Donne con le Palle

di Rossella Vasta

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Le donne sicule sono un mix esplosivo di fantasia, creatività e determinazione, donne cresciute secondo la logica del “chi fa da sé fa per tre”, sempre pronte a dare tutto per gli altri e poco a se stesse.

Sarebbe fin troppo semplice decantare le lodi delle nostre donne senza tuttavia constatare come questo loro genio derivi proprio dalla necessità, dalle mancanze e dalla voglia di riscattarsi. Fortunatamente sono ben lontani i tempi della donna siciliana relegata in casa e sottomessa, tuttavia parlare di emancipazione appare ancora primitivo e fuorviante. Se l’emancipazione passa, nei fatti e prima di tutto, dai diritti fondamentali, è bene sottolineare che qui non è ancora passato il tempo della loro rivendicazione.

Tutte le donne italiane, specie quelle del Sud, si trovano a combattere con una dura realtà lavorativa derivata dalla mancanza di una forte azione di governo e da una reale volontà politica di cambiare lo stato attuale delle cose. In Italia si stima un pay gap, tra lavoratori e lavoratrici, di circa il 16,3% e a pagarne le spese sono naturalmente le donne.

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Le realtà come l’Islanda, in cui la parità di retribuzione tra uomo e donna è legge, qui sono solo una chimera. In Italia gli interventi a tutela dei lavoratori, a prescindere dal loro sesso, procedono a passi lenti e incerti.

Un esempio di attività risolutiva e concreta in tal senso è quella portata avanti, pochi anni fa, da due partiti politici che insieme hanno dato il consenso alla legge contro un vero e proprio ricatto: le cosiddette “dimissioni in bianco”. Questa pratica dava all’impresa la facoltà di licenziare il dipendente – quasi sempre la lavoratrice –  nel momento in cui non era più considerata “desiderabile” per l’azienda. Si tratta di una vera e propria profanazione del diritto al lavoro, alla maternità e al matrimonio: la mortificazione della dignità di donna. Tale norma di civiltà, come viene definita, era stata già approvata nel 2007 dall’allora governo Prodi e abrogata nei 3 mesi successivi dal nuovo governo Berlusconi.

Secondo alcune impietose statistiche, in Italia, dopo 20 mesi dal parto le donne percepiscono il 12% in meno rispetto al reddito potenziale e su quattro donne in gravidanza due abbandonano il proprio lavoro, con riflessi negativi anche a livello pensionistico.

Un problema grave, soprattutto per le donne del Sud sicuramente più irregolari, precarie, sottopagate e sovra-istruite rispetto alla professione che svolgono.

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Anche le agevolazioni previste a vantaggio dell’imprenditoria femminile sono ancora ai livelli minimi. Ma qualcosa si sta muovendo: un recente provvedimento del Ministero per la Coesione territoriale ed il Mezzogiorno, “Resto al Sud”, sta cercando di incentivare la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate dai giovani e in modo particolare dalle donne. Auspichiamo un nuovo futuro per le donne del Sud, che il nuovo Governo, ad esempio, possa farsi carico di questa ancora attualissima disparità tra sessi. Anche perché, diciamocelo, le donne hanno sempre dimostrato di avere molte più palle degli uomini.

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