Sicilia Cabaret approda in Rai : intervista a Tony Matranga

di Rossella Vasta

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Nel panorama dello spettacolo comico “le coppie” hanno sempre fatto ridere di più: è un fatto oggettivo. Non è dato conoscere il motivo, probabilmente si tratta di una questione di empatia che ciascun spettatore prova per uno dei due artisti – la maggiorparte delle volte per quello che recita il ruolo più bistrattato, colui che viene definito “spalla” – forse perché le gag a cui assistiamo si presentano come una sorta di déjà-vu che ci fa rivivere un momento o un fatto già vissuto, o sarà una questione di insulti reciproci tra gli attori che comunque, si sa, suscitano sempre ilarità?

 In Sicilia, in particolare, poichè gli insulti sono più belli e comunicativi che altrove (anche perché qui per rendere bene un insulto lo devi accompagnare con la giusta gestualità verso qualcuno) siamo fortemente attratti dai duo comici. A pensarci, potrebbe anche essere una questione di sonorità o assonanza dei nomi. Ricordo, ad esempio, “Franco e Ciccio”, una delle coppie comiche siciliane più storiche (anni ’50). Franco Franchi e Ciccio Ingrassia sono la tipica coppia comica che ha fatto la sua fortuna sulla tipicità dei ruoli: “la spalla”, Franco, un po’ imbranato, una figura incapace di razionalizzare e caratterizzata da ingenuità e strafottenza – doti, e non difetti, che però riescono sempre a tirarlo fuori dalle situazioni complicate, anche raggirando Ciccio, il comico che apparentemente sembra abbia “più senno” e che ha il compito di soppesare le bizzarre singolarità di Franco, razionalizzandone i comportamenti. Cosa sarebbe stato Franco senza Ciccio o Ficarra senza Picone? Ne abbiamo parlato con Tony Matranga, comico del duo siciliano “Matranga e Minafò” (sentite, anche in questo caso, quanta poesia nel nome?), creatori del programma Sicilia Cabaret e prestissimo su Rai Due, il 16 e il 23 luglio.

– Tony Matranga, grazie per averci concesso questa intervista. Saluta i lettori di Palermo Prime.

Mi preme farlo con il tormentone per cui tutti ormai “mi prendono in giro”, ma che mi ha portato fortuna, sperando che ne porti tanta anche a voi…”buonaseeeeeera”.

– Ma tu, hai studiato per fare il comico o sei uno “naturalmente” comico?

Io sono uno di quelli che ha dovuto studiare, e anche tanto, per fare questo mestiere, perché “naturalmente”, ma anche “fisicamente”, madre natura non mi ha graziato. Cioè, mentre Minafò, ad esempio, non ha bisogno di studiare perchè è naturalmente bravo e bello, per gente come me studiare è indispensabile (ride).

– Cos’è la comicità, è una cosa seria?

La comicità è come uno spartito musicale. Sai, a volte ci sono momenti che sono dettati da suoni, da battute, da ritmi, da tempi, che se magari fossero spiegati non farebbero ridere. Pensa a uno che ti racconta una barzelletta che ha ascoltato da un altro, quell’altro fa ridere ma chi cerca di raccontartela non ci riesce.

–  La comicità, soprattutto al Sud, ha sempre fatto più ridere in due. Cos’è per te Minafò.

Non avevo mai pensato a questa cosa, probabilmente hai ragione: la spalla comica è una cosa che ai siciliani piace. Tuttavia ci sono monologhisti davvero bravi. Cos’è per me Minafò? Non l’ho ancora capito. Cioè, non ho proprio capito cosa sia, a livello umano, Minafò in sè. (ride)

–  Ti esibiresti da solo, senza Minafò?

Ci capita di esibirci singolarmente, la bravura di un comico sta anche nell’essere il più possibile poliedrico e camaleontico. Noi abbiamo un repertorio che spazia dalla gag a due al monologo. Mi è capitato di dover portare avanti monologhi anche di mezz’ora, cosa per niente facile.

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– Matranga e Minafò possono essere considerati dei talent scout? Parlaci della mission di Sicilia Cabaret.

Matranga e Minafò, per certi versi, sono nati talent scout e poi diventati comici. Noi veniamo dall’esperienza dei villaggi turistici, dove mettevamo in piedi delle vere e proprie compagnie di attori. Chi ha avuto la fortuna di essere ospite in uno dei villaggi in cui abbiamo lavorato, ha assistito a dei veri e propri spettacoli teatrali con un’equipe abbastanza selezionata. Sceglievamo gli attori in base a chi aveva maggiore attitudine alla recitazione. Sicilia Cabaret nasce proprio da questa esperienza e da quella di Made in Sud, che è molto simile. In pratica basta creare una compagnia che abbia una comicità sinergica: battute di pancia, tempi, risposte coordinate e in sintonia. Così arrivi al pubblico prima di chi cerca di fare una comicità più impegnata e pensata, più riflessiva. La gente ha bisogno di ridere e basta, pensare e rimuginare su una battuta si, ma fino a un certo punto. Sicilia Cabaret è stata, ed è, una sfida tutta siciliana: abbiamo aperto il nostro teatro, il Convento, e lì abbiamo creato una squadra di comici di primo pelo che, piano piano, ha conquistato la Sicilia. Sicilia Cabaret è intuito.

– Matranga e Minafò, siete cresciuti? Siete un pò meno scansonati? Ve la sentite addosso quella responsabilità, data dai mezzi di comunicazione, di dover lanciare un messaggio giusto, soprattutto ai giovani?

Nella storia di un artista c’è un momento per far solo ridere, c’è il momento per il trash, per fare le cose spicciole… e poi c’è un momento per evolversi e cercare di lanciare un messaggio. Credo che per me e Minafò sia arrivato il momento di evolversi, per fare al pubblico un discorso un po’ diverso, più impegnato se vogliamo, anche artisticamente. È arrivato il momento di smussare un pò quel lato irriverente senza mai dimenticarcelo, perché è quello che ci ha dato la popolarità. La nostra vera evoluzione potrebbe essere la conduzione di un programma televisivo, quindi bisogna cominciare a togliere un pò la totale irriverenza.

– Cosa bolle in pentola per l’immediato futuro? So già che a brevissimo approderete in Rai.

Sicilia Cabaret approda su Rai Due il 16 e il 23 luglio a mezzanotte. Avremo modo quindi di vedere come vanno le cose e poi proseguiamo. Per i progetti in programma, come forse saprete, stiamo scrivendo un film e per adesso va bene così. Vedi, un altro apetto che abbiamo provato a raffinare con il tempo è: fare una cosa per volta. Adesso scriviamo il film, poi bisognerà materialmente farlo e nel frattempo vedremo anche quello che succede in Rai.

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