Chi c’aviti di taliari ?!?

di Rossella Vasta

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A finestra è il brano musicale della nota cantantessa siciliana Carmen Consoli, terzo singolo estratto dall’album Elettra e pubblicato nel 2010. Il brano è scritto interamente in lingua siciliana, con parole che rimarcano il dialetto catanese.

E in siciliano, si sa, si possono dire cose anche molto scomode e pungenti, con quel sarcasmo che suscita ilarità ma, allo stesso tempo, anche una riflessione costante sulle nostre abitudini e sugli stereotipi che, volenti o nolenti, contraddistinguono la nostra cultura e caratterizzano la nostra terra.

Il brano, che ha una struttura che riprende le ballate siciliane, ha un testo dal sapore vintage ma allo stesso tempo sempre attuale e contestualizzabile. Proprio come le canzoni siciliane della tradizione, il testo ci racconta aneddoti simpatici che si prestano, con facilità, a una trasposizione nel presente più attuale.

Immaginate se la Cantantessa avesse cantato “affacciata” alla più grande e attuale “finestra sul mondo” di tutti i tempi: Facebook.

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A chi non è mai capitato di star lì delle ore a sbirciare tra le “storie” degli amici, in attesa del prossimo “like strategico” o del commento pungente? In questo caso Carmen avrebbe cantato “sugnu sempri ‘ncapu a Feisbuk e viru genti sfacinnata …”. Sì, perché è opinione comune quella che siano sempre gli altri a stare ore e ore su facebook e a non aver nulla da fare (“ma chi c’aviti di taliari, unn’aviti autru a cui pinsari, ammenu un pocu di chiffari. Itavinni a travagghiari”), mentre in realtà anche noi stiamo facendo la stessa cosa. Non nascondiamoci dietro a un dito o – per dirla “alla Feisbuk” – dietro ad un pollice alzato. La verità è che un po’ a tutti piace dilettarsi con il “curtigghiu”. L’istinto voyeuristico di sbirciare qualcuno è una cosa che accomuna tutti, in ogni angolo del mondo e nei secoli dei secoli (altrimenti il bravo Zuckerberg non sarebbe diventato milionario) e nonostante la piena consapevolezza che la nostra può classificarsi come una delle più colossali perdite di tempo, automaticamente e quasi inconsciamente, pensiamo che siano soltanto gli altri utenti ad essere “spacinnati”. In tutta franchezza, Feisbuk, specialmente a noi siciliani, ci ha dato la vita!!! Perché solo noi siciliani sappiamo cogliere il significato più recondito della parola “curtigghiu”, noi siciliani “semu curtigghiari inside”.

E cosa dire della questione dei nomi? Nella canzone, Giuseppina – ora che si è arricchita – “cu li gigghia isati e a vucca stritta” (classica smorfia da selfie), si è cambiata il nome, preferisce essere chiamata Giusy, con la y, cerca di darsi un tono scegliendo uno username “più alla moda”. Su facebook succede la stessa cosa: la y, le abbreviazioni, o le hai o non sei nessuno. Così le Concette diventano Cetty, le Lucie Lucy, le Rosalie Rosy e le immacolate Emy.

Proprio come alla cara Giusy consoliniana, poi, anche a noi capita spesso di dimenticarci da dove veniamo e scriviamo post in qualsivoglia altra lingua – capendone raramente il significato o il senso – semplicemente per godere di quella solleticante sensazione che ci fa sentire più international e cool. D’altronde, non capita di rado di vedere tenere foto che ritraggono nonna e nipote accompagnate da frasi “ad effetto” del tipo: “Do one thing every day that scares you”. Ma perchèèèèèèè??? Cosa ti ha fatto la tua ignara nonnina? Facebook è stato il primo Social Network a farci diventare, in un certo qual modo, imprenditori di noi stessi e della nostra immagine, dunque anche noi – proprio come nella canzone – sentiamo il dovere di acquisire una certa “classi ‘nto’ parrari”, di usare termini dotti, stranieri, più intriganti.

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Per non parlare poi della crisi economica e valoriale, sempre così attuale che anche oggi, come nella canzone, ci fa “leccare la sarda”. Facebook, in particolare, è ormai il ricettacolo, per eccellenza, delle lamentele last minute: scriviamo ai politici corrotti, al governo, agli amministratori locali, intimiamo loro di tornarsene a casa, di ritirarsi dalla politica, di dimezzarsi le indennità, di darci il lavoro, di fare qualcosa di concreto per il nostro Paese, mizzica se ci “pinniamo” cara Consoli, ci lamentiamo di continuo. Adoriamo “pinnarci” dietro uno schermo e davanti a una tastiera e spesso non riusciamo ad andare oltre alla lamentela … e se alla lamentela non segue l’azione certo che quelli come Saro Branchia, detto “i Re Leone”, se la prendono con noi!

 Ma i siciliani lo sanno che non hanno altro tempo da perdere, i siciliani sono gente passionale che, come dice Carmen, lasciano “parrari u cori” anzi è gente di cori. Ci vuole solo un altro pò di tempo, a breve sapremo di nuovo fare tesoro della nostra diversità e delle meraviglie della nostra terra.

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