Per l’Infante… per l’Infanzia

Emna Nefzi

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Le mie parole, i miei pensieri, la mia solidarietà, il mio amore, le mie scuse, per l’infante sofferente, per l’infanzia perduta, per il sorriso perso dell’innocenza timida, per quei bambini che non hanno la fortuna di poter vivere dignitosamente come il resto dei loro coetanei. Per gli infanti che implorano la pace, la vita, l’infanzia. L’infanzia che non hanno più diritto di avere, per chi non ha avuto la possibilità di scegliere il suo destino, per quei bambini privi di ogni loro diritto, per i fanciulli che non possono più respirare l’odore della terra mischiato con le gocce della pioggia, per quelli che non possono guardare il mondo con occhi sognanti e brillanti di felicità, per voi che avete perso la vostra preziosa vita nel viaggio della morte… un viaggio non scelto, un viaggio dovuto, che spera la vita rischiando la morte, per voi e le stragi che avete vissuto, che vi hanno sfinito. Per voi, che così piccoli vi siete già affacciati a tutte le atrocità di questo mondo, per voi pargoli, luce dei nostri occhi, che hanno spento le vostre luci. A voi, bamibini miei, chiedo scusa per la perdità della sacralità della vostra infanzia.

Dalla Cooperazione Nazionale Sud Sud (CISS), ho ricevuto con grande piacere il loro invito per fare la lettrice durante la presentazione del libro Mare Nero. Scegliere un brano da leggere non è stato per niente facile. Scorrendo le pagine del libro e leggendo i titoli, mi sono soffermata sui capitoli che mi hanno fatto piangere il cuore “L’orfanotrofio del mare”, “Con i miei figli in fuga dalla fame”, “Così ho visto morire il mio fratellino”. Sono dei brani che raccontano la svolta tragica nella vita di questi nostri bambini innocenti; alcuni hanno perso i genitori, altri hanno stentatamente sopravvissuto e altri ancora sono deceduti, annegati con loro la loro infanzia e la nostra coscienza.

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Leggendo le frasi che narravano la mestizia, la disperazione, l’amarezza, l’avvilimento delle persone che hanno vissuto il mare nella sua condizione più drammatica, mi è stato impossibile non manifestare le mie sensazioni, non vivere per un momento ciò che i bambini hanno vissuto, non commuovermi e trasmettere al pubblico il dolore che ho provato. Gli infanti, simbolo della vita, della purezza, dell’innoccenza, dell’allegria, diventano banalmente numeri enunciati nelle statistiche sulle persone morte.

Ghandi dice «chi salva un bambino salva il mondo intero». Chi salva un bambino, salva se stesso, dà valore alla sua vita, promuove un miglioramento nella sua condizione in quanto essere umano, e più ne dà più ne riceve. Non possiamo rimanere indifferenti davanti all’appello di aiuto da parte degli infanti che chiedono che gli sia restituita la loro infanzia rubata, che fanno ricorso all’intera umanità affinchè gli venga data una chance: quella di vivere in tranquillità. È vero che cambiare del tutto la situazione è un’opera abbastanza ardua, ma non possiamo più permetterci di essere semplici osservatori passivi di un presente e di un, più che probabile, futuro basati sull’indifferenza, l’egoismo, l’esclusione e la marginalità.

Nessun principio di legalità può condizionare il grido di un essere umano che implora aiuto. L’umanità nei confronti di un bambino disperato non può richiedere sedute, riunioni, convenzioni e giochi di bras de fer. Non voglio tornare al discorso dell’essenza dell’essere umano, ma coadiuvare il prossimo in difficoltà, per assicurare la sua dignità in quanto persona è l’unica manifestazione del rispetto dei Diritti Fondamentali dell’Uomo.

Avere diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà non può essere ancora argomento di discussione e discordia, se succede ciò significa che abbiamo fallito tutti: un fallimento colossale di tutta l’umanità. Bisogna iniziare da noi stessi; è fondamentale tralasciare la nostra passività e passare all’azione: una semplice parola (sappiamo tutti la forza delle parole), un pensiero, una chiara e netta posizione contro il menefreghismo dovuto all’ignoranza.

Una canzone araba intitolata A‘ṭūna aṭ-ṭufūla che sarebbe in italiano “Concedeteci l’Infanzia”, è stata cantata per la prima volta nel 1984 da una bambina libanese per le condizioni di guerra vissute in quegli anni. Una canzone che ha avuto una grande eco in tanti paesi, ancora del tutto attuale dopo trentaquattro anni. La canzone, con le sue parole profonde, cantata con la tenera voce di una bambina tocca il cuore ed è il miglior modo di trasmettere la speranza dei nostri bambini in una vita pacifica. Concludo, con il sogno che la gente si svegli dal suo letargo e dia retta alla voce preziosa dei bambini, fortuna del nostro presente e tesoro del nostro futuro, citando la parte cantata in francese e in inglese, che dice:

«À mon enfance.. À mes quatre ans.. À l’innocence

Au beau jardin.. […].. Qu’appellent les enfants  

Je vous demande.. Vous prie de rendre

Toute l’innocence

De mon enfance, de mon enfance

Sauvez l’enfance, sauvez l’enfance

I’m a child..  With something to say.. Please listen to me

I’m child.. who wants to play.. Why don’t you let me?

My doors are waiting.. My friends are praying

Small hearts are begging

Give us a chance.. Give us a chance». 

https://www.youtube.com/watch?v=XJh-4CzdTjo

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