Conoscere il passato per migliorare il futuro

di Francesco Vasta

0 1.427

CAMPOFELICE COM’ERA

<<Studiando le azioni degli uomini del passato riesci a capire pure quelle degli uomini del presente, perché l’umanità non cambierà mai. E sotto certi aspetti, conscio dell’esperienza del passato, puoi prevedere anche l’evoluzione futura degli avvenimenti presenti…>>

<<… Chi dimentica gli errori passati è destinato a ripeterli>>.

Ultimamente mi sono soffermato sulla lettura di uno scritto e, in particolare, su queste due incisive frasi che rispondono alla domanda: “perché è importante studiare la Storia e conoscere il passato?”

Già, perché è importante? Si studia la Storia per curiosità sicuramente, per interesse e per passione certamente. Ma ritengo che quelle due risposte – che qui ho riportato – più delle altre, sanno cogliere la vera essenza della “Storia”, ma anche il senso più profondo del termine “futuro”. Cosa per nulla scontata dato che le due parole, spesso, vengono pensate come elementi di una opposizione binaria, termini contrari nel significato. Ma cosa sarebbe il futuro senza il passato, davvero riuscirremo anche solo ad immaginarlo? Non credo. Il futuro si nutre del passato e viceversa. Il passato ha bisogno del futuro per continuare ad esistere nella memoria.

– pubblicità –

Ho deciso così di impegnare alcuni momenti della sera per dare sfogo alla mia passione sfruttando le grandi potenzialità che un mezzo come il web (il futuro) offre a chi vuole comunicare qualcosa, a chi – come me – vuole raccontare fatti e curiosità realmente accaduti tanto tempo fa (il passato). La mia rubrica è un servizio alla comunità, un servizio informativo a ritroso, un viaggio in un’altra epoca. Spero di fare cosa gradita anche a chi, semplicemente, sente il bisogno di dissetarsi di conoscenza, a chi vuole allargare i confini del poprio bagaglio di sapere su fatti e aneddoti antichi, anche banali ma importanti in prospettiva. Racconti che un giorno, se non registrati, scivoleranno inevitabilmente nell’oblio, perduti e dimenticati ai più. Invito chiunque sappia risondere ai miei eventuali dubbi o curiosità a scrivermi per costruire insieme un grande percorso, nella storia di Campofelice, che possa servire per il futuro.

Buona lettura amici!

LA VASCA, IL BEVAIO E IL DOCCIONATO

Nel mese di settembre del 1876, a Campofelice di Roccella si decise di iniziare la costruzione del nuovo doccionato (l’acquedotto) comunale, che dovrà portare l’acqua potabile fino alla vasca sita al centro della pubblica piazza (oggi Piazza Garibaldi) e, da ivi, fino al nuovo bevaio sottostante la Piazza. Il nuovo bevaio, a costruirsi, dovrà impiantarsi accanto alla casa di abitazione del Signor Abbate Giuseppe, vicino il Burrone Manitta, e l’acqua – per comodo degli abitanti – restare dove in atto si trova, di modo che le persone che vanno ad attingerla non vengano disturbate da altre, che portano a dissetare le bestie da tiro, da soma o da sella. Lo spandente (l’acqua in eccesso), poi, dovrà cadere in una fonte. Una gradina di ferro, nella quale dovrà esistere un buco, verrà a intromettersi nel doccionato che passa dalla vasca della Piazza, per poi fermarsi nel bevaio. La lunghezza del doccionato, quindi, dovrà essere di metri 106 e centimetri 50, per la cifra di lire 860 e centesimi 10, compresi attrattimastria, e scavo del corrispondente fossato. L’opera fu affidata al munifabbro Signor Salvatore Vazzana.

Sono molto curioso di sapere da dove proveniva l’acqua potabile e dove, esattamente, era situata  la vasca. Immagino fosse ubicata là, dove adesso si trova il busto dell’illustre Pasquale Cipolla. Se –  come ho affermato – il nuovo bevaio fu costruito nei pressi dell’attuale scalinata che porta alla strada per la Statale 113 (Burrone Manitta), per conoscerne la sua esatta posizione di allora, dunque, basterebbe effettuare una misurazione a partire dal centro del monumento dedicato a Cipolla, fino a 106 metri e 50 centimetri in direzione della scalinata. In questo modo sapremo esattamente dove fu posizionato il bevaio.

Un’ultima riflessione mi consente di constatare e rilevare la grande civiltà della Campofelice di fine Ottocento. Già allora si pensava non fosse plausibile che gli animali venissero in Piazza a dissetarsi là dove i campofelicesi attingevano l’acqua per le loro primarie necessità. Che tempi!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.