W Palermu e Santa Rusulia!

Francesca Rinicella

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Si narra che nel lontano anno 1200 una bella e gentile fanciulla di soli quindici anni, promessa in sposa ad un nobiluomo, si ribellò al suo destino di onori e ricchezze per ritirarsi in meditazione ed in preghiera in un luogo remoto, come monaca basiliana.

La normanna Rosaliae ( dal germanico corona di rose o dal latino rosa et lilium, simboli di regalità e purezza) la sera prima delle nozze vide il volto di Gesù Cristo riflesso sul suo specchio dorato.

Il giorno dopo, compresa appieno la sua vocazione, come atto di protesta tagliò i suoi lunghi e biondi capelli e si presentò, vestita con il saio, a tutta la corte che l’attendeva con l’abito nunziale.

Dopo anni di eremitaggio nei boschi della Quisquina, possedimenti della sua famiglia, Rosalia rientra a Palermo e si ritira presso una grotta su Monte Pellegrino, qui in pace e preghiera troverà una santa morte.

Il luogo che oggi ospita il santuario, in corrispondenza della grotta della Santuzza, storicamente coincide con un sito archeologico sacro ai Fenici.

La bella e melanconica storia della Santa era la suggestiva narrazione della buonanotte che la mia adorata nonna Caterina mi raccontava, al posto delle favole di Grimm, quando restavo a dormire con lei tra una lacrima e un capriccio.

La storia ha anche un drammatico e sorprendente lieto fine.

Un certo cacciatore che perdette la giovanissima moglie a causa dell’epidemia di peste che dilagava a Palermo, recatosi su Monte Pellegrino con l’intento di porre fine alla sua vita, fu salvato dalla splendente e regale figura della giovinetta Rosaliae che si manifestò davanti ai suoi occhi.

 Al saponaro Bonelli venne affidato un compito assai importante. La Santuzza gli comandò di recarsi dal vescovo Doria, di esumare le sue ossa e farle girare per le vie della città.

La storia riporta che ovunque passasse l’urna la gente veniva guarita istantaneamente dalla violenta malattia della peste. Guai a contraddire un palermitano che ti “cunta a storia di Santa Rusulia”!

 L’umile Bonelli portò un messaggio di vita e rinascita alla città di Palermo attraverso le ossa della defunta giovane fanciulla e subito dopo morì, come vuole la regola di tutte le favole.

Ebbene dal lontano 1625 ad oggi, ogni anno, devoti e atei, palermitani giovani e vecchi, turisti provenienti da ogni dove, il giorno del Festino ricordano il prodigioso evento, e la città tutta si addobba e si prepara a festa. Artisti locali e di fama internazionale si esibiscono e mettono in scena i momenti cruciali della vita misteriosa della Rosalia bambina Santa, canti e cunti di cui si perde la memoria vengono riproposti dai gruppi folkloristici delle varie contrade del Cassaro. E la gente si riversa in strada tra delizie culinarie “a porter”, per vedere anche da lontano come sarà addobbato “ il carro” che trasporta l’effige di Rosalia.

 La città investe tante risorse nell’attesa di quella frase pronunciata dal sindaco in prossimità di Porta Felice: “Viva Palermo e Santa Rusulia!”

Questa “favola”, storia, racconto, questa testarda tradizione che ha portato fino ai giorni nostri l’ultima “festa barocca” europea incanta, abbaglia e affascina tutti, colti e meno colti, e anche i più razionali e preparati storici, dopo varie tesi alla ricerca della prova empirica che Rosalia Sinibaldi sia esistita,  se era alla corte normanna di Re Ruggero – pur non trovando nessuna prova certa che divenne Santa e salvò dalla peste la nostra Palermo – il 15 luglio si infrattano difronte alla cattedrale, in mezzo alla folla e restano lì col naso all’insù. Magari segretamente anche loro, una volta nella vita, hanno chiesto “la grazia” alla Santuzza bedda!

Ma quel’è il segreto di questo “Fistinu” che, per fortuna, non vuole estinguersi.

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Saranno le gare delle società di produzione di eventi, che ogni anno si sono inventati parate e balletti di ogni sorta, potrebbe anche essere l’atavica fissazione con i festeggiamenti e il cibo da strada di noi palermitani.

Oppure, semplicemente, il bisogno innato di ognuno di noi di credere che qualcosa o qualcuno ci possa “liberare”, salvare dal male e farcisentire purificati, qualcosa a cui volgere lo sguardo e esprimere una preghiera, un desiderio, qualcosa o qualcuno di esterno al nostro impegno quotidiano che possa essere misticamente, magicamente risolutivo.

Una favola catartica a cui tutti vogliamo credere e, anche se solo per un giorno, ci fa sentire come “bambini”, al sicuro, protetti come quando venivamo cullati dolcemente con la ninna nanna della nonna preferita.

Viva Palermo e Santa Rusulia!

 

Nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura, ‘Palermo Bambina’ è il tema scelto per la 394^ edizione del Festino di Santa Rosalia, in programma il prossimo 14 luglio. Palermo sceglie di sentirsi bambina, capace di guardare con fiducia al futuro; Palermo vuole essere vivace, curiosa, accogliente, a colori, libera dai pregiudizi, da violenza. ‘Palermo Bambina’ è una città felicissima ma anche delicatissima, che sta crescendo ma ancora bisognosa di molte cure. Sono tantissimi gli eventi in programma per tutta la prossima settimana.

Per ulteriori informazioni visita il sito  https://www.comune.palermo.it/393-festino-santa-rosalia-palermo.php

3 Commenti
  1. LORENZA Bruno dice

    Esposizione formidabile complimenti!

  2. Giulia borgese dice

    Viva la santuzza e viva la dolce nonna Caterina!!! Brava Franci

  3. Claudia dice

    Molto bella la scheda! Complimenti!!!

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