La Collettoria rurale a Campofelice di Roccella

di Francesco Vasta

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L’unificazione del Regno d’Italia poneva a carico dei governanti numerose questioni, alcune di carattere politico, altre di natura socio-economica. Tutti, però, avevano la forte consapevolezza che l’Italia doveva essere una e una sola. Garantire l’unità del Paese significava assicurare una struttura unitaria a tutta la Nazione. A tale scopo, nel gennaio del 1861 entrava in funzione il “Regolamento disciplinare degli impiegati delle Poste”, che riguardava esclusivamente gli uffici postali “primari e secondari” aperti in ambito cittadino. Non erano ancora presenti, infatti, gli uffici postali periferici e rurali.

Campofelice di Roccella era un piccolo Comune agricolo e, subito dopo l’unificazione del Regno, non era servito dal servizio postale. I cittadini di Campofelice, però, sentivano forte l’esigenza di poter comunicare con il resto del Regno: le produzioni agricole erano fiorenti, vi era assolutamente bisogno di commercializzare i prodotti, era necessario un servizio postale efficiente e, per quanto possibile, “celere”.

Nel 1864, il Reale Governo decise di moltiplicare i punti di raccolta della corrispondenza, anche nei piccoli comuni agricoli, a totale spese del comune stesso: nacque così la prima Collettoria Rurale a Campofelice. Si trattava di un ufficio postale di secondo grado, collegato a un ufficio postale di zona, che era ubicato nella vicina Collesano. Il collettore rurale portalettere era un impiegato comunale, che arrotondava lo stipendio con quest’altra mansione. Il primo collettore rurale di Campofelice fu Pasquale Chiavetta, il quale soleva usare gli uffici comunali, siti nella Piazza Principale (oggi Piazza Garibaldi), per raccogliere la posta in partenza che avrebbe provveduto a consegnare, il giorno successivo, all’autista della corriera che giornalmente saliva per Collesano, dove si trovava l’ufficio postale. Lo stesso autista affidava a Chiavetta, ogni giorno puntualmente, la posta in arrivo, che lo stesso recapitava ai cittadini casa per casa.

Il lavoro di Pasquale Chiavetta era prezioso e veniva svolto, con scrupolo e abnegazione, durante le ore pomeridiane. In uno dei pomeriggi afosi dell’agosto del 1876, Chiavetta udì uno scricchiolio sospetto provenire dal solaio della segreteria del comune. L’uomo fece appena in tempo ad uscire nella pubblica piazza;  da lì a poco, infatti, un boato scosse i cittadini.

Il tetto degli uffici comunali aveva ceduto al peso degli anni e, solo perché il crollo era avvenuto nelle ore pomeridiane, fu evitata la tragedia. Chiavetta fu lesto ad uscire e quella stessa sera non privò della consegna i sette campofelicesi che attendevano la corrispondenza, nella fuga, infatti, aveva portato con sé le missive arrivate poco prima con la corriera da Collesano… un eroe!

Gli uffici comunali, nell’attesa del rifacimento del solaio, nelle more, furono spostati in Via della Stazione, in una casa vicina all’attuale belvedere. Si discusse a lungo della tragedia sfiorata e l’argomento fece da traino alla nascente esigenza di dotare il paese di un ufficio postale di primo grado, la cosiddetta Officina Postale Governativa, un nome altisonante per indicare che la città aveva bisogno di un vero ufficio postale . Nel mese di settembre 1876, si tenne una riunione in casa Civello, ormai divenuto un “luogo istituzionale” dove i cittadini si riunivano per discutere dei problemi che affligevano il paese. In quell’occasione si decise di richiedere l’Istituzione dell’Ufficio postale a Campofelice in quanto la collettoria che serviva il paese, sebbene egregiamente condotta, non era più bastevole. I cittadini di Campofelice avevano esigenze nuove, il paese era in costante crescita e la collettoria rurale “non era facoltata ad eseguire vaglia postali o lettere raccomandate”. Si pensò così di chiedere al Signor Sindaco di fare in modo che questa potesse divenire, a tutti gli effetti, un’Officina Postale Governativa. Il Sindaco di Campofelice, il Signor Rosolino Lanza, si attivò prontamente per richiedere “a chi di competenza, affinchè i comunisti di Campofelice potessero fruire di questo prezioso servizio”.

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Il 10 ottobre del 1876, con lettera n. 7778, il Direttore Provinciale delle Regie Poste riscontrava che “nulla esservi in contrario a che l’attuale collettoria rurale di Campofelice passi ad Officina Postale Governativa”. Il Sindaco nella sua richiesta aveva ben esplicitato le ragioni delle lagnanze e dei reclami dei cittadini, evidenziando altresì che “… questo Comune posto in condizione topografica strategica, è attraversato da strada a ruota, ed ogni giorno transita una vettura corriera che scende da Collesano, oltre il transito di altre vetture per la Strada Messina Marine…” (attuale S.S. 113), “…ed ogni giorno si oesserva un aumento di popolazione con qualche nuova sensibilità, considerando che la popolazione di fatto di questa Comune è al di là di duemila abitanti e merita un servizio postale più esteso, richiesto anzitutto dai commercianti di sommacchi e di altro”. L’apertura di un’Officina Postale Governativa, fu salutata con molto favore ed entusiasmo dalla cittadinanza. Oltre ai benefici materiali, infatti, i comunisti si sentivano orgogliosi per come l’Autorità Governativa centrale si fosse interessata, in qualche modo, di questo piccolo paese agricolo, alle porte delle Madonie, che aveva tanta voglia di intraprendere un cammino di benessere e prosperità, per troppo tempo agognato.

Alla prossima.

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