Un pò di chiarezza nella giungla dei concorsi scuola

di Matilde Caruso e Rossella Vasta

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Matilde e Rossella

Questo articolo è scritto da due penne. La prima è quella di Rossella Vasta, dottoressa esperta in “malattie della scuola”, che ogni girono vede migliaia di studenti che le pongono ciascuno almeno 50 domande sul concorso scuola 2018, e l’altra è quella di Matilde Caruso,  un’avventurosa futura docente che ha deciso di partecipare al concorso aperto a tutti i laureati.

All’interno di questa “giungla scolastica” Matilde e Rossella hanno pensato di mettere ordine. Per il momento cercheranno di rispondere alle domande più ricorrenti fatte dai futuri professori. Chissà, magari sono proprio le informazioni  che stavate cercando!

–   Anzitutto, il FIT è abolito?

Mentre il bando del primo dei 3 concorsi scolastici  – previsti per quest’anno e riservato ai docenti abilitati – è stato pubblicato ed il concorso si concluderà entro settembre 2018, il Ministro Marco Busetti ha messo  in standby il concorso per i docenti non abilitati, con almeno 3 anni di servizio, e il concorso per i laureati con i 24 CFUPerché? Il programma del nuovo Governo Lega- M5S è quello di applicare delle modifiche alla riforma della Buona Scuola del governo Renzi. Nello specifico, ha in progetto di modificare le norme che regolano la mobilità docenti e la chiamata diretta,  per le quali inevitabilmente sarà necessario più tempo. In un’intervista lasciata al giornale La Repubblica, il Ministro Busetti ha dichiarato che i 24 CFU saranno comunque necessari per accedere al concorso per i laureati.

–  Quando usciranno gli altri due bandi ?

Ancora a questa domanda non possiamo rispondere. L’unica cosa certa è che il MIUR ha confermato che dopo il  bando di concorso per docenti abilitati ci sarà quello per i non abilitati con 3 anni di servizio a cui seguirà quello per i nuovi laureati.

Si prevede che il prossimo bando  possa essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale subito dopo l’estate, quindi leggermente in ritardo rispetto ai tempi preannunciati dalla delega. In ogni caso vi consigliamo di iniziare a studiare.

–   Come si svolgerà il concorso aperto a tutti i laureati?

Il concorso verrà fatto su base regionale e i neoassunti verranno vincolati, per 3 anni, alla permanenza nella regione presso la quale hanno ottenuto la cattedra.

Il concorso prevede tre prove di esame, due scritte e una orale. Per chi vuole diventare insegnante di sostegno, invece, è prevista un’ulteriore prova scritta.

La prima prova sarà scritta ed inerente la materia d’insegnamento. Per gli insegnanti di lingue e culture straniere, la prima prova dovrà essere svolta in lingua. Per accedere alla seconda prova scritta è necessario aver superato la prima. L’ obiettivo della seconda prova è quello di valutare il grado di conoscenze e competenze del candidato rispetto all’ambito antropologico, psicologico, metodologico e pedagogico (ambiti didattici dei 24 CFU necessari per partecipare al concorso).

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La terza prova scritta è riservata solo a coloro che sono interessati al sostegno. In questa prova verranno valutate le conoscenze del candidato relative alla pedagogia speciale, alla didattica per l’inclusione scolastica e alle relative metodologie. I candidati che avranno superato la prova aggiuntiva possono accedere alla prova orale, relativa ai posti di sostegno.

La prova orale può essere svolta solo da coloro che superano le due prove scritte. Se la commissione lo richiede, può essere compresa una prova pratica: la simulazione di una lezione. Tale prova permetterà di valutare le conoscenze del candidato relative alle discipline della sua classe di concorso e verrà valutato il grado di conoscenza della lingua straniera, nonché le competenze informatiche di base.

–   Cosa succede se dovessi superare il concorso?

Tutti i vincitori avranno accesso al FIT (Formazione Iniziale Tirocinio): corso di tre anni obbligatorio per diventare insegnanti di ruolo. Il primo anno prevede 250 ore di tirocinio diretto e 150 ore di tirocinio indiretto ed è prevista una remunerazione di 600 euro lordi, con un incremento a partire dal secondo anno. Il secondo anno permetterà, infatti, ai partecipanti, di accettare potenziali supplenze brevi. Nel terzo e ultimo anno i tirocinanti svolgeranno una supplenza annuale grazie alla quale percepiranno lo stipendio pieno. Al termine di quest’ultimo anno è prevista una prova di valutazione finale che consentirà di essere assunti con un contratto a tempo indeterminato nell’ambito scelto.

–   E intanto adesso, che faccio?

Prova a lavorare nell’ambito scolastico con le MAD “messa a disposizione”, uno strumento che può essere utilizzato non solo per proporsi in una scuola che abbia cattedre scoperte (o altri incarichi nel caso degli ATA) ma anche per i corsi di recupero/sportelli e gli esami di stato (maturità). Le candidature sono da indirizzare alle scuole in carta semplice, compilando un fac-simile con i propri dati e la materia di insegnamento per la quale si concorre, va allegato inoltre il curriculum vitae. La MAD è valida per un intero anno scolastico. L’aspirante può inviare la messa a disposizione a tutte le scuole che desidera e che nel piano di studi presentino la materia scolastica per la quale ha conseguito il titolo di accesso all’insegnamento (laurea o laurea + cfu integrativi per completare la classe di concorso). Il periodo migliore per inviare la domanda di messa a disposizione è all’inizio dell’anno scolastico.

–    Se sono già in possesso di un lavoro, posso inoltrare ugualmente la MAD e accettare le supplenze?

Certo che si!

Le supplenze possono essere accettate, ma non si possono superare le 40 ore di lavoro settimanali. Lo sforamento delle 40 ore settimanali – fino a un massimo di 50 ore – viene considerato come straordinario.

Alla prossima!

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