Rompere gli schemi

di Rossella Vasta

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Giochi Senza Frontiere – Palazzo Mazzarino

Giochi Senza Frontiere è la curiosa opera d’arte contemporanea dell’artista polacco Marcin Dudek, realizzata in occasione di Manifesta 12. L’installazione, curata da Aloisia Leopardi e della galleria londinese Edel Assanti, nasce appositamente per la città di Palermo e per il cortile del cinquecentesco Palazzo Mazzarino. L’opera affronta, con una certa dose di immaginazione e con un pizzico di ironia, un tema di grande attualità e da sempre presente nella memoria e nel patrimonio storico e culturale di Palermo. L’installazione, infatti, cerca di dare origine a una riflessione sugli effetti che la recente immigrazione ha avuto su una società già caratterizzata da una complessa stratificazione culturale.

Marcin, nato e cresciuto a Cracovia, sembra essere molto sensibile al tema. Nel 2004, infatti, quando la Polonia entra ufficialmente a far parte dell’ Unione Europea, il Paese conosce un esodo di circa 1 milione di polacchi, tra cui lo stesso artista, alla ricerca di condizioni di vita più prospere, proprio come succede oggi con le ondate migratorie dei disperati che dall’Africa e dal Medio Oriente approdano in Italia. Ovviamente in Polonia, in quegli anni, la situazione era molto meno complessa e molto più contenuta, ma negli anni Ottanta, nell’era del comunismo dilagante, anche lì la gente moriva nel tentativo di fuggire.

Tutto ciò per dire che la migrazione è un fenomeno che accomuna l’essere umano di ogni epoca e in ogni parte del mondo, tanto da smuovere l’estro di un artista che decide di dare vita ad un’opera “portatile” e passepartout da installare nel suo Paese ma, perché no, anche in Italia, in Africa o in America latina. Un’opera che riprende il nome di una nota trasmissione televisiva in Eurovisione che, nonostante la sfida tra le varie nazioni europee, ci ha fatto sentire tutti cittadini di un unico grande Paese. In questo modo Dudek sembra fare una sonora pernacchia a quei governi europei che oggi chiudono le frontiere, come se quella dell’immigrazione fosse una realtà estranea e lontana.

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Così come tutti i Paesi che hanno vissuto l’immigrazione, nel corso della biennale anche la scultura di Dudek subirà una trasformazione: alterazioni fisiche causate dalle continue e repentine “incursioni” di visitatori che, senza preavviso, varcano un tornello azionando un meccanismo che lascerà cadere una biglia d’acciaio. La piccola sfera metallica, attraverso due percorsi, colpisce gli specchi di cui è composta la struttura centrale, essi ruotando lentamente e riflettendo tutto l’ambiente circostante, una volta colpiti,potranno essere frantumati o, se il caso lo riterrà opportuno, rimanere intatti.

Mentre i due percorsi rievocano i due diversi flussi migratori più importanti nella storia di Palermo – quello dei popoli germanici del V° secolo, e quello attuale proveniente dall’Africa – gli specchi rappresentano simbolicamente i popoli che si sono avvicendati nei secoli, mentre le modifiche che subirà la scultura, durante le settimane di Manifesta, rappresenteranno le trasformazioni vissute dalla stessa città. Un’ opera d’arte in divenire, quindi, ma anche una riflessione sulle barriere mentali, molto di più che su quelle fisiche!

Una città è lo specchio delle culture che la vivono, i popoli, a loro volta, ne costruiscono un’immagine ricca e diversificata. Nel reciproco rispecchiamento si dà origine al futuro, esso non esiste in assenza di un passato, senza contare che poi un giorno anch’esso stesso sarà passato che per forza di cose servirà per un futuro che altrimenti non ci sarà.

 

Dal 17 giugno al 4 novembre sarà possibile vedere l’opera dal martedì al sabato (h:15-19) nel cortile di Palazzo Mazzarino, via Maqueda 383, Palermo.

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