Ciao Ciao Italia. Dal mondiale dei numeri 10 al mondiale del falso 9

di Simone Di Trapani

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“Ciao” si chiamava così la Mascotte del mondiale del 1990. Una mascotte bruttissima, per uno dei mondiali più belli che si ricordi, esclusa la finalissima, purtroppo. In campo, nel 1990, il calcio ha toccato il suo picco massimo. Le notti magiche di Italia ’90, per noi palermitani non significarono solo Gullit, Van Basten e Rijkaard alla Favorita o i meravigliosi tifosi irlandesi che invasero le vie della città. Per noi le notti magiche cominciavano sotto il balcone di una via di periferia nel quartiere CEP, la casa dove era cresciuto Totò Schillaci, dopo ogni vittoria dell’Italia tutti in processione a festeggiare rumorosamente sotto casa di Totò.

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Il mondiale del ’90 fu quello con il più alto tasso di campioni mai esistito, quasi tutti nel ruolo e con il numero della maglia dei campioni. Quasi tutti numeri 10 e Trequartisti. L’Italia aveva l’atro nascente Roberto Baggio, la Romania il Maradona dei Carpazi Gheorghe Hagi, l’Unione Sovietica (vice campione d’Europa alla sua ultima apparizione) Oleksandr Zavarov, il Brasile Romario, la Colombia Carlos Valderrama, la Germania Ovest (ultimo mondiale prima della riunificazione) Olaf Thon, la Jugoslavia Dejan Savicevic, il Belgio Enzo Scifo, l’Uruguay Enzo Francescoli, l’Inghilterra Paul Gascoigne, l’Olanda Ruud Gullit ed infine l’Argentina campione del mondo uscente schierava il più grande calciatore di tutti i tempi Diego Armando Maradona. Il nostro mondiale lo vinse la Germania, noi fummo eliminati in semifinale proprio dall’Argentina di Maradona.

Da allora il calcio cominciò a cambiare, l’atletismo fu preferito all’agilità e alla fantasia e lentamente ritiro dopo ritiro si è estinto il più romantico e spettacolare ruolo, quello del trequartista,  fino alla trasformazione del ruolo di dieci in quello di falso nove, così Messi e Neymar, trequartisti naturali trasformati in falsi nove, non conosceranno mai la gloria che fu di Maradona e di Pelé. Così  ventotto anni dopo il mondiale che si sta disputando in Russia, può essere definito il più brutto mondiale di tutti i tempi, in cui si fa melina tattica per non prendere cartellini gialli e passare il turno grazie al fair play. Un mondiale con pochissimi campioni, un mondiale senza trequartisti, un mondiale senza Italia. Un quarto di secolo fa eravamo sul tetto del calcio e oggi l’Italia, in un calcio senza fantasia, è una nazionale di livello medio basso. Mi piace pensare che il motivo sia proprio questo in Italia senza la fantasia dei numeri 10 si respira solo mediocrità, nel calcio come nella vita.

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