cosa dipende lo sviluppo di un’area di 20 milioni di abitanti, come il nostro Mezzogiorno? Senz’altro dalla relazione tra fattori regionali, nazionali e sovranazionali, una relazione non a senso unico ma di interdipendenza e scambio reciproco. Ecco perché l’Europa necessita di ritornare al centro del dibattito.

“L’Europa al bivio. Rinascita o declino?” è il nome, nonché l’interrogativo principale, della conferenza organizzata dall’associazione Nord&Sud presso il Palazzo Zapata di Napoli. All’evento erano presenti Giulio Tremonti, il Presidente dell’Università Telematica Pegaso Danilo Iervolino e, per il Centro Studi, Severino Nappi, Vincenzo Caputo e Francesco Ferri. Questo momento di confronto a più voci ha messo in luce la necessità di tutelare le specificità delle imprese del Sud, mediante una piattaforma programmatica che aiuti a superare l’attuale momento di stallo.

“Dobbiamo far sentire più forte la nostra voce ed essere soggetti attivi delle decisioni che si prendono nelle stanze di potere in Europa. Ma farlo implica anche una presa di posizione che non sia sterile e fatta solo di annunci e proclami. In questo si inserisce, attualissima, la questione meridionale che assume connotati prioritari. Se non ci impegniamo a risollevare le sorti del Sud del nostro Paese non possiamo avere credibilità agli occhi di chi abbiamo di fronte”. Questo il pensiero di Nappi, confermato dalle parole del dottor Danilo Iervolino “l’Europa deve ammodernarsi e deve, soprattutto, coinvolgere i giovani e il Mezzogiorno d’Italia che vive un momento di disagio particolare”.

“Occorre fare qualcosa anche in assenza di leggi speciali, valorizzando le tante eccellenze che questo territorio può esprimere”, afferma Vincenzo Caputo.

 Per realizzare una strategia di sviluppo di ampia portata, dunque, sembrerebbe opportuno partire dal livello europeo, occorre configurare un vero e proprio nuovo patto per lo sviluppo, in cui il Sud possa tornare a concorrere, da protagonista, al rilancio dell’intero Paese. L’Italia, ma anche l’Europa, deve assumere piena coscienza del fatto che il nostro Paese sia punto cardine dell’intero sistema.

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