gente che va … gente che torna!

di Rossella Vasta

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Giuseppe e Serena nel 2010 hanno lasciato la Sicilia alla volta di Carpi, in provincia di Modena. “Il mio fidanzato, nonchè attuale marito e io abbiamo deciso di partire solo, e naturalmente aggiungerei, per motivi lavorativi. Altrimenti non sarei mai andata via! I miei genitori mi avevano già proposto di iniziare gli studi universitari fuori e io rifiutai subito. Giuseppe mi seguì, anche lui per fare un’ esperienza lavorativa fuori, poi abbiamo deciso di sposarci, di comprare una casa ed è arrivata Carola, la nostra bambina.” – racconta Serena con uno stato d’animo che adesso davvero rispecchia il suo nome.

–       Ci sono davvero differenze così evidenti, nello stile di vita, nella cultura o nei modi di fare, tra meridionali e settentrionali?

“Non ci sono enormi differenze, ma sarei ipocrita a dire che non ci sono”.

La divergenza che salta subito all’occhio, secondo Serena, riguarda soprattutto l’empatia o, se vogliamo, la “prossemica”. La prossemica è una scienza che studia lo spazio, i gesti e le distanze all’interno di una comunicazione. Una disciplina che sarebbe interessante applicare al caso specifico di meridionali Vs. settentrionali. I siciliani in particolare, com’è noto, amano comunicare ad una distanza pari allo zero, ti toccano, ti abbracciano, ti parlano a un palmo dal naso. “Non è così per i modenesi”, dice Serena con stupore, “al Nord si salutano senza il bacio! Sembra una stupidaggine ma anche il fatto di salutarsi senza i classici baci che ci diamo noi è una cosa strana, a cui devi abituarti gradualmente. E poi sono meno predisposti all’ascolto dell’altro, al dialogo quello mordi e fuggi, tipo sul treno o mentre compri il pane o mentre sei alla cassa o in fila alla posta. Per noi siciliani è come quando sei a dieta e ti tolgono il pane e la pasta di botto! Sicuramente, poi, al Nord alcuni servizi funzionano meglio, i giovanni fanno meno fatica a trovare delle posizioni lavorative che li gratifichino anche economicamente. Lì la gente è abituata a lavorare incessantemente, anche dodici ore al giorno, dal lunedi al venerdi, poi il weekend, quasi sempre, si concedono una breve vacanza, cosa che qui al Sud accade di rado, probabilmente perché non ci sono le possibilità economiche, o forse anche perché non ne sentiamo il bisogno. Siamo circondati da talmente tanta bellezza che fare anche una semplice passeggiata con la nostra bambina ci rende felici.”

Anche i classici stereotipi, secondo Giuseppe e Serena, sono abbastanza reali.

“Al Nord vanno sempre di fretta, corrono! Al Sud la vita scorre più lenta e il tempo per un caffè e quattro chiacchiere c’è sempre. Mentre qui, spesso, vige la logica del “poi se ne parla” al Nord le persone fanno subito ciò che devono fare, in un certo senso sono più ligi al dovere e se devono concludere qualcosa lo fanno subito, a differenza nostra che invece preferiamo fare le cose in maniera più flemmatica, magari prendoci una, due, tre o quattro pause, per poi finire dopo ciò che stavamo facendo. È vero anche che al Nord sono più puntuali, lì il classico appuntamento “verso le otto…” non è contemplato. Al Nord “ci si vede alle 20 e 22, davanti al locale x”.

–       Cosa vi ha lasciato questa esperienza più di ogni altra cosa?

“Purtroppo, due anni dopo il nostro arrivo, il 20 maggio 2012, una scossa di magnitudo 5.9 della scala Richter ha causato 17 morti e ingenti danni alle abitazioni, ai fabbricati industriali, agricoli e, con particolare gravità, agli edifici di culto ( a Carpi, solamente 3 delle 49 chiese presenti erano agibili), danni incalcolabili! Anche noi, come tutti, abbiamo vissuto in una situazione di sfollati, sono stati momenti terribili. In realtà, però, non è stato il terremoto in sé a colpirci, siamo rimasti stupiti dalla voglia di rinascita che a poche ore dal disastro già si sentiva nell’aria, il loro darsi da fare, rimboccandosi le mani senza mai piangersi addosso, la loro determinazione nel fare squadra per rimettersi subito a lavoro, cercando di ricostruire. Ecco, questo è quello che forse ci ha colpito maggiormente. In quei momenti capisci che non ci sono reali differenze tra Nord e Sud e che, quando serve, sappiamo essere tutti un unico grande popolo. Paradossalmente, in quei momenti, la Sicilia non mi è mancata, era come se tutti fossimo parte di una stessa famiglia ma, allo stesso modo, abbiamo sentito il bisogno di costruire una famiglia tutta nostra, di non perdere più tempo, di sposarci. Non so perché”.

–       Perché avete deciso di tornare?

“Abbiamo deciso di tornare perché, nonostante tutto, la Sicilia è il posto piu bello del mondo, è la nostra terra intesa come “madre terra”, la Sicilia è una mamma, c’è un legame viscerale che non si può spiegare e non puoi far finta di nulla per tanto tempo. Quando ci chiedono “ma perchè siete tornati? ca un c’è nienti”, penso che la gente che dice questo non ha capito che in realtà qua c’è tutto quello di cui un essere umano ha bisogno per stare bene”.

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–       Serena, in cosa ti ha cambiato questa esperienza?

“Di certo un’esperienza del genere ti cambia, ho conosciuto tanta gente che avrà sempre un grande posto nel mio cuore, ho imparato a non rimandare le cose ma a fare subito ciò che devo fare, a differenza di prima, quando temporeggiavo sempre, ho imparato ad essere più pignola nelle cose, ho acquisito una mentalità più aperta, ho imparato ad apprezzare maggiormente la bellezza dei luoghi che ci circondano e il clima che abbiamo, perché ho capito che non sono cose scontate”.

–       Pensi che Carola sarà penalizzata da questa vostra scelta?

“No, assolutamente, altrimenti non sarei tornata. Carola ama la Sicilia e quando eravamo sù non vedeva l’ora di tornare. Penso che in Sicilia possa godere di tanti mesi di mare stupendo che abbiamo, possa imparare valori come la semplicità, la leggerezza, l’empatia. Magari non frequenterà una scuola di danza esclusiva, non farà 10 corsi di lingua, ma troverà comunque delle belle scuole, una bella università con docenti preparati, come quelli che ho avuto io, e qualora deciderà di partire e di trovare la sua strada altrove, potrà farlo serenamente. Se invece vorrà solo viaggiare, conoscere altri luoghi, fare nuove esperienze, esistono gli aerei !”.

–       Forti di questa esperienza, che consiglio vi sentite di dare ai modenesi e ai siciliani?

“Ai modenesi di vivere con un pizzico di leggerezza in più, ai siciliani di prendere le cose un pò più sul serio e di rimboccarsi le maniche per fare capire a tutti che la Sicilia è un posto magico e che noi siciliani siamo un popolo pieno di risorse, pronto ai sacrifici e con un cuore grande che ha spazio per tutti”.

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