Palermo e la pista “ciclopedo(a)mabile”

di Rossella Vasta

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Nonostante Palermo in questo periodo stia palesando di essere perfettamente all’altezza del titolo che le è stato riconosciuto (Capitale della Cultura), benchè essa stia cercando in tutti i modi di mostare una velata parvenza di civiltà e modernità (che a onor del vero ti lascia sbigottito) che esalta la sua attuale particolare bellezza e “Manifesta” quello che la Città ha sempre avuto in potenza, essa tuttavia sembra non riuscire a redimersi da quel peccato originale che la caratterizza e che l’ha resa famosa in tutto il mondo: “Ittraffico”. Palermo in questo momento è come un tubo da giardino (quello per l’irrigazione per intenderci) strozzato da un enorme nodo che non lascia correre l’acqua verso l’esterno causando, per la troppa pressione, dei piccoli pertugi che danno libero sfogo a vivaci zampilli d’acqua, finalmente affrancati dalla tediosa trappola. Così i palermitani stanchi della troppa quiete e dei troppi ghingheri, perfettamente in linea con la creativa ed innovativa veste cittadina, inventano un nuovo modo di provocare ingorghi, scampanellate e tafferugli. L’originale circolazione non riguarda affatto le autovetture bensì pedoni e velocipedi, con la benedizione degli automobilisti felici di essere per una volta tirati fuori dalla bagarre.

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In particolare Via Maqueda si è dotata di una pista ciclopedoamabile di ultima sperimentazione: riservata un pò ai ciclisti e un po’ ai pedoni, ma anche agli elementi d’arredo urbano, a bancarelle e venditori ambulanti, ai cani abbandonati, ai clochard, a tavoli e ombrelloni dei locali e chi più ne ha più ne metta. La pista ciclabile in sé, quella tatuata sull’asfalto e monodirezionale (dal teatro Massimo ai Quattro Canti) è attiva soltanto tre ore (dalle 7 del mattino e fino alle 10) e in conomitanza all’apertura della strada al traffico veicolare. Per il resto dela giornata i ciclisti potranno percorrere tutta la via Maqueda in ambedue le direzioni ad un’andatura di 10 km/h o spingendo a piedi il veicolo, dando sempre la precedenza ai pedoni. Tuttavia non tutti i fruitori della corsia ciclabile sono a conoscenza della revoca delle norme che regolavano, fino a poco tempo fa, il tratto ciclabile in adiacenza del marciapiede. Pertanto, continuano amabilmente a svolazzare, in sella ai propri bicicli, incazzandosi ferocemente con chiunque osi oltrepassare la linea che demarca la zona (che pensano essere) loro dedicata, atterrando ogni mal capitato e strombazzando improbabili aggeggi che nemmeno le vuvuzelas dei Mondiali in Sudafrica. Ecco che nasce la pista “ciclopedoamabile”, una sorta di gioco di parole che spiegano simpaticamente il motivo per cui così l’ho ribattezzata.

CICLO: perché ovviamente, essendo una pista ciclabile, è o dovrebbe essere riservata a coloro che usano il mezzo a due ruote per i loro spostamenti, alcuni dei quali però, essendo estranei all’esistenza di nuove regole, si abbandonano a crisi isteriche tipiche delle più anomale sindromi pre-intra e anche post mestruale.

PEDO: perché in realtà è riservata anche ai pedoni, ma soprattutto alle pedate.

DO(a)MABILE: perché necessita inevitabilmente di una qualche forma di regolarizzazione più chiara o anche di ammaestramento riservato alle strane specie che ne fruiscono.

AMABILE è invece un’auspicio, un augurio affinchè anche in questa pista ciclabile si torni a respirae la gradevole aria di beltà che soffia sulla mia meravigliosa Palermo!

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