Nonna, voglio fare l’influencer!

di Rossella Vasta

0 826

–  “Nonna, guarda quanti followers!”

–  “Dunni gioia mia, fammi viriri, ti dolunu?”

–  “Su tutti i social, facebook-instagram-pinterest-snapchat-musiccaly. Mi ha guardato un sacco di gente!”

– “Matruzza mia, allura u maluocchiu ti ficiru! Veni ca a matri: FORA ‘U MALOCCHIU, INTRA ‘U BONOCCHIU. IETTU LU SALI CONTRU LI MAARI E A CU’ L’HAVI CU TIA C’HANNU A SPARARI”

–  “Ma no nonna… nel senso che sono diventata influencer!

–  “AAAAAAH, e un ti preoccupari gioia mia, ca a mia un mi l’ammischi, io i vaccini mi fici. Ma ta ficiru ‘na visita?”

–  “Una nonna? Me ne stanno facendo tantissime! 300 accessi unici in un’ora!”

– “Gèèèèèsu, e nenti ti rettiru?”

– “Si nonna, due Gucci per l’advertising”

–  “Signuri scansatini, pi tuttu stu burdellu du ucci? Mah!”

Se nella vita avessi deciso di fare l’influencer e avessi avuto, dunque, l’ingrato compito di comunicarlo a mia nonna…beh, sarebbe stato un bel grattacapo. Immagino una lunga dissertazione, proprio come questa qui sopra. Cercare di farle capire che non si tratta di una malattia virale e tentare di darle una definizione quantomeno plausibile di influencer, sarebbe stata un’impresa ardua e per certi aspetti da seduta psicoanalitica, poiché mia nonna – siciliana doc e donna “all’antica” – ne sarebbe stata provata.

 Nonna Rosa, come tante in Sicilia, è stata investita del doppio ruolo di nonno-genitore, apprensiva è dire poco, gelosa, severa e attenta alla mia educazione (a quella scolastica soprattutto). Avulsa da qualsiasi cosa avesse a che fare con le nuove tecnologie e con il web, mia nonna, bontà sua, non possedeva neanche il cellulare!

– pubblicità –

Me la immagino così, attenta e incredula, con gli occhi strizzati che fissano la mia bocca, quando le dico: “Cara nonna non studierò medicina, né tantomeno farò l’avvocato, studierò marketing e comunicazione e da grande farò l’influencer”. Sono perfettamente in grado di visualizzare quel momento in cui cerco di convincerla dell’amabilità delle mie intenzioni: “fare l’influencer è la svolta! L’influencer è una persona amata da tutti e gode di tanta popolarità sui social… una cosa fighissima!” Avrebbe capito? No!

“E poi è una persona che ha un ruolo importantissimo perché orienta e influenza i comportamenti d’acquisto, pubblicizza certi prodotti per determinate categorie di avventori, mi capisci?”. Sicuramente non avrebbe capito e la sua risposta sarebbe stata: “tu ha sturiari e t’ha fari una bella posizione”.

D’altronde come avrei potuto convincerla, considerato che gli unici aggettivi che mi vengono in mente per descrivere un influencer sono : figo e ricchissimo?

“Per diventare influencer non per forza dovrò avere una laurea in ingegneria aerospaziale nonna, basterà avere una buona sfera di influenza, conoscere tante persone, cercare di essere sempre gradevole e avvenente, truccatissima e sorridente. Indosserò abiti e accessori firmati, andrò in posti molto esclusivi, staró sempre sotto i riflettori e saró amata da tutti: seguitissima, fotografatissima e cliccatissima”. Sono pressoché  certa che, a questo punto della conversazione,  mia nonna avrebbe esordito così: “ comu ‘na buttanazza va…”

In che modo avrei potuto farmi capire e come avrei fatto a ottenere il consenso, per una tale e ardita richiesta, da una donna così? Saggia e umile, abituata a vivere nella semplicità e all’ombra di un sistema patriarcale di cui andava fiera (al punto da decantarmene quotidianamente i valori e le virtù) , portatrice sana di pudicizia e riserbo. Una “donna di casa”, al servizio di circa tre famiglie abitanti, tutte, sotto lo stesso tetto. “Massara” e risolutrice di problemi a suon di proverbi e preghiere, una di quelle donne sicule con la corona del Santo Rosario sempre in mano e con una mentalità ferma al 1930, tempi in cui l’esibizione e l’esibizionismo, soprattutto al femminile, non erano pensabili né contemplati.

Mia nonna Rosa non si è mai truccata e mai depilata, una donna incapace di nominare la parola “ciclo”, anima in pena quando sapeva che nonostante avessi “ddi cosi i supra” facevo lo shampoo e il bagno a mare. Una donna che dopo la morte del marito ha portato abiti neri (‘u luttu) per venti lunghi anni, con la gonna sotto al ginocchio e le calze anche ad agosto.

Per fortuna oggi ci sono anche i nonni social e, anche sotto questo punto di vista, Chiara Ferragni è stata più fortunata di me. La terza età si rivela una categoria sempre più vicina alla rete e alle piattaforme social che, anche se potenzialmente rischiose, sembrano essere diventate delle opportunità fondamentali dal punto di vista relazionale e sociale, specialmente per le persone sole. Studi recenti hanno dimostrato che gli anziani che per almeno un’ora al giorno hanno accesso a un social network, ricevono un effetto positivo sia sulla memoria che sul benessere psico-fisico. Sul web proliferano nuovi social network nati appositamente per la categoria dei “diversamente giovani”. Special Age, uno di questi, si pone l’obiettivo di mettere in contatto persone della stessa città o di diverse località, per farle incontrare tra loro e per agevolare quella che, nello stesso progetto, viene definita una socialità diretta”. Lo stesso, mediante una sezione dal nome “Gli anziani per i giovani”, si pone un’altra nobile finalità: uno scambio, culturale e non solo, tra i giovani che hanno bisogno di supporto e gli anziani disposti ad offrirglielo, mettendo a frutto, e trasmettendo loro, la propria esperienza in ogni campo e in ogni settore. Uno strumento moderno per un ritorno al passato, potremmo dire, quando i giovani si nutrivano degli aneddoti, della saggezza e dei consigli dei nonni e della gente attempata. 

Probabilmente nonna Rosa, di fronte a tutto questo, avrebbe esclamato: “mah, si arriviscissiru i morti murissiru arreri ru scanto”(se i defunti tornassero in vita, morirebbero nuovamente per lo spavento di ciò che sta accadendo nel mondo). A me, invece, piace pensarla su Special Age, alla ricerca di una compagna per la messa della domenica, oppure lì col suo blog a dispensare consigli sul miglior “outfit per il lutto”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.